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Ahi ahi ahi, Giulietto
[Bozza]
La manifesta incapacità di Giulietto (3m, colui che “avrà pur previsto la crisi ma non ha fatto nulla per porvi rimedio”) di gestire i conti pubblici è nota da tempo: diversi affondi su questo blog si sono resi portavoce di un pensiero comune. Un commercialista, abituato a logiche di elusione fiscale non è certo la persona più adatta per guidare la finanza pubblica. Gli effetti si sono visti: ogni intervento legislativo (manovra destate, DL sviluppo, DL anticrisi) non è stato seguito dai decreti attuativi, e quindi non è sbagliato dire che non è stato fatto nulla contro questa crisi. Lo si è visto col “piano casa 1″ (quello della L. 133/2008, che includeva anche il social housing) in attesa da ottobre 2008, lo si è visto col “piano casa 2″, in ballo da marzo 2009, lo si è visto coi decreti mancanti circa la garanzia di Stato sui depositi bancari e così via.
Chissà perché, ai tempi del mai rimpianto viceministro Visco, si originò un tesoretto di 8 miliardi di euro: era l’effetto “paura”, per cui molti “contribuenti” prima di allora evasori, scelsero spontaneamente di “ravvedersi” e versare imposte su redditi mai dichiarati in precedenza. Il timore della lotta all’evasione era palpabile. Tornato Giulietto, questi 8 miliardi si sono volatilizzati, assieme a molti altri, persi nei giocattoli di Alitalia, dei tagli ICI, e di altre iniziative di finanza creativa (chi fosse interessato potrebbe cercare informazioni sulle SCIP 1,2 e anche 3, le Società di Cartolarizzazione di Immobili Pubblici). Di quel tesoretto ad oggi, dopo “soli” 16 mesi di governo non c’è traccia.
Un anno esatto fa, parlando del Governo, molti commentatori osservarono: “quel che non si è fatto nei primi 100 giorni, non si farà mai”. Mai previsione fu più azzeccata.
Ed eccoci qui, dunque, tra un festino, una modella, e un party e l’altro a constatare come la tenuta dei conti pubblici nell’Italietta sia più un artificio retorico che una espressione di politica economica: il saldo primario dello Stato ha sfiorato i -17 miliardi di euro e il rapporto Deficit / PIL si attesta al 9,3% (link qui). Ricordo, che il rapporto Deficit / PIL secondo i dettati di Maastricht (gli stessi che regolano la permanenza nella c.d. “EURO AREA”) è del 3% massimo (per una visione critica di M. Riva, link qui). Prendo anche, seppur con le pinze, di un’interessante ricostruzione delle ultime politiche economiche (link qui). Attenzione a non lasciarsi sedurre dai dati sulla disoccupazione, tenendo sempre presente la celeberrima “curva di Philips” (link qui).
In Italia è chiaro come, alla luce del pessima sistema scolastico (che educa i giovani solo a calciatori e veline, moderna interpretazione del classico “panem et circenses”) e della vecchiaia dei sistemi politico ed economico, lo sviluppo e quel poco di benessere che abbiamo ottenuto in questi anni è stato finanziato non attraverso un progresso interno, ma attraverso il flusso di capitali esterni che, in assenza di riforme strutturali, sono stati pompati sotto forma di debito pubblico e non di investimenti stranieri.
Il fatto che non siamo ancora usciti dall’occhio del ciclone lo si può constatare guardando al tasso di disoccupazione, ormai al 10% (link qui).
Nel frattempo, plauso al Presidente Napolitano per aver stoppato sul nascere la “sola” (perchè di legge non si può parlare) anti-intercettazioni (link qui).
Il caso ISTAT
Non è una trovata Apple o una applicazione per l’i-phone: si stratta, piuttosto, dell’Istituto Nazionale di Statistica, che avrebbe il compito di fornire i dati ufficiali sull’andamento della situazione italiana: famiglie, popolazione, benessere, andamento economico, inflazione, produzione industriale, etc. Dico dovrebbe, perché è recente la notizia che il governo (con la “g” volutamente minuscola) abbia tagliato i fondi anche all’Istituto. Ogni analista conosce bene la necessità di disporre di dati aggiornati e affidabili per formulare le proprie previsioni. Quindi non mi sembra utile che un Governo tagli i fondi alle rilevazioni e alle analisi statistiche. Non mi sembra, parimenti, benefico per lo Stato (quello vero) che si minacci di ridurre le competetenze e gli incarichi perché “troppo frequenti” o troppo “inclini” ad attestare la crisi economica (link qui). L’ignoranza sistematica come metodo di governo, cari ministri, proprio non è tollerabile. Prima o poi, anche il popolo “bove” dell’italietta comincerà a rendersene conto.