Ieri è stata una grande giornata per Milano, per i milanesi e per certi versi per l’italia intera. Perché exploit del genere non se ne vedono molti. Per chi non lo sapesse, il candidato del centro-sinistra Giuliano Pisapia (quota SEL-PD) ha “espugnato” le elezioni amministrative (comunali) a Milano, battendo, almeno come maggioranza relativa, il sindaco uscente Letizia Moratti (PdL – Lega).
Si è trattato di un duro colpo per tutti gli amministratori, i dirigenti e gli esponenti della coalizione di centro destra. Perché Milano è un po’ il termometro di quello che succede in Italia: città metropolitana, economia avanzata, dinamica, interculturale ma, soprattutto, liberal e moderata. Da sempre, Milano è stata considerata la roccaforte del centro destra e da sempre i candidati del centro destra l’hanno considerata una partita seria, ma di cui non preoccuparsi troppo perché, con perfetto aplomb meneghino, “va sempre tutto bene”.
Ora, le carte in tavola sono state rimescolate. Il giochino del centro-destra rischia di rompersi, la pazienza degli elettori sembra finita e, forse innmisura ancora maggiore, sembra che Milano abbia castigato l’atteggiamento “a polveriera” del candidato PdL (che ha accusato l’avversario di appoggiare il terrorismo) e il suo leader (che non perde occasione di attaccare i comunisti e la magistratura, salvo comunque farsi i fatti propri e alterare le leggi a proprio piacimento).
Nonostante il forte vantaggio, pari a circa il 48% delle preferenze, Pisapia non può dormire sogni tranquilli.
Non può perché la partita in gioco è troppo alta, e tali sono le aspettative di una città che vuole rinascere e tornare a far correre la locomotiva che da un decennio sonnecchia chiusa in qualche deposito.
Non può perché i suoi avversari hanno a disposizione degli strumenti mediatici temibili e potenti: la, ormai nota, “macchina del fango” non permette passi falsi e impone la massima attenzione a ogni segnale.
Non può perché i suoi avversari hanno dimostrato di essere pronti a tutto (basta leggere le pagine di cronaca giudiziaria per vedere rapporti di stampo mafioso, episodi di corruzione, la cricca e episodi di dubbia moralità).
Non può perché il tessuto di Milano è liberal e moderato: gli elettori hanno voluto infliggere un duro colpo al sindaco uscente e ai suoi amichetti e supporter ma non è una “rossa”, di quelle che danno certezza per intenderci. Molti elettori, dell’area più di centro sono pronti a fare un passo indietro e a ri-votare il sindaco uscente, certi che il loro ultimatum abbia sortito l’effetto voluto.
Da parte mia non ho dubbi: spero in un forte cambiamento nella guida cittadina perché dopo tanti anni monocromatici si sente il bisogno di un tocco di colore, di brio, di entusiasmo.
Perché penso che madama doré possa ancora spuntarla, ma fino in fondo mi auguro il contrario. Perché questa città ha bisogno di uomini e donne forti, con personalità e consistenza.
A entrambi i candidati l’augurio e la richiesta di un ballottaggio pulito e da gentiluomini.
A Giuliano Pisapia il più sentito in bocca al lupo.
YES, MILAN!
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