Posts tagged: italia

Nov 12 2011

Dimissioni

Diciamo anche che ha fatto parecchi errori, troppi: non essere all’altezza delle situazioni, farsi i cavoli propri, circondarsi di persone non competenti, spesso addirittura poco raccomandabili. Ed è anche bene tenerlo presente: non si è dimesso spontaneamente. Lo hanno cacciato, lasciandogli la dignità di salvare la faccia. La Storia non avrà forse troppi riguardi, poiché processa i fatti e non le intenzioni. Un uomo che ama il suo Paese lo fa grande e progredire, non lo umilia e depreda. Poi ognuno ne dia la sua lettura.

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Aug 29 2011

L’inizio del declino

Chissà se si intuisce quando è stato il momento chiave in cui le cose hanno iniziato a girare per il verso sbagliato.

Quando la nostra apertura agli scambi con l’estero ha drenato risorse, anziché generare ricchezza.

Vero, tra le importazioni vi sono anche beni intermedi, fattori produttivi che vengono lavorati e contribuiscono a creare valore e benessere.

Ma non possiamo, in ogni caso, rimanere indifferenti davanti a questi numeri.

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Aug 25 2011

Appunti di Stato – si spende male

Una spesa di oltre 700 miliardi di euro

Anzi, 750 per la precisione, pari a circa il 46% del PIL (1600 miliardi di euro, più o meno).

Si spende tanto quindi, ma si spende male.

Si spende troppo, decisamente, per il sistema sanitario (circa 110 miliardi di euro) e per le pensioni. Pensioni che vengono erogate anche immeritatamente. Si parla, in questi giorni, dei pensionati “baby”, cioè coloro che, nel passato, sono andati in pensione prima dei 40 anni di età, dopo soli 15 anni (più o meno) di contributi. Queste persone vengono, da anni, mantenute dalla collettività, così come i parassiti succhiano risorse dall’organismo che li ospita, contribuendo a distruggerlo.

La farsa dei diritti acquisiti

I legulei (valorosi sacerdoti del diritto) di questo paese, difendono i diritti acquisiti che, a detta loro, non si possono toccare. Questo a prescindere dal fatto che un “diritto” sia effettivo, cioè meritato, o meno. In un paese di “civil law” (come in gergo si definiscono i sistemi giuridici basati esclusivamente sul corpus di leggi, senza che la giurisprudenza sia fonte del diritto) il concetto di diritto viene spesso travisato e abusato. Il diritto, in materia di spesa, è appunto, l’idoneità a ricevere una prestazione, a fronte di un’obbligazione contratta (pago una casa, e ho diritto a riceverne la proprietà) o di uno status (sono inabile al lavoro, quindi ho diritto a ricevere una pensione). Un diritto deve, quindi, essere previsto per legge. Sempre per forza di legge, dev’essere quindi riconosciuto e attribuito. Per legge, tuttavia, dovrebbe anche poter essere revocato, laddove non vengano meno i presupposti. Ecco, in Italia quello che principalmente manca è il postulato di “ragionevolezza” nell’attribuire un diritto. Può esistere il diritto alla pensione a 30 anni di età? Certamente sì, purché una legge promulgata con le forme previste lo preveda. È ragionevole un siffatto diritto? Certamente no, ma questo nel sistema italiano, non rileva.

Per compensare, quindi, al fiume di risorse drenate da tali irragionevoli diritti acquisiti ci sarebbero due alternative: o rimuovere un diritto ingiustamente attribuito, oppure falcidiare i diritti futuri, andando cioè a chiedere più di valore di quanto verrà dato, e generando, di conseguenza, un’altra irragionevole ingiustizia sociale.

Naturalmente, si levano gli scudi dei legulei di turno che eccepiscono, in maniera per certi versi sacrosanta, che un diritto è un diritto e non si può intervenire. “Bisognava pensarci prima”, è il loro motto, e la loro scusa, e salvo azioni “volontarie” da parte sei singoli parassiti (coloro che realizzano di aver ricevuto molto più di quanto hanno contribuito, e decidono di restituirlo, in tutto o in parte) non ci sarebbero spazi per intervenire.

[continua…]

 

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Aug 25 2011

Appunti di stato – Italia bizzarra

Il panorama italiano, stratificazione di miopi retaggi del passato presenta alcuni aspetti bizzarri.

L’elevato tasso di evasione fiscale, per cui i cittadini usufruiscono dei servizi della collettività ma non contribuiscono al loro finanziamento. L’effetto, in parole povere, è paragonabile a quello di coloro che salgono sull’autobus senza acquistare il biglietto. Provate ad entrare in un negozio, a prendere della merce ed uscire senza pagare. Il titolare, certamente, non ne sarà entusiasta. Provate a fare lo stesso con un ristoratore: ordinate una cena, ed uscite senza pagare. Il titolare, anche in questo caso, si attiverà e utilizzerà tutti i modi, più o meno pacifici e cortesi, per pretendere quanto a lui dovuto. Lo stesso ristoratore, tuttavia, qualora non dovesse rilasciarvi una ricevuta fiscale, si comporterebbe allo stesso modo di un cliente che uscisse senza saldare il conto. È bene rendersene conto.

L’ingente quota (rispetto al Prodotto Interno Lordo – PIL) di “sommerso”, cioè di una quota non trascurabile, almeno in Italia, di economia in nero che sfugge alle rilevazioni ufficiali (attività non dichiarate, ambulanti abusivi, lavoratori non regolarmente assunti, e così via). Il nero non paga tasse né contributi. Non emette ricevute fiscali, non versa l’imposta sul valore aggiunto (IVA), l’imposta sulle attività produttive (IRAP) né quella sui redditi (IRES o IRPEF). Lo stesso soggetto, tuttavia, beneficia delle strade, spesso dell’illuminazione pubblica, delle aree verdi, dei servizi del Comune dove risiede o svolge la propria attività. Lo stesso soggetto, se aggredito nei suoi diritti, si rivolgerà agli organi di polizia, mentre se la propria salute avrà dei problemi si recherà dal medico di base o in ospedale. Tutto questo, ovviamente, a sbafo.

 

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May 28 2011

obiettivi per il prossimo futuro

1. diventare sottosegretario con delega allo sviluppo

2. annientare ogni forma di burocrazia in questo Paese (del cazzo, diciamolo pure)

3. ridisegnare il sistema burocratico ex novo

4. portare i più illustri, affabili e sfanculizzanti saluti agli Uffici Complicazioni Affari Semplici che rimarranno senza lavoro (ma almeno smetteranno di far girare le palle)

5. dimettersi e tornare a fare il proprio lavoro

buona notte, Italia

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May 17 2011

Yes, Milan!

Ieri è stata una grande giornata per Milano, per i milanesi e per certi versi per l’italia intera. Perché exploit del genere non se ne vedono molti. Per chi non lo sapesse, il candidato del centro-sinistra Giuliano Pisapia (quota SEL-PD) ha “espugnato” le elezioni amministrative (comunali) a Milano, battendo, almeno come maggioranza relativa, il sindaco uscente Letizia Moratti (PdL – Lega).

Si è trattato di un duro colpo per tutti gli amministratori, i dirigenti e gli esponenti della coalizione di centro destra. Perché Milano è un po’ il termometro di quello che succede in Italia: città metropolitana, economia avanzata, dinamica, interculturale ma, soprattutto, liberal e moderata. Da sempre, Milano è stata considerata la roccaforte del centro destra e da sempre i candidati del centro destra l’hanno considerata una partita seria, ma di cui non preoccuparsi troppo perché, con perfetto aplomb meneghino, “va sempre tutto bene”.

Ora, le carte in tavola sono state rimescolate. Il giochino del centro-destra rischia di rompersi, la pazienza degli elettori sembra finita e, forse innmisura ancora maggiore, sembra che Milano abbia castigato l’atteggiamento “a polveriera” del candidato PdL (che ha accusato l’avversario di appoggiare il terrorismo) e il suo leader (che non perde occasione di attaccare i comunisti e la magistratura, salvo comunque farsi i fatti propri e alterare le leggi a proprio piacimento).

Nonostante il forte vantaggio, pari a circa il 48% delle preferenze, Pisapia non può dormire sogni tranquilli.

Non può perché la partita in gioco è troppo alta, e tali sono le aspettative di una città che vuole rinascere e tornare a far correre la locomotiva che da un decennio sonnecchia chiusa in qualche deposito.

Non può perché i suoi avversari hanno a disposizione degli strumenti mediatici temibili e potenti: la, ormai nota, “macchina del fango” non permette passi falsi e impone la massima attenzione a ogni segnale.

Non può perché i suoi avversari hanno dimostrato di essere pronti a tutto (basta leggere le pagine di cronaca giudiziaria per vedere rapporti di stampo mafioso, episodi di corruzione, la cricca e episodi di dubbia moralità).

Non può perché il tessuto di Milano è liberal e moderato: gli elettori hanno voluto infliggere un duro colpo al sindaco uscente e ai suoi amichetti e supporter ma non è una “rossa”, di quelle che danno certezza per intenderci. Molti elettori, dell’area più di centro sono pronti a fare un passo indietro e a ri-votare il sindaco uscente, certi che il loro ultimatum abbia sortito l’effetto voluto.

Da parte mia non ho dubbi: spero in un forte cambiamento nella guida cittadina perché dopo tanti anni monocromatici si sente il bisogno di un tocco di colore, di brio, di entusiasmo.

Perché penso che madama doré possa ancora spuntarla, ma fino in fondo mi auguro il contrario. Perché questa città ha bisogno di uomini e donne forti, con personalità e consistenza.

A entrambi i candidati l’augurio e la richiesta di un ballottaggio pulito e da gentiluomini.

A Giuliano Pisapia il più sentito in bocca al lupo.

YES, MILAN!


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Jan 14 2011

Le incertezze di una value proposition di internet a bordo treno

Come ingannare il tempo durante un viaggio in treno? Magari lungo la tratta Milano – Roma, quella business per eccellenza, mentre in prima classe vi servono un welcome drink? Si trovano manager, consulenti, qualche modella col proprio stilista che parla dell’ultima sfilata o dell’ultimo shooting, creativi che commentano le loro ultime creazioni, persone affaticate che dormono, irriducibili che si ostinano a lavorare al computer o altri che più semplicemente guardano un film o leggono un libro.

Da un mesetto circa, Trenitalia sponsorizza la presenza di una connessione internet wi-fi a banda larga a bordo treno. Vale a dire: alta velocità di percorrenza e alta velocità di navigazione, l’accoppiata vincente. Il tutto grazie al partner tecnico Telecom Italia, che oltre all’accesso internet avrebbe anche potenziato la copertura per il servizio mobile, telefonia (voce e dati) e mobile internet. A detta degli interessati (Trenitalia e Telecom) della maggiore copertura avrebbero beneficiato a breve anche tutti gli altri operatori.

Ma era necessario tutto questo? Per abbozzare una risposta, potrebbe valere la pena addurre qualche considerazione. Parlare di frecciarossa ormai è familiare, tanto che viene difficile pensare a un viaggio lungo il percorso torino – milano – bologna – firenze – roma – napoli che non avvenga ad alta velocità. Il prezzo per viaggiare ad alta velocità è elevato e lascerebbe pensare che solo una clientela c.d. affluent potrebbe permetterselo. Per fare un esempio, la tratta Milano – Torino, costa circa 11 euro (e impiega 3 ore) con un treno intercity declassato Regionale (che sia per gli operai della fiat che abitano nell’hinterland?) mentre costa 3 volte tanto, oltre 30 euro, se percorsa in freccia rossa, impiegando al massimo un’ora.

I più incalliti businessman sempre in viaggio sono dotati di chiavetta internet per connettersi anche in mobilità. Si accettava, seppure a malincuore, frequenti disconnessioni e periodi bui, date le frequenti gallerie e l’instabilità dovuta al viaggiare a 300 km/h. Qui si inserisce l’opportunità commerciale: abbandonare le chiavette per connettersi a un servizio progettato ad hoc, sostenendone il costo, ma ricavandone apprezzabili benefici. Maggiore stabilità, senza l’ansia di dover attendere decine di minuti per trasmettere un documento importante, l’opportunità di interagire con collaboratori, di partecipare a conference call (ma questo non lo si dice, per non disturbare gli altri passeggeri), di essere sempre online. Nell’immediato futuro, la rete wifi potrebbe essere sfruttata in locale per accedere a un panel di servizi multimediali, come il “train cinema” o ascoltare musica, sulla scia di quanto avviene per i viaggi aerei a lunga percorrenza.

Questo a patto che funzioni tutto bene e che la connessione sia davvero di alta qualità. Mentre l’alta qualità potrebbe non rilevare per i servizi multimediali (i server stanno a bordo treno, in rete locale, e ogni computer potrebbe accedere allo stesso server tramite access point wifi) ma sarebbe fondamentale per la connessione ad alta velocità. Un viaggiatore, se è cosciente che non c’è alcun servizio internet, organizza il suo tempo in un determinato modo, tipicamente offline. Produzione di documenti, lettura di libri, visione di film. Ogni attività online avviene a proprio rischio e l’inefficienza è a carico del singolo viaggiatore. Se , al contrario, viene offerto un servizio di accesso a internet, allora il viaggiatore diventa utente a tutti gli effetti e un malfunzionamento della rete si traduce in una doppia inefficienza: un costo per la non fruizione di un servizio, e il costo – opportunità di perdere tempo con un servizio che non funziona, quanto si potrebbe impiegare a fare altro.

Purtroppo questa inefficienza è tipicamente italiana: premia molto l’effetto “annuncio” e poco il risultato effettivo. Welcome on board.

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Oct 13 2010

Grande Italia. 3-0

Stupenda partita dell’Italia, gioco fluido, velocità, destrezza, possesso di palle. E giramento di palle.

Si, perché le squadre del match Italia – Serbia a Genova non sono praticamente scese in campo (se non per pochi minuti) a causa delle violenze degli ultras serbi (link qui). E la risposta della politica è solo lo scarica barile delle responsabilità (link qui).

Che dire?

Che dagli scontri del G8 del 2001 (link qui e qui) la sicurezza a Genova ha fatto davvero dei passi da gigante.

O forse no?

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Oct 06 2010

Strangolata, stuprata e sepolta dallo zio

Strangolata, stuprata e sepolta dallo zio.
Sarah Scazzi.
Non era fuggita.
Non era stata rapita.
Non una fuga organizzata su facebook.
Non era stata avvistata da “chi l’ha visto”.
Non si era liberata del cellulare.
Non aveva cancellato le sue tracce.
Non aveva tentato depistaggi.

Semplicemente era.
E voleva andare al mare.
=)=

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Jun 21 2010

Sull'interesse pubblico

Si dovrebbe ricordare a questo Paese che “pubblico” non significa “gratis” o “feccia” o “distruggimi” come ci hanno abituato a credere. Pubblico significa prendersi cura di un interesse collettivo che anche solo per essere tale meriterebbe una tutela speciale. Da parte di tutti.

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