Posts tagged: economia

Oct 03 2008

Sotto assedio

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E’ il modo più indicato per descrivere la situazione del sistema economico globale. Sotto assedio sono le banche, dapprima quelle di investimento, ora anche quelle commerciali. Sempre, in entrambi i casi, sono sotto assedio le banche centrali che continuano ad immettere liquidità nel sistema (e a “stampare” moneta, ormai senza controllo) pur di sperare di cambiare qualcosa.

Speravo che gli attacchi di George Soros del 1992 avesse insegnato qualcosa ai governatori delle banche centrali ma evidentemente è facile dimenticare le dure batoste che si prendono. Una sorta di rielaborazione del lutto (post freudiana, aggiungerei) cross-generazionale (anglicismo) dato che dal 1992 ad oggi sono cambiati i governatori di tutte le banche centrali.

 

Uni(s)credit

Sembrano lontani i tempi in cui i giornali di tutto il mondo pubblicavano la notizia dal titolo “Profumo uber alles”. Era il 2006 e il tema del giorno era la piccola grande banca italiana (piccola in Europa, minuscola nel mondo, ma Grandissima nell’italietta) aveva acquistato Hypo, una grande banca dell’area austro-tedesca.

Un colpo da maestro: acquisire la più grande banca tedesca, leader nell’erogazione di mutui. Peccato solamente che 15 mesi scoppiasse la bolla dei mutui sub-prime per cui tutti gli investitori in mutui si vedevano penalizzati sul mercato. Gran colpo, maestro.

Ben diversa la situazione odierna col titolo ai minimi da 11 anni.

Altissima la volatilità, bassissimo il prezzo: le condizioni peggiori per stimolare gli investimenti.

Da più fonti si apprende come Unicredit sia tra gli istituti più attivi sul fronte dei derivati: le cancellerie dei tribunali sono pieni di cause di risparmiatori e imprenditori caduti in rovina, grazie all’attività dei loro promotori.

Tuttavia, la spiegazione dell’assedio alla quotazione del titolo può essere, a pieno titolo, così sintetizzata: speculazione (link qui).

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Oct 02 2008

Quell'esempio di cattiva amministrazione

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[Bozza soggetta a revisione non destinata alla pubblicazione]

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Il commento di oggi (dopo lunghi giorni d’assenza, sono desolato) è rivolto alle dichiarazioni dell’Amministratore Delegato della FIAT e del Ministro per l’Ambiente (link qui). La commissione Ambiente dell’europarlamento ha (ovviamente) respinto la mozione per il rinvio dell’applicazione dei parametri più restrittivi sulle emissioni inquinanti da parte dei costruttori di automobili. Pesanti sanzioni sono previsti per quei soggetti che non si adeguino tempestivamente. Ovviamente l’AD della FIAT ha subito messo le mani avanti, opponendosi all’applicazione di queste norme anteponendovi gli interessi economici dei costruttori di automobili. La questione appare semplice: quando il mercato tira ci si fa portatori dell’esigenza di rinnovamento, ricerca e sviluppo di nuovi prodotti per salvaguardare la competitività. Si sviluppano nuovi modelli, si realizzano campagne marketing e spot adeguati. Quando il mercato rallenta non ci si fa scrupoli e ci si prepara a ignorare qualsiasi regola, pur di trarre profitto. FIAT, infatti, ha avuto un andamento altalenante seppur non completamente negativo (link qui).

Scandalosa è la voce del Ministro (la stessa persona che un tempo si occupava di questioni sociali, pari opportunità etc) che ha dichiarato come “siano gli impegni internazionali a doversi adeguare alla realtà italiana” e come “il governo ha il dovere di difendere la nostra industria”. Ora, capisco la difesa dell’italianità ma qui si scade nel ridicolo! Il ministro dell’ambiente NON deve difendere l’industria. Per quello ci sono gli appositi ministeri delle attività produttive e dello sviluppo economico (che ovviamente non impiantano foreste e non riducono le emissioni di gas inquinanti).

Quello che un Ministro dell’Ambiente, degno di tale nome e tale ruolo, deve fare è invece salvaguardare l’ambiente in ogni tempo e modo, anche affrontando i “poteri forti” pur di assicurare che lo sviluppo del paese (suona una barzelletta in Italia, me ne rendo conto, ma almeno a parole bisogna crederci) sia “sostenibile” cioè accompagnato da una politiche volte a ridurre l’impatto ambientale. Giustamente dopo un ministro della giustizia che ostacola la magistratura e un ministro dell’istruzione che licenzia gli insegnanti è giusto che il ministro dell’ambiente difenda l’industria. 

Caro Giulio (ministro dell’economia), a quando il fallimento dello stato italiano? Oppure vuoi occuparti tu degli insegnanti, visto che qui nessuno rispetta il proprio ruolo.

Quel pasticcio della politica (i nomi sono volutamente “alterati”)

Incredibile come i nostri politici riescano a litigare su tutto: anche sul presidente della commissione di vigilanza RAI (link qui). Di Dietro che attacca Napolitono (e due, la prima volta fu al No CAV day). Peltroni che attacca Di Dietro e difende Napolitono. Gaspurghi che, con una faccia tosta oltre misura, invoca un candidato che rispetti le istituzioni. Sembra di essere a una puntata di una trasmissione di canale 5. Potremmo inaugurarla. Le figure di spicco dei protagonisti ci sono: li chiameremo poltronisti. Non vince chi corteggia meglio: vince chi occupa più poltrone. Niente male, che bel futuro.

Rincarano le tariffe

Ancora, e più del previsto (link qui).

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Continua il salvataggio delle banche

Banche, che vengono nazionalizzate. L’ultima notizia riguarda il Belgio (link qui). Da notare, che già 70 anni questa era la strategia di Mussolini in Italia. Hai visto mai che ci avesse visto giusto? Oppure sono i governanti (di tutti i paesi europei) che assecondano le malefatte dei banchieri e sostengono il timore della gente? Il tutto sotto gli occhi dei commissari UE che invocano misure condivise tra i vari governi (link qui).

Quell’aspettiva selvaggia

La questione degli sportivi nell’italietta appare piuttosto strana. Si, sono gli stessi sportivi che invocavano un taglio delle tasse, da Pechino. E’ di oggi la notizia che Ghita (la Granbassi, campionessa di scherma, ndr) ha preso un’aspettativa dall’Arma dei Carabinieri (link qui). Funziona così: i calciatori hanno i loro ingaggi. Le stelle del nuoto, molte, sono sotto contratto coi loro sponsor e le loro società sportive. Tutti gli altri sport (scherma, lotta greco romana, tiro al piattello, sci etc) sono finanziati dalle “forze armate”. Armate di fioretto e sciabola in questo caso. Succede quindi che gli sportivi entrino nell’arma per meriti e capacità atletico-sportive. Si allenino costantemente, spesati dallo stato che garantisce loro uno stipendio come ogni esponente dei corpi di appartenenza. Dall’inizio della loro carriera, quando sono perfetti sconosiuti, anche quando perdono o non vincono. Lo Stato c’è sempre e foraggia. Da notare: queste persone non prestano servizio (se non alle parate). Non vanno di pattuglia, non sorvegliano, non proteggono, non arrestano criminali: si allenano e basta. Dunque mi sembra bizzarro che appena un po’ di notorietà possa (oltre a dare alla testa) portale loro successo e ori (inteso come denario, nuovi sponsor) questi lascino il proprio “corpo” di appartenenza per poter incassare tutti i denari. Volete lasciare l’Arma? Volete il successo? Volete la ricchezza? Non c’è niente di male: allora restituite quanto lo stato ha speso per voi (vitto, alloggio, istruttori, allenamenti, viaggi e trasferte per le gare) rivalutato al giusto tasso di interesse e poi incassate pure tutti gli sponsor che volete. Fino a che una legge non imporrà questo per gli sportivi allora non ci sarà equità ed essi continueranno ad approfittarne, spremendo le casse pubbliche come se niente fosse, ma senza rimpinguarle, pur di assecondare i propri interessi.

Nuovo “sì” per Alitalia

Non essendoci alternative, ostacolate da Silvio pur di salvare la propria faccia (a spese dei cittadini) davanti alla promessa elettorale anche gli Assistenti di volo firmano (link qui)ed è un nuovo tassello nel puzzle che volge a completarsi.

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Sep 25 2008

Quel che resta alla fine dei giochi

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Sembrerebbe il titolo di un romanzo, e forse sarebbe anche azzeccato. Questa politica italiana non piace a nessuno.

L’accordo Alitalia s’è fatto, siamo a poche ore dalla ratifica finale. Tra qualche ora Silvio comincerà a pavoneggiarsi sproloquiando i suoi (in)successi e nascondendo tutta la debolezza dimostrata finora.

Sembra che torni Air France. A breve vi proporrò anche una stima di quanto ci costerà lo scherzetto dell’italianità. 3250 esuberi. Tutti con una probabile indennità di 7 anni. Vuol dire che queste persone, se resteranno ufficialmente disoccupate ma lavoreranno in nero, vivranno per 7 anni con due stipendi di cui uno interamente a carico dei contribuenti.

L’eredità politica di Alitalia

Lascia un parlamento spaccato. Coi due leaders di coalizione che non si parlano (link qui). Tra i due Silvio sta mostrando la sua infantilità. Offeso verso chi non l’ha accontentato. Il compagno di merende, Giulietto si è eclissato. Nessuno lo ha più visto né sentito. Col commissariamento, si disse, le sue competenze erano finite. Trasferite al commissario e ripartite tra i Ministeri del Lavoro e delle Sviluppo economico con una spruzzatina di Welfare. Carneade, invochiamo con affetto. Perchè lascia davvero perplessi il fatto che il titolare dell’Economia, colui che gestisce i flussi di denaro pubblico e le partecipazioni statali, il vero custode del Patrimonio (leggi: tesoro) collettivo sia sparito in maniera cosi deplorevole. Perchè quel 30% di azioni Alitalia che detiene Giulio in nome del Popolo Sovrano è un valore che si è consumato negli ultimi 10 anni. Pugnalata dopo pugnalata.

La vicenda Alitalia ci lascia un futuro Presidente della Repubblica: Zio Gianni, il fedelissimo.

I sindacati han firmato l’accordo con qualche modifica: tutto sommato possono ritenersi soddisfatti di aver salvato la faccia con la loro base elettorale (link qui).

Parsimonia nell’era dell’austherity

Dopo il monito del Fondo Monetario Internazionale (link qui) viene da chiedersi quale futuro attende l’italietta. Se anziché valorizzare le risorse si bruciano miliardi di denaro pubblico, in un’economia che ristagna, non si può essere ottimisti.

Quella logica dell’ultimatum

L’America minaccia una recessione (link qui) ma si tratta di un modo per forzare la mano su un pacchetto di rilancio dell’economia che potrebbe avere effetti devastanti. Un programma ambizioso e corpulento va sicuramente varato, ma le finalità debbono essere differenti. Bisogna ridare fiducia a consumatori e imprenditori, assicurare trasparenza e stabilità al sistema finanziario, affiancando nuovi controlli ai superstiti e condannando e rimuovendo la vecchia guardia, responsabile della devastazione. Il Pacchetto Bush-Paulson-Bernanke invece si limita ad utilizzare lo Stato e il Tesoro per fornire una ricca dotazione di denaro (pubblico) i soggetti finanziari che più hanno barbaramente speculato negli ultimi anni. Il tutto senza stabilire risarcimenti (anche ex-post) e senza punirne i responsabili. Questo ovviamente non piace ai democratici che, cavalcando l’onda dei nuovi consensi, preparano la controffensiva. Mai come in questo momento il messaggio di Obama per un cambiamento si rende vivo e raccoglie i bisogni degli americani. Mentre la Palin rivela pian piano tutte le contraddizioni repubblicane.

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Sep 19 2008

Riflessioni, tra Alitalia, Borse e corollari

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[Bozza soggetta a revisione non destinata alla pubblicazione]

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Le bugie hanno le gambe corte

Così recita un noto proverbio, saggezza popolare. Altresì pare che Silvio non spicchi per la sua spiccata altezza e questo dovrebbe già suggerirci qualcosa.

Era il mese di febbraio e Silvio in aperta campagna elettorale invocava i sindacati dei piloti perchè sabotassero le trattative di vendita di Alitalia ad Air France. “C’è una cordata italiana” – diceva – richiamando i valori patriottici della bandiera, dell’occupazione, del colonialismo straniero.

I sindacati, dal canto loro, gli hanno creduto, come ipnotizzati dal canto della sirenetta di Arcore che profetizzava un avvenire migliore stigmatizzando l’iniziativa transalpina.

A conti fatti in questi 7 mesi di cordate se n’è fatta solo una, all’ultimo minuto: era composta da una dozzina di imprenditori edili (palazzinari) 3 banchieri, 2 mezzi industrialotti (Panetton e Stronchetti) e due imprenditori che di mestiere producono e vendono motorini e scooter: sono i cosiddetti Light Transport Vehicles. Con queste premesse c’era da aspettarsi un piano industriale di ampia condivisione e sicura efficacia: proprio quello che è successo nelle ultime due settimane.

CAI?

Quel tedesco dormiente

Hai visto mai che la tanto cagnara sul vettore straniero e la crociata gallica contro Air France dirigano Alitalia verso Francoforte? Se Lufthansa era la prima scelta di Scolaninno ora appare più che mai in voga. Il clima di terrorismo psicologico che aleggiava intorno al piano Spinettà ai tempi della campagna elettorale e poi sotterrato davanti a uno scempio legislativo indegno del Diritto (con la “D” maiuscola) negli ultimi tempi è diventato scontro durissimo. Perchè, a conti fatti, i sindacati dei piloti sono gli unici italiani che hanno tenuto la linea dura e imposto a Silvio di mantenere le promesse. I risultati, di quelle promesse e di Colui che prometteva, si sono visti. Ma se il Cardinale Silvio predica e razzola, e dispensa colpe e scarica responsabilità, è il capo dell’Inquisizione, il braccio armato, Letto che guida la missione diplomatica con Berlino. I tedeschi si sa: sono rigidi (link qui). Alitalia interessa, Alitalia è messa male etc etc. Sembra dunque che si continuerà a scorporare la “bad company” (ma il bad government resterebbe, quantomeno a Montecitorio) e sulla scia delle fondamenta del piano Fenice.

Il nodo irrisolto

Si sono fatti tanti discorsi, di facciata e di crociata. Si parla di questione sociale, di ammortizzatori, costi previdenziali, esuberi, riassorbimento e riconversione. Poco, anzi nulla, si è detto dell’altra parte del bilancio Alitalia. Che fine faranno Azionisti (spacciati) e Obbligazionisti (incerti)? Se davvero Giulio volesse continuare sulla linea delineata qualche settimana fa (usare i fondi dei conti dormienti per il rimborso integrale o parziale) scatenerebbe un pericoloso precedente. Più probabilmente si tornerà a prendere in considerazione la vecchia strategia di Romano il Crocifisso: Vendere, ad ogni costo. Quindi il governo rinuncerebbe alla sua quota e in cambio i compratori lancerebbero un’Offerta pubblica al mercato. Mercato che in teoria dovrebbe essere (UE a parte) l’unico arbitro della partita (link qui). A questo punto ci potrebbe anche stare.

Una nota polemica

Banca Intesa, come scritto in precedenza, era cofinanziatore (e curatore) di tutto il piano Fenice. Pur senza informazioni certe (e state sicuri che questo genere di informazioni non trapela mai, poichè trattasi di atto gravissimo) ho ipotizzato che la stessa Intesa fosse anche garante (tramite fideiussioni) o erogatrice (tramite prestiti di capitali) degli stessi imprenditori sottoscrittori della CAI. Questa ipotesi veniva formulata circa 3 settimane prima del crollo (finale) delle borse, della crisi del credito (settembre) del fallimento di Lehman e di tutta una serie di altri fatti e terremoti abbattutisi sui mercati finanziari di tutto il mondo. Ovviamente, alla luce dei recenti sviluppi Intesa non sarebbe più riuscita a erogare quel miliardo di euro di capitali necessari alla CAI. Oltre naturalmente, alle varie coperture di Circolante e degli altri capitali richiesti. “Riuscire ad erogare” in questo caso ha un duplice significato: recuperare i soldi necessari (questo non era un problema, Intesa è molto grande) e distribuirli senza dir niente a nessuno, mascherandoli in diversi contratti di facciata e copertura, e omettendo informazioni (non più possibile in questi giorni “critici”). Questo potrebbe spiegare, senza troppa superficialità, il perchè la CAI avesse cosi tanta fretta di chiudere con la formula dell’ultimatum “prendere o lasciare” e del perchè abbiano “lasciato” senza troppe parole (link qui).

Salvatori della patria

Le alternative son due: o quei piloti sono dei barbari devastatori, o sono dei salvatori della patria. Le loro parole, il loro comportamento (link qui) non lascia altre alternative. Contro lo statalismo, la legislazione selvaggia, l’oligarchia economica. Chissà che tra qualche anno non si dia loro ragione.

Quei giorni neri

Sembra lontano il terrore che aleggiava sopra London appena 24ore fa (link qui). 24 ore fa quando le banche centrali iniettavano liquidità per 180 miliardi di USD (link qui). Le stesse 24 ore fa in cui il Presidente USA annunciava (link qui) le misure straordinarie a sostegno dei mercati. Non mancavano i colpi di scena, come Warren che mette sul piatto 4,7 miliardi di dollari per un’acquisizione (link qui). Un segnale chiaro: anche in momento di crisi i deal si fanno. E ancora meglio: a saldo. Gli advisor finanziari (quelle stesse banche d’affati sul baratro, divisione Investment Banking o M&A) lavorano ancora.

Un giorno di respiro

E’ quello vissuto dalle borse americane. In calo quelle europee, gli operatori americani hanno deciso di scommettere il varo di un piano (complesso) di salvataggio per l’intero sistema finanziario a livello globale (link qui). La risposta viene dal forte aumento di Tokyo (link qui): si potrebbe prospettare che almeno gli effetti del panico si stanno riassorbendo. Ora bisogna tornare ai fondamentali, ma prima bisogna ancor più strenuamente levare il marcio delle c.d. “leve” dai contratti speculativi.

La Caccia al rifugio

Tassi alle stelle, mutui carissimi, Libor ed Euribor ai massimi e rendimenti reali incerti e inflazione incontrollabile. Questo, in breve, è lo scenario corrente (link qui). Si pongono 3 ordini di problemi: fiducia, controllo, Stato. La fiducia dei risparmarmiatori (che investano), dei lavoratori (che non demordano), dei consumatori (che non tirino troppo la cinghia) verso le prospettive offerte dal futuro.

Un futuro grigio e incerto, a tratti spaventoso. Si dice che una volta toccato il fondo si possa solo risalire. Il fondo toccato però è molto labile. Si può sempre sprofondare un pò di più. Risalire è comunque più lento. Sono bastati 15 giorni per tornare concretamente alle condizioni post belliche, i cui effetti possono avvicinarsi a quelli della crisi del ’29.

Gli studiosi dell’epoca vedevano un limite alla nazionalità dei mercati: se fossero stati integrati non si avrebbero avuto quelli effetti. Ora siamo al banco di prova: i mercati sono globali e integrati. Staremo a vedere. Chissà perchè ho la sensazione che questa integrazione (che pure è necessaria) non basterà.

In parallelo, SEC, FBI, e tutte le altre autorità nazionali dovrebbero accelerare il filing degli operatori finanziari: chi ha sbagliato (e molti, in buona e in cattiva fede lo hanno fatto) deve pagare. Con pene dure: il carcere. Perchè è l’unico segnale per dare fiducia ai cittadini verso la forza di coesione dello Stato. L’alternativa è l’anarchia. Perchè lo Stato ha già fallito nel dimostrare la sua capacità di controllo e sorveglianza. Ha fallito nella sua capacità di rinnovamento e ristrutturazione: con le prime immissioni di liquidità le banche centrali hanno finanziato i ribassisti, cioè coloro che prendevano il denaro in prestito agevolato e lo usavano per puntare al ribarso delle Borse, portando sull’orlo del collasso i mercati. Una strategia simile era quella seguita da Soros nei primi anni ’90. I banchieri e i cambiavalute dell’epoca ancora tremano al pensiero.La Caccia al rifugi 15 anni dopo, i loro successori, dimostrano di averne imparato la lezione seguendone l’esempio. Ora è il momento di pagare il conto. Fate che sia salato.

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Next generation network (NGN)

Si è trattato anche questo tema nella giornata odierna. Ne parla il garante delle TLC Calabràghe (link qui) che ha sottolineato come una rete non all’avanguardia possa vanificare i risultati ottenuti nel settore fino ad oggi. Non posso che essere d’accordo se solo il Garante non avesse adottato sin dalla sua fondazione un atteggiamento passivo di mero spettatore davanti agli abusi delle compagnie a danno degli utenti.

La lotta alla sopravvivenza

Non è finanza, e neanche business: si parla di biologia. Non è l’uomo che vince e plasma la natura. E’ il battere, che impara a sopravvivere all’antibiotico. Ne dà notizia il British Medical Journal citato da Repubblica (link qui). Il nemico ha un nome: Stafilococco aureo resistente alla meticillina (Mrsa), come capo della resistenza. Attenzione: viaggi e spostamenti umani sono accompagnati da melting-pot di batteri. L’invito è quindi a un uso più responsabile dei farmaci.Le risorse sono limitate, le possibilità di sopravvivenza anche.

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Sep 10 2008

La ricetta di Giulio, la fattucchiera, e altro ancora

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[Bozza in corso di pubblicazione soggetta a revisione]

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Sorge spontaneo chiedersi cosa stia succedendo

L’Italia entra ufficialmente in stagnazione (link qui) e i trend sono tutti negativi (link qui): siamo proiettati verso una recessione. Accade, per dare un esempio, quando in automobile si toglie il piede dall’accelerazione: per un pò di tempo si avanza, per inerzia. Poi basta: ci si ferma. Così e successo a noi. Così sta accadendo in Eurozona (link qui).

Ricordo le parole di Sarkò (link qui) quando auspicava che la BCE non pensasse solo all’inflazione. Purtroppo per lui, l’inflazione è il primo pensiero di una Banca Centrale (in Europa) poichè si suppone che spetti ai Governi quello di stimolare la crescita.

Siamo ufficialmente in Stagnazione. A rischio recessione, per di più

Il monito proviene da due gufi (link qui). Non da intendersi come quei volatili che ispirino vecchiaia e saggezza, ma come coloro che osservano e apparentemente non agiscono. Non si muovono. Stann lì.

Questa situazione impatta in modo particolare sull’Italietta. Al solito. Perchè siamo l’economia più debole e più “vecchia”. Perchè non abbiamo riforme strutturali da secoli.

Ne citerò una soltanto: la riforma della scuola. Quando Letizia (solo di nome, di fatto mette tristezza) varò “la più grande rivoluzione scolastica dopo la riforma Gentile”. Da un fascismo all’altro, verrebbe da aggiungere. Prima di lei ci provò De Mauro. Dopo di lei ci provò Fioroni. Ora tocca a Maria Stella. Cadente purtroppo. Riassumerò così, in maniera asettica: tra fare e disfare, la riforma “rivoluzionaria” è stata smontata. Con sprazzi di “maestro unico” (periodo fascista? periodo ottocentesco?) e tagli alle risorse (link qui) e voto di condotta (link qui).

Lo spettro del socialismo avanza sempre più

Lo avevamo capito in passato, quando il nostro giulio Giulio (tre colline) si scagliò contro i derivati, contro la “speculazione, vera peste del secolo”.

Lo vedemmo poi, con la difesa di Freddie e Fannie, acclamata dal buon Giulio.

Lo vediamo ora, con Giulio il genio, che chiama a gran voce un Fondo Sovrano tutto europeo (link qui).

Gli risponde a tono un giornalista di Repubblica (link qui) che con una felice espressione “patacca” l’ingenuo Giulio.

Perchè c’è da chiedersi se, nelle sue esternazioni, Giulio ci crede veramente. In altre parole se Giulio ci è, o ci fa.

La caccia all’untore e le soluzioni fatte in casa

Il momento è buono per gridare all’untore, la gente ha paura e si sente sfiduciata. Ha bisogno di un leader forte cui ispirarsi. Ma il carisma in questi casi non basta, ci vuole competenza.

Competenza significa abbandonare il dirigismo e lo statalismo. Non pensare che lo Stato sia “cosa nostra” da amministrare con gli amici, non prendere le redini del cavallo per guidare la carrozza dove si vuole.

E’ il momento giusto per abbandonare i miti del passato, dell’addio all’età dell’oro. E’ il momento del (l’ennesimo, direi) sacrificio ma anche delle RIFORME, quelle belle, quelle serie, quelle fino ad ora evitate.

Quindi NO all’intervento dello stato su Alitalia, NO al fondo Sovrano europeo, NO all’intervento dello Stato con gli (esigui) fondi pubblici.

Si alla privatizzazione totale, magari non immediata (mancano soldi e mancano ovunque) e ad uno Stato che regolamenti ma senza intervenire. Uno Stato che usi le proprie risorse non per pagare i debiti degli amici dei Governanti ma per investire in infrastrutture (residenziali, di comunicazione, carcerarie) e nell’educazione.

Uno stato che superi l’idea obsoleta della forma Italiana (il nome Alitalia, per capirci) e guardi alla sostanza, del Popolo Italiano, unico vero sovrano e degno di essere messo in condizione di creare valore per la nazione.

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Sep 10 2008

Petrolio, Alitalia, Varietà

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Brevissimo commento alle news recenti. [Bozza da ampliare]

Petrolio sotto la soglia di USD 100 al barile?

E’ la tendenza attuale: un mix tra calo della domanda e rafforzamento del dollaro.

I retroscena delle riunioni OPEC li trovate sul CORSERA (link qui)

Ricordate che 150 USD col cambio 1 EUR = 1,5 USD significa 100€ a barile. Ora la situazione è migliorata mettendo 100 USD / barrel e 1EUR = 1,4 USD siamo a 71€

Complessivamente siamo a un taglio per noi europei del 30%.

Questo vorrebbe dire far attestare il prezzo della benzina a 1,20-1,25 €/ litro.

Scommettiamo che resterà fissa a 1,4?

Aggiornamento.

Ok, ammettiamolo: sognare è facile. Già ieri l’OPEC ha tagliato la produzione di 520’000 barili al giorno (link qui): continueremo ad annaspare.

Alitalia, spiragli (macabri) di luce

Il sindacato della Cisl è pronto a firmare l’accordo. E a calare le braghe. In fondo è risaputo: siamo tutti gay col culo degli altri (per gli omosessuali: non me ne si voglia, nulla di personale, ma è una frase che rende l’idea) .

Tra l’altro sarebbe carino tornare ai tempi del “Patto per l’italia”. Chi erano i sindacati filo governativi che firmarono subito a scatola chiusa?

Air France accetta una quota di minoranza

Mi sembra giusto: in campagna elettorale erano i colonizzatori ma ora Silvio svende e spande.

Finalmente cominciamo a intuire perchè l’Italia ha bisogno di una compagnia di bandiera: altrimenti i nostri politici vedrebbero meno il diritto ai viaggi (pagati dai cittadini) sugli aerei di Stato.

Fosse un Uomo di parola, Silvio farebbe di tutto per stipulare la partnership con Luftansa, ma ormai il nano lo conosciamo, è solo un giocoliere.

Airfrance “accetta” una quota di minoranza (link qui) ma nulla si dice sulla stipula (non dichiarata) di opzioni put & call (per farla semplice) con cui gli imprenditori della cordata avrebbero già venduto il loro pacchetto. Si tratta di un furbo investimento: oggi azioni + opzioni, tra 5 anni rivendono (a un prezzo prefissato quindi il guadagno è certo) e tengono in cassa denaro esentasse da investire nei lucrosi e sostanziosi appalti dell’Expo.

Il cardinal Trojani

La figura del commissario Trojani è la più comica di tutte. Ma la dice lunga sulla furbizia di Silvio la Volpe. Se l’Unione Europea è l’unico vero ostacolo alle sue cazzate allora tanto vale aggirare l’ostacolo. Il commissario UE ai trasporti è guarda caso un esponente del Partito delle Libertà (condizionata, citando un illustre giornalista). Lo stesso Commissario nei giorni scorsi si mostrava fiducioso sull’approvazione del piano. Ma neanche lui, per appoggiare Silvio, può sbilanciarsi molto (link qui). La poltrona prima di tutto

Gli USA senza lavoro?

A quanto pare sì: 6,1% di disoccupazione. (link qui)

Sembra che il dato che più abbia sorpreso gli analisti, che forse si aspettavano il reclutamento di 10 mila soldati per attaccare la Russia in Olsezia.

Mah! Cosa penseranno mai questi analisti? Gli USA in guerra? hanno altri problemi.

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