Posts tagged: italia

Apr 02 2010

Vi ricordate un anno fa?

[Bozza]

Ci fu un tempo in cui S. si era intrattenuto con Noemi (link qui e qui). Poche settimane prime c’è stato il terremoto in Abruzzo, per chi non ricordasse (link qui).

Ebbene sì, da oltre un anno, tra Abruzzo e protezione civile (link qui) si inizia a parlare di escort e di strani giri attorno a personaggi di spicco della politica e del “potere” (link qui).

A volte si potrebbe dire che “ritornano” (link qui) ma decisamente non è questo il tempo e il luogo.

Quello che suona strano e ripensare agli ultimi 12 mesi. L’estate scorsa, infatti, si iniziò a parlare di appalti truccati nella sanità pugliese e un giro di escort che coinvolsero anche il primo ministro (link qui, quiqui e qui. E anche qui).

Lo stesso Silvietto viene duramente contestato da una componente forse (e influente) della Chiesa cattolica che ne contesta la condotta immorale. Neanche la “perdonanza” (link qui e qui) può salvarlo dall’astio cattolico che conduce anche allo scontro per il direttore (di allora) dell’Avvenire (link qui). Per poi concludersi con la ritirata di Vittorio Accusatore (link qui e qui).

Poi, a ottobre, scoppia, guarda caso, lo scandalo a sinistra, con il governatore della regione Lazio scoperto ricattato dai carabinieri per un video scandalo in compagnia di transessuali (link qui, quiqui). Il buon Piero viene, casualmente, contattato da una serie di personaggi tra cui Lui, il solito, beneinformato (e pure troppo) Silvietto che casualmente è sempre in mezzo (link qui) da vero deus ex machina.

Nel frattempo, l’anno nuovo si apre con alcune intercettazioni su alcuni punti oscuri legati alla protezione civile (link quiqui e qui).

Di recente, invece, lo stesso sistema ha coinvolto la sinistra, con l’arresto dell’ex vicepresidente della giunta regionale pugliese Frisullo (link qui e qui).

In tutto questo, è stato accantonato il fattore Chiesa, che pure torna alla ribalta: lo scandalo pedofilia (link qui, qui, qui e qui). Altre rivelazioni su l’Espresso (link qui).

A questo punto ci si potrebbe chiedere cosa sia la morale e quale valore possa avere. Si tratta, infatti, di un sistema a immoralità diffusa in cui ci si copre le spalle a vicenda.

Non per nulla, in pieno attacco internazionale per lo scandalo dell’insabbiamento dei casi di pedofilia, la Chiesa si schiera apertamente a favore del centrodestra sotto elezioni (link qui e qui) poi mitigate (link qui) e in cambio riceve una prova di fede e protezione dal leader di tale coalizione (link qui). E’ il marketing del consenso, che tutto ha di curioso e, a tratti, di raccapricciante.

Quale modo migliore per affrontare gli scandali senza sorriso e senza timori? Semplice: non essere i soli e, magari, essere quello “meno peggio”. In fondo, l’inno di Italia, quello vero e non ufficiale è siciliano, e si conosce: “Futti futti, chiuddiu pidduna tutti”.

Ricapitolando:

  • Aprile 2009         – Terremoto in Abruzzo
  • Aprile 2009         – Compleanno di Noemi
  • Giugno 2009       – Scandalo Escort e festini
  • Agosto 2009        - Attacco de Il Giornale a Boffo
  • Ottobre 2009       – Video scandalo Marrazzo
  • Febbraio 2010    - Intercettazioni Protezione Civile
  • Marzo 2010         – Arresto Frisullo (Regione Puglia)
  • Marzo 2010         – Accuse pedofilia alla Chiesa
  • Marzo 2010         – Esortazione dei Vescovi al votro contro alla Bonino
  • Marzo 2010         – Elogio di Silvio all’operato del Papa
  • Marzo 2010         – Elezioni regionali (28  e 29 marzo)
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Mar 24 2010

A chi appartiene la sovranità?

[Bozza]

Bella domanda: in genere siamo tutti convinti che ”L’Italia è una Repubblica democratica, fondata sul lavoro. La sovranità appartiene al popolo, che la esercita nelle forme e nei limiti della Costituzione.” (curioso trovarne riferimento proprio qui). I filosofi sostengono che dire che la Sovranità appartiene al popolo sia fuorviante: in una democrazia non comanda il popolo, comanda la Legge cui cittadini sono chiamati ad essere uguali. Poiché è stato (in tempi recenti) dimostrato che la Legge non è tutti e su questo, vabbe’ ci eravamo quasi abituati. Oggi, tuttavia, scopriamo, a detta del premier, che la Sovranità non appartiene al popolo né ai suoi rappresentati. Secondo S. la sovranità appartiene alla magistratura (link qui) quando, invece, secondo lui dovrebbe appartenere al Parlamento. Proprio al Parlamento, già, quello stesso Parlamento che S. ha di fatto snaturato infamando i suoi membri e soprattutto imponendogli di lavorare attraverso il continuo ricorso a decreti legge e all’apposizione del voto di fiducia.

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Oct 21 2009

Forme di outing moderno

[Bozza]

Si potrebbe definire “outing”. Impropriamente, certo, ma quantomai affine.

Si è sempre saputo che l’economia svizzera non potesse basarsi solo sul turismo e sull’agricoltura. Apprezzabili, sì, ma dallo scarso valore aggiunto. Si è sempre parlato di finanza, supporto all’evasione fiscale (di altri Paesi, loro, all’interno, non perdonano) e segreto bancario. Si parlava, con un po’ di omertà e molto timore reverenziale: qualcosa che tutti facevano ma guai ad ammetterlo, tipico del perbenismo nostrano. Ecco, quindi, che uno scudo fiscale discutibile, immorale e, per certi aspetti, criminale fa tremare prima la Svizzera dell’italianità diffusa. Perché l’italiano è in primis cattolico, poi cristiano, poi, forse, cittadino. Quindi non importa se l’evasore ha sottratto fondi allo stato, evadendo le imposte (l’evasione fiscale, a parità di servizi, incrementa il debito pubblico) e attentato alla stabilità del Paese (il rischio – paese è dato anche dal rapporto di indebitamento), noi pratichiamo il perdono: non quello autentico, i clandestini (una minima parte) vengono respinti e rimpatriati (così dicono, poi stanno tutti nelle stazioni), gli evasori, invece, vengono accolti a braccia aperte come salvatori della patria. Da bravi cattolici non ci priviamo della vendita delle indulgenze. La Svizzera, tuttavia, rischia di sgonfiarsi come un palloncino (link qui). Da qui la serrata dei Cantoni (link qui) che hanno dato ospitalità (e sepoltura) a quel “padre” del federalismo che è tanto caro ai padani (Cattaneo).

3collinette, da parte suo, forte del consenso di Mick Onsent (link qui) lancia frecciatine a sostegno del posto fisso (link qui). Attenzione, qui la demagogia può essere devastante per il Paese. Si tratta dell’ennesimo alibi per non affrontare l’urgenza della riforma degli ammortizzatori sociali. Tanti, troppi disoccupati, abbandonati a se stessi: si chiama welfare mediterraneo (link qui), in cui un lavoratore disoccupato, o un giovane precario, possono sempre contare sulla famiglia e sulla propria rete di relazioni per campare sbarcando il lunario. Sulla famiglia, sempre, mai sullo Stato. Così si uccide l’imprenditoria: il Paese ha bisogno di mobilità territoriale, culturale e sociale. Servono, però, strumenti codificati per cui chi perde il proprio impiego venga sussidiato (per qualche mese, ne bastano 3-6) mentre viene affidato a un programma di formazione, aggiornamento o riconversione professionale. Questa è mobilità sana, il messaggio di Giulietto (nome di fantasia) è pura demagogia: siamo liberi di agire come crediamo, il popolo, tanto, è con noi. Aggiungo io: quo usque tandem?

Non è la mobilità in sé a generare precarietà: lo è, invece e guarda caso, l’operato di una certa classe “dirigente” che genera illusioni e aspettative anacronistiche, affidandosi laconicamente a un lontano passato piuttosto che prendere coraggio ed affrontare il futuro, e ancor più coraggio serve per affrontare il presente.

Come cantava qualcuno: “se cerco (3collinette), lo vedo: il mondo va veloce e tu stai indietro!”

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Oct 09 2009

Il cortocircuito della Costituzione e la "serrata" della Consulta

[Bozza]

Il “consenso” popolare è una droga bizzarra: quando la assumi ti senti onnipotente. Gli effetti però sono gli stessi degli psichedelici: delirio d’onnipotenza, manie di persecuzione, atteggiamenti ossessivo – compulsivi, comportamenti senza senso.

Ecco in sintesi, quello che accade a Mick Onsent (nome di fantasia). In Italia il mandato del popolo ha meno senso che altrove: lo dimostra l’avvento del fascismo, lo dimostrano gli scandali DC e PSI, lo scrisse già Manzoni 2 secoli fa, pur restando quanto mai attuale.

Per fortuna che c’è la Costituzione. E che esiste ancora qualche giudice illuminato che la interpreta nella sua ratio più intrinseca, non lasciandosi trascinare dalle mode del momento. La Costituzione è frutto, infatti, dell’esperienza maturata dal ventennio fascista. Lo dimostra l’equilibrio tra i poteri, la libertà concessa ai cittadini, il sentimento garantista che la pervade tutta. Il solo pensiero che questa Costituzione possa accettare che un uomo solo, che rappresenta il Governo (esecutivo) e domina la maggioranza in parlamento (legislativo) possa essere al di sopra della legge non è neanche lontanamente da prendere in considerazione.

Mick Onsent (nome di fantasia) ha tentato di mandare in cortocircuito la Costituzione. La scintilla c’è stata, flebile, ma contro di lui. Sono intimamente convinto che si debba dire grazie all’arringa del suo avvocato. I giudici inizialmente erano incerti. Il lodo certo era un’anomalia, ma poteva essere salvato prevedendo alcune modifiche che non liberassero il premier per sempre dai processi, oppure che raddoppiasse i tempi di prescrizione, per contemperare l’azione “serena” di governo con l’obbligatorietà dell’azione penale da parte dei pm. E’ probabile, e sacrosanto, che quando i giudici abbiano ascoltato l’intervento dell’avvocato “la legge è uguale per tutti ma non la sua applicazione” abbiano compreso (giustamente) che l’intento del lodo non era tutelare una figura (il capo del governo) ma quella persona (pluri-indagata, peraltro) specifica. Da qui, l’interpretazione più rigorosa della Costituzione e la “serrata della Consulta”.

Il principio della presunzione di innocenza, ricordiamolo, prevede che il cittadino venga considerato innocente fino a che la sentenza di condanna definitiva non sia passata in giudicato. Questo non significa, tuttavia, che il cittadino non debba essere processato e giudicato. Non sarebbe civile. Non sarebbe, appunto, conforme alla costituzione.

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Oct 07 2009

La legge non sarà uguale per tutti ma, forse, la sua applicazione sì

[Bozza]

Fa sorridere, con tanta ironia e non poco sdegno, l’arringa “difensiva” di Niccolò, avvocato, quando esclama con l’enfasi che più gli è propria che sì, “la legge è uguale per tutti” ma “certamente, non la sua applicazione”. Vale a dire: osservate voi, poveri illusi, noi siamo i potenti.

L’eco, disarmante, di questa frase rimbomba e pervade gli animi di tutti coloro che credono nel fondamento della democrazia: qualunque cittadino, ricco o povero, è uguale davanti alla legge: potente, nell’esercizio di un diritto, soccombente, qualora abbia cagionato un torto.

Che questo non sempre accada, ahinoi, lo avevamo capito da tempo. Che a dirlo fossero persone vicine a personaggi di “spicco” del Governo, però, non lo immaginava davvero nessuno. Quanta sfrontatezza! Quale arroganza!

Deve aver sorpreso anche la Consulta se, a quanto si apprende, ha bocciato il lodo Alfano, tacciandolo di incostituzionalità. Addirittura in due punti: mancata previsione in norma di rango costituzionale e violazione del principio di uguaglianza tra tutti i cittadini. Vale a dire: non solo un soggetto (o alcuni, che dir si voglia) verrebbe a godere di illeciti vantaggi, ma questo “diritto” o “beneficio” gli sarebbe arrogato da se stesso (maggioranza parlamentare) e non dal popolo sovrano (attraverso le maggioranze richieste per una riforma costituzionale).

Delude, non poco, il panorama offerto dal centro sinistra: una desolazione disarmante. Non solo non erano in parlamento per sfiduciare il governo (cosa che un’opposizione in disappunto dovrebbe fare) ma ancora oggi ha ribadito la propria incapacità e inadeguatezza di fronte a un attentato ai principi fondamentali della democrazia.

Scandaloso anche Umberto (link qui)

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Aug 06 2009

Questo pianissimo, casa

[Bozza]

L’occasione di un buon articolo su lavoce.info (link qui) mi porta a formulare alcune considerazioni, che strutturerò meglio prossimamente

Quello che da sempre manca a questa italietta è la capacità di vision:di scegliere cosa diventare. Ed è così che un piano casa volto ad introdurre il c.d. social housing viene trasformato in un “piano suocera” per coprire le ferite di un sistema economico vecchio e stantio, incapace di innovarsi. Perché,ovviamente, nella logica del campanile, se tira l’edilizia, tira tutto.

La falla nell’intero piano casa del governo, in entrambe le versioni 1 (piano casa) e 2 (piano di sostegno all’edilizia abitativa), consiste nell’essere troppo sbilanciato a favore di chi una casa l’ha già. Sbilanciato, perché vuol cancellare un sistema di edilizia residenziale pubblica,anziché riformarlo: avrà tanti difetti, sarà malgestito, con punte di abusivismo che al sud toccano il 98%, ma, attualmente, è l’unico strumento attivo di perequazione sociale di cui disponiamo.

E’ un piano sbilanciato perché coglie nella necessità di alloggi in affitto solo un’emergenza temporanea e non una strategia di riequilibrio del mercato per conseguire il contenimento dei prezzi nel lungo periodo.

Il business abitativo incarna quello che gli economisti definirebbero un “fallimento del mercato”. Principalmente, questo è causato dal venir meno della correlazione diretta tra rischio e rendimento, secondo cui a un maggiore rischio percepito nell’investimento viene associato un maggior rendimento richiesto dagli operatori. In un mercato in cui, le attività meno rischiose sono anche quelle più redditizie, come nel caso dell’edilizia abitativa, ne consegue una distorsione che ingenera una speculazione intrinseca che mal si concilia con la tutela di un bene primario come quello della casa. Che dovrebbe, pertanto, essere sottratto, e non affidato alla gestione dei privati.

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Aug 03 2009

Un paese che va a rotoli

[Bozza]

Colgo l’occasione di un ottimo editoriale di Scalfari (link qui), per abbozzare un post.

E’ da tanto tempo che mi segue su facebook (link qui) o twitter  (link qui) legge le mie invettive contro questo governo (le minuscole sono d’obbligo), contro un disastroso Giulietto (incapace di formulare una politica economica a mediotermine, figuriamoci a lungo: riesce solo ad arrabattarsi nel breve), e contro un ancor più pessimo Silvio, che ha mostrato, nostro malgrado, la frivolezza dei castelli di sabbia costruiti in questo periodo.

C’era un che di polemico, acido e, a tratti, di insofferente. Senza dubbio, tuttavia, c’è stato anche un che di vista lunga, di percezione del presente, di mitsein (link qui, per i neofiti), per dirla in tedesco.

Ed eccoci qui, con un Paese allo sbando, a ridosso delle vacanze estive. Guarda caso, le bombe arrivano a dover essere detonate proprio quando le città si spopolano e l’italietta va in vacanza, preoccupata a partire in fretta e furia, senza pensieri.

Durante la scorsa settimana non ho mai ammirato il Presidente della Repubblica così tanto. Non v’è stato giorno in cui egli non abbia respinto un assalto del Governo alla dignità politica, economica e morale di questa Nazione. Il Presidente si è distinto per aver respinto ogni decreto, ogni proposta, ogni disegno di legge che la maggioranza avesse anche solo osato pensare di proporre. A lui va il mio plauso personale.

Degno di nota è certamente il comportamento di tale Umberto: per anni ha gridato alla secessione, alla “roma ladrona”, con bandiere bruciate, sputi sulla costituzione e tanto altro. La questione del nord, l’italia federalista, le tasse del nord etc. Durante questa settimana, con la rivolta del partito del sud (tal Gaetano e tal Raffaele, si sono ribellati al potere supremo del gran ciambellano, Silvio), il caro Umberto ha esordito scongiurando l’avvento di una questione sudista nel nostro Paese. Quasi fosse un modo carino per dire: “in questi vent’anni abbiamo detto solo tante stronzate”. Su questo modo carino, leggendo tra le righe, ovviamente, mi trova d’accordo.

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Jul 04 2009

Ahi ahi ahi, Giulietto

[Bozza]

La manifesta incapacità di Giulietto (3m, colui che “avrà pur previsto la crisi ma non ha fatto nulla per porvi rimedio”) di gestire i conti pubblici è nota da tempo: diversi affondi su questo blog si sono resi portavoce di un pensiero comune. Un commercialista, abituato a logiche di elusione fiscale non è certo la persona più adatta per guidare la finanza pubblica. Gli effetti si sono visti: ogni intervento legislativo (manovra destate, DL sviluppo, DL anticrisi) non è stato seguito dai decreti attuativi, e quindi non è sbagliato dire che non è stato fatto nulla contro questa crisi. Lo si è visto col “piano casa 1″ (quello della L. 133/2008, che includeva anche il social housing) in attesa da ottobre 2008, lo si è visto col “piano casa 2″, in ballo da marzo 2009, lo si è visto coi decreti mancanti circa la garanzia di Stato sui depositi bancari e così via.

Chissà perché, ai tempi del mai rimpianto viceministro Visco, si originò un tesoretto di 8 miliardi di euro: era l’effetto “paura”, per cui molti “contribuenti” prima di allora evasori, scelsero spontaneamente di “ravvedersi” e versare imposte su redditi mai dichiarati in precedenza. Il timore della lotta all’evasione era palpabile. Tornato Giulietto, questi 8 miliardi si sono volatilizzati, assieme a molti altri, persi nei giocattoli di Alitalia, dei tagli ICI, e di altre iniziative di finanza creativa (chi fosse interessato potrebbe cercare informazioni sulle SCIP 1,2 e anche 3, le Società di Cartolarizzazione di Immobili Pubblici). Di quel tesoretto ad oggi, dopo “soli” 16 mesi di governo non c’è traccia.

Un anno esatto fa, parlando del Governo, molti commentatori osservarono: “quel che non si è fatto nei primi 100 giorni, non si farà mai”. Mai previsione fu più azzeccata.

Ed eccoci qui, dunque, tra un festino, una modella, e un party e l’altro a constatare come la tenuta dei conti pubblici nell’Italietta sia più un artificio retorico che una espressione di politica economica: il saldo primario dello Stato ha sfiorato i -17 miliardi di euro e il rapporto Deficit / PIL si attesta al 9,3% (link qui). Ricordo, che il rapporto Deficit / PIL secondo i dettati di Maastricht (gli stessi che regolano la permanenza nella c.d. “EURO AREA”) è del 3% massimo (per una visione critica di M. Riva, link qui). Prendo anche, seppur con le pinze, di un’interessante ricostruzione delle ultime politiche economiche (link qui). Attenzione a non lasciarsi sedurre dai dati sulla disoccupazione, tenendo sempre presente la celeberrima “curva di Philips” (link qui).

In Italia è chiaro come, alla luce del pessima sistema scolastico (che educa i giovani solo a calciatori e veline, moderna interpretazione del classico “panem et circenses”) e della vecchiaia dei sistemi politico ed economico, lo sviluppo e quel poco di benessere che abbiamo ottenuto in questi anni è stato finanziato non attraverso un progresso interno, ma attraverso il flusso di capitali esterni che, in assenza di riforme strutturali, sono stati pompati sotto forma di debito pubblico e non di investimenti stranieri.

Il fatto che non siamo ancora usciti dall’occhio del ciclone lo si può constatare guardando al tasso di disoccupazione, ormai al 10% (link qui).

Nel frattempo, plauso al Presidente Napolitano per aver stoppato sul nascere la “sola” (perchè di legge non si può parlare) anti-intercettazioni (link qui).

Il caso ISTAT

Non è una trovata Apple o una applicazione per l’i-phone: si stratta, piuttosto, dell’Istituto Nazionale di Statistica, che avrebbe il compito di fornire i dati ufficiali sull’andamento della situazione italiana: famiglie, popolazione, benessere, andamento economico, inflazione, produzione industriale, etc. Dico dovrebbe, perché è recente la notizia che il governo (con la “g” volutamente minuscola) abbia tagliato i fondi anche all’Istituto. Ogni analista conosce bene la necessità di disporre di dati aggiornati e affidabili per formulare le proprie previsioni. Quindi non mi sembra utile che un Governo tagli i fondi alle rilevazioni e alle analisi statistiche. Non mi sembra, parimenti, benefico per lo Stato (quello vero) che si minacci di ridurre le competetenze e gli incarichi perché “troppo frequenti” o troppo “inclini” ad attestare la crisi economica (link qui). L’ignoranza sistematica come metodo di governo, cari ministri, proprio non è tollerabile. Prima o poi, anche il popolo “bove” dell’italietta comincerà a rendersene conto.

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Jun 14 2009

Ops! Qualcosa è andato storto: chi si rivede

Qualcosa dev’essere andato storto nella democrazia in Italia. Qualcosa di nuovo, che ha il sapore d’antico. Qualcosa di bizzarro, e curioso, che offre ai giovani d’oggi la possibilità di vivere alcune scene del passato. Di un passato remoto, di una delle pagine più buie e tristi del medioevo moderno. Nacque tutto così, da una condizione di sperequazione sociale e da un malessere diffuso. Dall’assenza di uno Stato, lontano e distratto. Dall’assenza di una Giustizia, lenta e disorganizata. Dalla mancanza di considerazione da parte della Pubblica Amministrazione. Dalla presenza di un clientelarismo diffuso e dall’assenza assoluta di meritocrazia.

Della situazione di disagio la cronaca ne è piena: si va dalle gabbie salariali (link qui) alla pesante disoccupazione (link qui). E’ una situazione ideale, per il proliferare di iniziative autonome che scarichino la rabbia repressa, il desiderio di ribellione e di protagonismo dei cittadini.

Alla sera mancano i mezzi pubblici. Le forze dell’ordine rispettano l’orario di ufficio, come gli impiegati. Ad uscir di casa la sera, donne o persone sole, c’è da aver paura. Immigrati e clandestini, di ogni provenienza. Non tutti hanno cattivi comportamenti e malintenzioni. Tuttavia, lo stato di criminalità diffusa e il senso di insicurezza pervade le nostre vite.

Così, oggi come allora. sbucano i giustizieri fai-da-te. Dalle ronde padane (leggi: Guardia Nazionale Padana) alla Guardia Nazionale Italiana il passo è breve.

Ed eccoci qui, dunque. Della notizia non s’è data ampio risalto, se non in alcuni quotidiani (link qui e qui).

Si inizia così, sempre: si parte da un malessere, si affronta con la giustizia fai da te, queste ronde all’inizio funzionano e c’è fiducia ed entusiasmo. Dopo i primi atti “eroici” queste ronde diventano inarrestabili. E iniziano gli scontri, i soprusi e i poteri occulti.

E intanto Silvio se la spassa tra feste di compleanno (mi rifiuto di entrare nella polemica, ndr, link qui) e viaggi a Washington (link qui).

Che qualcosa nell’aria stia cambiando, questo è certo. Che stia cambiando in meglio, nutro forti dubbi. Non c’è traccia, almeno in superficie di certe scosse (link qui). Speriamo che le lezioni dal passato rimangano vive e indelebili. Speriamo che dagli errori del ventennio siano rimaste aperte le ferite e che non vengano occulate dal vento del revisionismo missino.

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Mar 24 2009

In morte dell'Alleanza

[Bozza]

 

Non l’Arca dell’Alleanza, e nemmeno un patto divino: semplicemente si è spenta ieri la memoria di Almirante.

Lungi dal sottoscritto abbracciare le posizioni di destra, per quanto profondamente legato all’amor di patria e al rispetto per la costituzione, ritengo doveroso interrompere il silenzio che da lungo impera in questo blog per ricordare la morte, ad opera di Gianfranco (per la verità son più i partiti che ha eliminato che quelli che ha guidato, e forse non è un caso), di Alleanza Nazionale, forse ultimo partito di una destra non moderata, né estremista, ma certamente fondata su dei principi (discutibili o meno) per lo meno riconoscibili e definiti.

La situazione anomala italiana è evidente: a coloro che credettero di poter sconfiggere la DC, e se la ritrovarono poi in Forza Italia e nei Democratici di Sinistra, oltre che nelle unioni (ma separati in casa) di centro etc. Il gioco del potere per il potere, del dominio occulto, delle poltrone e del Governo per raccomandazione, degli amici degli amici e degli sgarri da non fare. A loro va la mia riflessione, non certo il mio saluto, a loro va tutto il mio compatimento.

70 minuti, non dico di fuoco, ma di un cero pasquale ormai esaurito e destinato a spegnersi. E dire che la figura non era male, buona oratoria, e per certi versi si poteva pensare che fosse più di sinistra Gianfranco di tutto il partito democratico. 

Cosa resta di tutto ciò? Forse un ricordo, destinato a scomparire nel revisionismo della Storia Italiana, che porta a rivalutare il ruolo del fascismo, della mafia, e di Craxi.

Se ci fosse ancora qualcuno che  si identifica nell’ordine e nella legalità, nella libertà di coscienza e nella laicità dello Stato. Se ci fosse ancora qualcuno che vanta degli ideali, magari irraggiungibili, ma nobili e condivisibili. Se ci fosse ancora qualcuno che creda nella politica al servizio della gente, nella valorizzazione del territorio e delle risorse e che ripudia l’avidità e la brama di potere, allora questi non può che ripudiare Sforza Italia e il PDL.

Perchè la politica italiana è confusa e smarrita. Perchè i socialisti sono andati a destra e i democristiani hanno sbandato a sinistra. Perché gli eredi della prima repubblica sono ancora tra noi, e il loro esilio politico è stato usato da un uomo solo (piuttosto basso, per prestigio e per statura) che nulla ha saputo fare se non riciclarli a proprio vantaggio. Creandosi così un esercito personale di fedelissimi vassalli ai quali imporre la propria volontà di signore e padrone.

Chiudo quotando Fedele Tonfalonieri (nome alterato): “Abbiamo fatto mercato (corruzione, ndr) perché tutti lo facevano a quel tempo. E da parte mia ritengo che TUTTO CIO’ CHE NON SIA ESPRESSAMENTE VIETATO SIA CONSENTITO”. 

Sono le parole, ahimé, del presidente di Mediaset, primo cavaliere di un cavaliere stesso.

Ma la legge della forza di gravità, per nostra fortuna, parla chiaro: non c’è nulla, in auge, che prima o poi non ridiscenda, schiantandosi. Sperando solo non sia troppo tardi, per il popolo bove, di rinsavire.

Cordialmente,

EGR

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