sono secoli che mi riprometto di scrivere sul blog, ed eccomi qui.
Ritornato, dunque, a pochi giorni dalle elezioni per il parlamento europeo. C’è chi sostiene, e non a torto, che esse rappresentino molto di più di decidere quali 50 personaggi (in cerca d’autore) verranno “spediti” a fare gli europarlamentari. Si tratterebbe, ad essere maliziosi, del primo, serio, banco di prova del Governo circa il sentiment degli elettori sul proprio operato.
A giudicare, dalle battaglie che hanno infuriato negli ultimi mesi non posso che essere d’accordo.
Le mie posizioni riguardo a Silvio e alla sua allegra brigata sono note da tempo. Il lungo silenzio di questi mesi è stato più dovuto a motivo d’orgoglio, che altro. Oltre alla consueta mancanza di tempo. Diciamo che a partire dal mese di agosto 2008, quando ho iniziato una lunga serie di “j’accuse”, molte si sono rivelate veritiere, e forse un po’ anticipatrici dei tempi.
Parlando di case…
Tra le altre cose, mi è capitato di occuparmi negli ultimi 14 mesi di housing, social housing e politiche per la casa.
E’ di oggi la notizia che il piano casa verrà varato dal governo nella prossima settimana, casualmente, proprio un paio di giorni prima delle elezioni. Questo dovrebbe permettere ai nostri amici di sciolinare un altro “successo” del loro operato: proprio come i pirati segnano una tacca sugli spadoni ad ogni nuova vittima.
In realtà non è proprio così: il governo, su diverse cose, nel primo anno di operato si è rivelato oltremodo inconcludente.
Per chi non lo sapesse, per distrazione o memoria “corta” i piani casa sono in realtà due, anzi tre. Il primo, seppur impropriamente, può essere considerato il “piano” del ministro Tony Pietrisco (nome alterato) che stanziava finanziamenti per circa 700 milioni di euro per incrementare e rinnovare il patrimonio di edilizia residenziale pubblica sul territorio. Quello stanziamento fu cancellato, dal D.L. 112 del giugno 2008 (L. 133/2008) che ha incamerato tutte le risorse finanziarie in un nuovo ( e fantomatico) “piano casa” (art. 11).
Il primo piano casa era un piano “straordinario” per “l’edilizia abitativa”: era rivolto a giovani coppie, anziani e fasce di popolazioni disagiate. Aveva l’obiettivo di introdurre strumenti innovativi per stimolare l’offerta di abitazioni “accessibili” (leggi: a prezzi ridotti) date in locazione. Il DL è datato 28 giugno 2008. La Legge di conversione è dell’agosto 2008 e prevedeva che i decreti attuativi (in particolare il DPCM) fosse emanato “entro 60 giorni”, cioè entro ottobre 2008. Siamo al primo giugno e ancora non c’è nulla: decisamente i bisogni delle famiglie vengono dopo il lodo alfano, le serate in discoteca (all’Holliwood di Milano, ndr) e le veline.
Il terzo “piano casa” è la vera presa in giro del Governo: non si tratta di un piano casa per le famiglie in difficoltà, bensì di un pacchetto di stimolo per l’edilizia (settore duramente colpito dalla crisi, a febbraio si paventavano 250’000 licenziamenti, ndr) volto a concedere incentivi e premialità a chi una casa già ce l’ha ( e quindi può ingrandirla, ndr). Si tratta di una misura per smuovere il c.d. “risparmio privato”, cioè le risorse delle famiglie immobilizzate in conti correnti e investimenti liquidi, che le famiglie non investono per timori legati alla crisi economica (paura di intaccare il capitale) o per sfiducia verso il futuro (tenersi il “gruzzoletto” per far fronte a difficoltà probabili).
Se l’idea può essere buona, e nobili ne possono essere le finalità, è il modus operandi che ne ha svelato gli intenti fraudolenti e speculativi del caro Silvio (che non dimentica quindi il passato da costruttore, attività preferita dal fratello, ndr).
L’assenza di controlli, l’uso selvaggio della Dichiarazione di Inizio Attività (la famosa “DIA”), la possibilità di trucidare nuovo territorio, la poca trasparenza lasciano ben poco spazio all’immaginazione. Non si dice, infatti, che l’edilizia è uno dei principali punti critici dell’economia italiana.
E’ un settore, in generale, in cui si fa poca innovazione (e concentrata in poche grandi aziende, che la esportano soprattutto all’estero). E’ un settore che si fonda sul lavoro “nero” e sull’evasione fiscale. E’ un settore in cui è facile aggirare le leggi, in cui la speculazione è talmente elevata da “giustificare” comportamenti delittuosi: corruzione, tangenti, violazione di norme ambientali e in cui si ricorre sistematicamente all’abusivismo, confidando poi nei condoni e nelle “regolarizzazioni”.
Questo, perché i Comuni vivono degli oneri di urbanizzazione (e spesso anche i loro amministratori, ndr), senza prestare la dovuta attenzione al fabbisogno di infrastrutture (fognature, trasporti, parcheggi, servizi) che un insediamento richiede per funzionare.
Puntare sull’edilizia vuol dire, quindi, spingere questo paese al suicidio. Significa guardare solo al primo ostacolo e impegnarsi al massimo, senza considerare il lungo percorso e gli sforzi successivi che saranno necessari.
L’italietta
E’ tradizione dell’italietta ritenere che tutti possano improvvisarsi muratori. Che non servano professionalità formate e qualificate. Che basti saper sopportare la fatica e non fare domande. Dopotutto, sono lavori di manodopera, e non per nulla i cantieri sono pieni di cittadini, anche stranieri che non parlano (e non capiscono, soprattutto, l’italiano). Non è xenofobia, solo una presa d’atto.
Meglio allora, a fronte dell’enorme di disoccupazione venutasi a creare, investire per formare queste risorse, per avere ispettori di cantiere, supervisori. Soggetti che anziché alimentare una speculazione selvaggia, lavorino e si impegnino perché chi costruisca lo faccia rimanendo nella legalità e nel rispetto dell’ambiente.
Suona come un’utopia, ma è molto semplice e si chiama, comunemente, “sviluppo sostenibile”.