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[Bozza soggetta a revisione non destinata alla pubblicazione]
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Le bugie hanno le gambe corte
Così recita un noto proverbio, saggezza popolare. Altresì pare che Silvio non spicchi per la sua spiccata altezza e questo dovrebbe già suggerirci qualcosa.
Era il mese di febbraio e Silvio in aperta campagna elettorale invocava i sindacati dei piloti perchè sabotassero le trattative di vendita di Alitalia ad Air France. “C’è una cordata italiana” – diceva – richiamando i valori patriottici della bandiera, dell’occupazione, del colonialismo straniero.
I sindacati, dal canto loro, gli hanno creduto, come ipnotizzati dal canto della sirenetta di Arcore che profetizzava un avvenire migliore stigmatizzando l’iniziativa transalpina.
A conti fatti in questi 7 mesi di cordate se n’è fatta solo una, all’ultimo minuto: era composta da una dozzina di imprenditori edili (palazzinari) 3 banchieri, 2 mezzi industrialotti (Panetton e Stronchetti) e due imprenditori che di mestiere producono e vendono motorini e scooter: sono i cosiddetti Light Transport Vehicles. Con queste premesse c’era da aspettarsi un piano industriale di ampia condivisione e sicura efficacia: proprio quello che è successo nelle ultime due settimane.
CAI?
Quel tedesco dormiente
Hai visto mai che la tanto cagnara sul vettore straniero e la crociata gallica contro Air France dirigano Alitalia verso Francoforte? Se Lufthansa era la prima scelta di Scolaninno ora appare più che mai in voga. Il clima di terrorismo psicologico che aleggiava intorno al piano Spinettà ai tempi della campagna elettorale e poi sotterrato davanti a uno scempio legislativo indegno del Diritto (con la “D” maiuscola) negli ultimi tempi è diventato scontro durissimo. Perchè, a conti fatti, i sindacati dei piloti sono gli unici italiani che hanno tenuto la linea dura e imposto a Silvio di mantenere le promesse. I risultati, di quelle promesse e di Colui che prometteva, si sono visti. Ma se il Cardinale Silvio predica e razzola, e dispensa colpe e scarica responsabilità, è il capo dell’Inquisizione, il braccio armato, Letto che guida la missione diplomatica con Berlino. I tedeschi si sa: sono rigidi (link qui). Alitalia interessa, Alitalia è messa male etc etc. Sembra dunque che si continuerà a scorporare la “bad company” (ma il bad government resterebbe, quantomeno a Montecitorio) e sulla scia delle fondamenta del piano Fenice.
Il nodo irrisolto
Si sono fatti tanti discorsi, di facciata e di crociata. Si parla di questione sociale, di ammortizzatori, costi previdenziali, esuberi, riassorbimento e riconversione. Poco, anzi nulla, si è detto dell’altra parte del bilancio Alitalia. Che fine faranno Azionisti (spacciati) e Obbligazionisti (incerti)? Se davvero Giulio volesse continuare sulla linea delineata qualche settimana fa (usare i fondi dei conti dormienti per il rimborso integrale o parziale) scatenerebbe un pericoloso precedente. Più probabilmente si tornerà a prendere in considerazione la vecchia strategia di Romano il Crocifisso: Vendere, ad ogni costo. Quindi il governo rinuncerebbe alla sua quota e in cambio i compratori lancerebbero un’Offerta pubblica al mercato. Mercato che in teoria dovrebbe essere (UE a parte) l’unico arbitro della partita (link qui). A questo punto ci potrebbe anche stare.
Una nota polemica
Banca Intesa, come scritto in precedenza, era cofinanziatore (e curatore) di tutto il piano Fenice. Pur senza informazioni certe (e state sicuri che questo genere di informazioni non trapela mai, poichè trattasi di atto gravissimo) ho ipotizzato che la stessa Intesa fosse anche garante (tramite fideiussioni) o erogatrice (tramite prestiti di capitali) degli stessi imprenditori sottoscrittori della CAI. Questa ipotesi veniva formulata circa 3 settimane prima del crollo (finale) delle borse, della crisi del credito (settembre) del fallimento di Lehman e di tutta una serie di altri fatti e terremoti abbattutisi sui mercati finanziari di tutto il mondo. Ovviamente, alla luce dei recenti sviluppi Intesa non sarebbe più riuscita a erogare quel miliardo di euro di capitali necessari alla CAI. Oltre naturalmente, alle varie coperture di Circolante e degli altri capitali richiesti. “Riuscire ad erogare” in questo caso ha un duplice significato: recuperare i soldi necessari (questo non era un problema, Intesa è molto grande) e distribuirli senza dir niente a nessuno, mascherandoli in diversi contratti di facciata e copertura, e omettendo informazioni (non più possibile in questi giorni “critici”). Questo potrebbe spiegare, senza troppa superficialità, il perchè la CAI avesse cosi tanta fretta di chiudere con la formula dell’ultimatum “prendere o lasciare” e del perchè abbiano “lasciato” senza troppe parole (link qui).
Salvatori della patria
Le alternative son due: o quei piloti sono dei barbari devastatori, o sono dei salvatori della patria. Le loro parole, il loro comportamento (link qui) non lascia altre alternative. Contro lo statalismo, la legislazione selvaggia, l’oligarchia economica. Chissà che tra qualche anno non si dia loro ragione.
Quei giorni neri
Sembra lontano il terrore che aleggiava sopra London appena 24ore fa (link qui). 24 ore fa quando le banche centrali iniettavano liquidità per 180 miliardi di USD (link qui). Le stesse 24 ore fa in cui il Presidente USA annunciava (link qui) le misure straordinarie a sostegno dei mercati. Non mancavano i colpi di scena, come Warren che mette sul piatto 4,7 miliardi di dollari per un’acquisizione (link qui). Un segnale chiaro: anche in momento di crisi i deal si fanno. E ancora meglio: a saldo. Gli advisor finanziari (quelle stesse banche d’affati sul baratro, divisione Investment Banking o M&A) lavorano ancora.
Un giorno di respiro
E’ quello vissuto dalle borse americane. In calo quelle europee, gli operatori americani hanno deciso di scommettere il varo di un piano (complesso) di salvataggio per l’intero sistema finanziario a livello globale (link qui). La risposta viene dal forte aumento di Tokyo (link qui): si potrebbe prospettare che almeno gli effetti del panico si stanno riassorbendo. Ora bisogna tornare ai fondamentali, ma prima bisogna ancor più strenuamente levare il marcio delle c.d. “leve” dai contratti speculativi.
La Caccia al rifugio
Tassi alle stelle, mutui carissimi, Libor ed Euribor ai massimi e rendimenti reali incerti e inflazione incontrollabile. Questo, in breve, è lo scenario corrente (link qui). Si pongono 3 ordini di problemi: fiducia, controllo, Stato. La fiducia dei risparmarmiatori (che investano), dei lavoratori (che non demordano), dei consumatori (che non tirino troppo la cinghia) verso le prospettive offerte dal futuro.
Un futuro grigio e incerto, a tratti spaventoso. Si dice che una volta toccato il fondo si possa solo risalire. Il fondo toccato però è molto labile. Si può sempre sprofondare un pò di più. Risalire è comunque più lento. Sono bastati 15 giorni per tornare concretamente alle condizioni post belliche, i cui effetti possono avvicinarsi a quelli della crisi del ’29.
Gli studiosi dell’epoca vedevano un limite alla nazionalità dei mercati: se fossero stati integrati non si avrebbero avuto quelli effetti. Ora siamo al banco di prova: i mercati sono globali e integrati. Staremo a vedere. Chissà perchè ho la sensazione che questa integrazione (che pure è necessaria) non basterà.
In parallelo, SEC, FBI, e tutte le altre autorità nazionali dovrebbero accelerare il filing degli operatori finanziari: chi ha sbagliato (e molti, in buona e in cattiva fede lo hanno fatto) deve pagare. Con pene dure: il carcere. Perchè è l’unico segnale per dare fiducia ai cittadini verso la forza di coesione dello Stato. L’alternativa è l’anarchia. Perchè lo Stato ha già fallito nel dimostrare la sua capacità di controllo e sorveglianza. Ha fallito nella sua capacità di rinnovamento e ristrutturazione: con le prime immissioni di liquidità le banche centrali hanno finanziato i ribassisti, cioè coloro che prendevano il denaro in prestito agevolato e lo usavano per puntare al ribarso delle Borse, portando sull’orlo del collasso i mercati. Una strategia simile era quella seguita da Soros nei primi anni ’90. I banchieri e i cambiavalute dell’epoca ancora tremano al pensiero.La Caccia al rifugi 15 anni dopo, i loro successori, dimostrano di averne imparato la lezione seguendone l’esempio. Ora è il momento di pagare il conto. Fate che sia salato.
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Next generation network (NGN)
Si è trattato anche questo tema nella giornata odierna. Ne parla il garante delle TLC Calabràghe (link qui) che ha sottolineato come una rete non all’avanguardia possa vanificare i risultati ottenuti nel settore fino ad oggi. Non posso che essere d’accordo se solo il Garante non avesse adottato sin dalla sua fondazione un atteggiamento passivo di mero spettatore davanti agli abusi delle compagnie a danno degli utenti.
La lotta alla sopravvivenza
Non è finanza, e neanche business: si parla di biologia. Non è l’uomo che vince e plasma la natura. E’ il battere, che impara a sopravvivere all’antibiotico. Ne dà notizia il British Medical Journal citato da Repubblica (link qui). Il nemico ha un nome: Stafilococco aureo resistente alla meticillina (Mrsa), come capo della resistenza. Attenzione: viaggi e spostamenti umani sono accompagnati da melting-pot di batteri. L’invito è quindi a un uso più responsabile dei farmaci.Le risorse sono limitate, le possibilità di sopravvivenza anche.