Posts tagged: economia

Jul 04 2010

La sfida dell’impensabile – #unTHINKables – Part TWO

[DRAFT / BOZZA] WORK IN PROGRESS

unthinkables logo

Ci eravamo “salutati” qualche settimana fa con il primo post su UNTHINKABLES (link qui), l’evento organizzato dalla Bocconi Alumni Association il 18 e il 19 giugno.

Alla prima parte segue ora questo secondo intervento, sul tema WAVES, “La forma del Cambiamento nelle Relazioni”, oggetto della seconda sessione.

Apre la sessione il prof. Valdani, offrendo una relazione dal titolo: “The Challenges of the New Generation“. Valdani riporta il risultato di una ricerca in cui è stato chiesto al campione intervistato qual è stato l’evento più imprevedibile che ricordasse. I risultati sono curiosi:

  1. l’incapacità di risolvere la crisi del pozzo di petrolio nel golfo del Messico
  2. l’instabilità del sistema finanziario
  3. l’eruzione del vulcano islandese Eyjafjallajkull e il blocco del traffico aereo
  4. la disoccupazione
  5. il turismo spaziale
  6. la vittoria dei tre titoli da parte dell’Inter

Attenzione, ricorda Valdani, a non incorrere nell’effetto tunnel: seguire, cioé, chi sta davanti con un focus eccessivo sull’obiettivo, perdendo di vista cosa accade intorno e cosa ci circonda. L’occhio umano, in natura, percepisce il focus solo per il 5%. Le imprese, al contrario, sono solo focalizzate. Si origina quindi un problema quando l’attività aziendale è caratterizzata dalla troppa previsione a discapito dell’anticipazione. Questo aspetto è anche legato al fatto che le imprese non misurano l’impatto di ciò che da esse non viene fatto.

L’attenzione si sposta quindi sulle 3 “onde”

1 – Open Leadership e processi di co – creazione nella cultura dell’accesso

Nelle Comunità è solo l’1% che genera il cambiamento, il restante 99% è massa, the crowd, che lo riceve e porta avanti. Facebook, YouTube, i blog, si assiste allo spostamento dal “cloud computing” al “cloud thinking” al mondo del “3.0″. Internet 3.0 sarà un’intelligenza cosmica e umana.

2 – Downturn: l’era delle aspettative decrescenti

C’è crisi ma le persone mantengono la fiducia. Si assiste all’avvento di una certa forma di “sobrietà discrezionale” e a un downgrading verso i valori più tradizionali. Una sorta di low cost di valori, di ritorno al fai-da-te attraverso la nascita di una categoria, quella dei “dilettanti istruiti” che attuano il “wiki how”, imparando e mettendosi in gioco on-line.

La metamorfosi è del prodotto: da AVERE al BEN-ESSERE al CO-ESSERE trasformando radicalmente l’esigenza di customer experience finora concepita. Il valore percepito del prodotto si sposta così dall’essere un valore di “possesso” per trasformarsi in un valore di “interazione”.

3 – Orientamento verso l’etica: nascono i ribelli del mercato

Il potere sta sempre più passando dal brand ai consumatori. Il vecchio marketing era concentrato sull’offrire ampia disponibilità di prodotti di massa. Oggi è l’ INTERAZIONE ad essere la nuova priorità e i consumatori acquistano un’ ESPERIENZA, piuttosto che un prodotto. I prodotti e i servizi, quindi, devono diventare dei media.

La parola passa quindi a Nerio Alessandri, il fondatore di Technogym, che presenta il tema de “Il Ritmo delle Nuove Necessità”. Da subito, Alessandri, sottolinea come la CREATIVITÀ sia l’unico driver di tecnologia, mentre tutto il resto diventerà una commodity. I principi guida di Technogym sono rimasti, da sempre, gli stessi:

  • mettere in moto le persone
  • sicurezza
  • mix di funzionalità ed estetica
  • brand

Il tutto, messo insieme da un motto: “SE FUNZIONA, E’ OBSOLETO“. Anticipare i tempi richiede, tra l’altro, un coinvolgimento del cliente. Coinvolgimento che è anche quello di utilizzare i prodotti in azienda essendo al contempo produttori e clienti. Questo per offrire al cliente un’esperienza di valore. Incoscienza, inconsapevolezza e rischio sono i tre driver principale dell’INNOVAZIONE. Innovazione che impone un cambiamento continuo. Innovare significa quindi poter CREARE e poter essere creativi. L’innovazione è facile quando si è pionieri, poi è più difficile: quando si ha successo, non si ha più “fame”.

L’obiettivo di Technogym di creare prodotti unici e irresistibili ha aiutato ad alimentare questo processo di innovazione continua. La crisi, da questo punto di vista, ha creato una forte discontinuità. Solo i VALORI possono dunque rendere eterna un’azienda. Per Technogym l’obiettivo è rimasto quello di rendere il wellness accessibile alle persone, obiettivo accompagnato dal credo che “stare bene conviene”, tanto alle singole persone, quanto alle comunità e agli Stati.

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Jun 20 2010

La sfida dell’impensabile – #unTHINKables – Part ONE

[DRAFT / BOZZA] WORK IN PROGRESS

unthinkables logo

Nei giorni scorsi, venerdì 19 e sabato 20 giugno ho avuto modo di partecipare all’evento unTHINKables (link qui) ospitato presso l’Università Bocconi.

Una due giorni intensa, tra interventi di relatori di spicco e workshop, momenti di incontro, dialogo e confronto tra generazioni diverse di bocconiani e non solo. L’evento era, infatti, aperto a tutti, per quanto sia innegabile che la quasi totalità dei partecipanti fosse legato alla Bocconi Alumni Association (a vario titolo, link qui) oppure ancora studenti.

Mattatore della due giorni è stato certamente il prof. Alberto Grando, Dean della Scuola di Direzione Aziendale (quella degli MBA, per intenderci), e certamente personaggio di una simpatia trascinante e irresistibile.

L’avvio dei lavori è affidato al tema ON STRATEGIES che ha visto salire sul palco John Elkann, introdotto da Mario Monti (Presidente dell’Università Bocconi), che ha presentato tutti gli unthinkables che hanno caratterizzato la sua vita fino a diventare Presidente del Gruppo FIAT. Personalmente ho trovato la sua relazione alquanto deludente: molto sentita, molto personale, e questo ci sta, ma quasi “costretta”. Sembrava quasi il tema gli dicesse poco o, più semplicemente, era la lingua italiana a frenarlo: sembrava davvero prendere tempo per tradurre i propri pensieri, mentre sui monitor del wall si succedevano le fotografie più significative del suo percorso.

La prima sessione SHIFTS, è stata invece aperta da Tito Boeri, stimato economista (quello de “la voce”, per intenderci, link qui) e professore alla Bocconi, che ha trattato il tema di “Vecchi e nuovi confini“, sottolineando come i confini del mondo siano mutati, sotto diversi punti di vista:

  • la crescita economica (del PIL), oggi meno sincronizzata che vede il contrasto tra le vecchie economie che crescono poco VS le nuove economie emergenti;
  • i confini tra pubblico e privato (spesa pubblica / PIL), che vedono il trasferirsi del debito privato verso un sempre maggiore debito pubblico;
  • le nuove disuguaglianze (la quota di reddito detenuto dall’1% più ricco della popolazione).

Non dimentica Boeri come le nuove tecnologie di informazione abbiano cambiato il mondo senza trascurare come nonostante siano una grande opportunità per i Paesi sottosviluppati ma anche fonti di grandi disuguaglianze. Attenzione anche ai “WINNER TAKE-ALL” nei mercati e nelle professioni, dove i migliori sono anche coloro che comunicano di più (e meglio) e ai crescenti problemi di COESIONE SOCIALE.

Conclude, Boeri, ponendo due questioni: La capacità dei Governi (sempre più indebitati) di affrontare queste questioni e il mercato dei TALENTI in un mondo inevitabilmente globalizzato.

Francesco Caio ha condotto la transizione “Verso un mondo iperconnesso“, sottolineando come siano cambiate anche le unità di misura da PPM (pagine per minuto) a LOC/secondo (Library of Congress per secondo), come i sistemi anche laddove non siano in banda larga siano comunque ALWAYS-ON e come le tecnologie trasformino le società solo quanto diventano pervasive. Oggi il microprocessore, aggiunge Caio, ha lasciato il pc e gli oggetti hanno capacità elaborativa, memoria e connettività.

I nuovi business saranno caratterizzati da connettività, RFid, GPS, da iPhone per intenderci. Pensare cose impensabili nel mondo del possibile è stato il fattore di maggior successo di Apple: la rivisitazione di tecnologie già esistenti. Rispetto agli SHIFTS e agli UNTHINKABLES, conclude Caio, la vera differenza la fa la testa umana quando le energie pensanti entrano in movimento.

C’è un forte bisogno di:

  • Considerare gli aspetti contabili, in primis il ritorno sugli investimenti;
  • Leadership;
  • Captare i segnali: gli UNTHINKABLES nascono fuori dal nostro contesto.

Andrea Guerra, Amministratore Delegato di Luxottica, ha invece affrontato il tema delle “Tough Choices” (scelte difficili, ndr). Guerra ha sottolineato come sia cambiata la geografia del proprio lavoro: negli ultimi 60 giorni è stato negli UAE, in India e in Cina, ma non è mai stato né a Roma, Francoforte o Parigi. Questo cambio nell’agenda è stato uno shift per tutti. Oggi è fondamentale avere successo in luoghi lontani, contesti difficili e culture complesse. L’obiettivo che si è proposto, nel lungo periodo, è di dare mestiere a persone che “sappiano scrivere su pagine bianche”. Lo SHIFT corrente muove dal Conto Economico per guardare allo Stato Patrimoniale: fondamentale è per le aziende avere solidità patrimoniale per guardare al lungo periodo anche sopportando perdite.

Lo SHIFT per le Risorse Umane (HR) vede le organizzazioni alla ricerca di cittadini del mondo, che sappiano comunicare con strumenti nuovi, perché ormai le organizzazioni lavorano su 24h di fuso orario. Anche la stessa tecnologia viene usata in modo diverso nei diversi Paesi. Lo SHIFT delle tecnologie digitali è anch’esso imprescindibile.

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Jun 04 2009

Una crisi da non sprecare

[bozza]

 

è l’invito di Federico Rampini (Repubblica) intervenuto al festival dell’Economia (Trento ’09). Un bell’articolo di Repubblica (link qui) invita a non disperdere la lezione di questa crisi. Il capitalismo moderno, quello più libertino,  ha preteso di esser lasciato agire incondizionatamente sulla base del ricatto di essere un sistema “efficiente”. La crisi ha fatto cadere questo assunto: il capitalismo non è malvagio ma, come ogni sistema, ha bisogno di regole, confini e binari entro cui muoversi. Tra questi, non deve più mancare una politica volta a ridurre la disuguaglianza sociale.

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Mar 02 2009

lungimiranza…in tempi di crisi

[Bozza]

 

In tempi di crisi si dovrebbe dimostrare capacità tattica, e strategica: in una parola lungimiranza.

Guardare avanti, guardare lontano e, soprattutto, guardare oltre: una ricetta a parole semplice, nei fatti più complicata ma in Italia sembra essere addirittura impossibile. Misure a sostegno del reddito per disoccupati e precari non sono attuabili per i vincoli di bilancio dovuti al debito pubblico eccessivo. D’accordo, diciamo, ci sta. Ma che senso ha, dunque, aprire i casino (link qui) ? Spingere la gente al gioco?

Il codice civile contempla l’eccezione di giuochi e scommesse, ma a conti fatti, col gioco, con la lotteria e con l’azzardo ci guadagna solo lo Stato.

A discapito dei suoi cittadini

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Nov 30 2008

La crisi: sempre più critica

[Bozza]

Le rilevazioni dell’Istat (link qui) una volta tanto potrebbero aver colto la reale situazione del paese.

La deflazione sembra imperare: si tagliano i prezzi dell’energia e della produzione industriale, perchè la domanda è in brusco calo e le imprese riducono la produzione, dove non chiudono i battenti.

Salgono però i prezzi degli alimentari e la situazione si fa critica: si rischia di non avere risorse per i beni di prima necessità.

I vincoli sui bilanci delle famiglie si sono fatti e si faranno sentire: a qualcosa bisognerà rinunciare e checché ne dica Silvio (che coi suoi circa 10 mld di euro di patrimonio la crisi non lo sfiora minimamente) l’ottimismo non può imperare nelle folle.

Il sogno che ha venduto in campagna elettorale: la figura vincente, icona dell’italianità e della ricchezza si sta rivelando più fumo che arrosto. Anzi, fumo di scarico piuttosto che fumo da cucina.

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Nov 30 2008

Il ponte? Sempre più stretto!

[Bozza]

Non è una novità: il ponte sullo stretto di messina puzza. Di mafia, di irregolarità, di sperpero di denaro e risorse pubbliche, di stupide promesse elettorali da realizzare ad ogni costo. Perchè il popolo guarda alle grandi opere e non chiede conto di come viene investito il proprio denaro.

Ottima premessa. Davvero triste. Siamo noi i veri killer della costituzione: il popolo sovrano, che troppo demanda. E nulla controlla.

Vi ricordate del ponte? Delle critiche, delle speranze e dell’ironia del celebre ing. Cane?

A distanza di 7 anni, e dell’opera incompiuta (se mai neanche iniziata) ecco che saltano fuori le rettifiche, gli errori, i “mea culpa” (link qui)

Provaci ancora, Renzo

La notizia in sordina del giorno: non c’è il due senza il tre. Saggezza popolare? Non esattamente: piuttosto, l’ennesima brillante performance del “delfino” dell’onorevole, papà Umberto. Renzo è stato, ancora una volta, bocciato (link qui). O “segato” com’è in voga dire tra i giovani studenti. A questo punto si avanzano diverse alternative: dal Cepu, a una legge ad personam, a un ulteriore emendamento alla riforma Gelmy, o chissà cos’altro si inventeranno. La laurea serve: per immagine. Altrimenti con che coraggio sarà un politico costui?

Ma detto sinceramente: io, come politico, proprio non lo voglio.

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Nov 24 2008

Bianco natal…. al verde!

[Bozza]

 

Chissà: come sarà il prossimo Natale? Già, chissà.

In genere Natale è sempre un banco di prova. Si approvano le finanziarie, si guarda all’anno nuovo che incombe e si tirano le somme dell’anno in corso che improvvisamente sembra già passato.

Quest’anno ci sarà qualcosa in più: uno spettro. Del malumore e della disoccupazione (link quiqui). Il clima (in senso lato) è quello solito del malumore e della paura: si rafforzano i timori per un futuro segnato dall’anno della più grave crisi del ’29.

Vi ricordate il 2001? Fu un dicembre insolito, segnato dal ricordo sempre vivo delle vittime delle Torri Gemelle. All’epoca però regnava la coesione, tutti uniti nel ricordo e nella lotta contro il terrorismo. Per noi italiani, in parallelo, era anche il periodo della crisi della fiat, che bruciava denaro e sussidi pubblici, che sembrava spacciata destinata ad essere venduta alla GM. Passano gli anni: davvero. Lo sa bene GM che ora è al collasso e rischia il fallimento (link qui).

Il bisogno di una imprenditorialità nuova

Ne abbiamo viste e sentite tante negli ultimi mesi. La palla rimbalzava dal governo ai sindacati agli industriali in un triangolo (amoroso?, forse) morboso e incomprensibile. La fuga dalle responsabilità è un paradosso tipicamente italiano: nessuno può essere chiamato a rispondere dei propri errori perchè ormai ogni reato (a parte l’omicidio, a patto che la scientifica trovi qualche prova, nota polemica ai casi di cogne e perugia) è stato depenalizzato, de iure o de facto, che dire si voglia. Quindi, a sto punto, se tanto non vieni punito, caro politico, perchè non ammetti le tue colpe? sarebbe almeno una, seppur magra, soddisfazione.

Quello che manca a livello imprenditoriale, in italia, è una competenza diffusa. L’azienda, in senso ampio, è quell’entità privilegiata che dovrebbe avere come mission la creazione di ricchezza e benessere. L’idea, ad uno stadio avanzato, è che non sia solo l’imprenditore a beneficiarne ma ogni soggetto che con l’azienda venga a contatto, a qualsiasi titolo. Quando questo avviene, unita a una componente innovativa che dovrebbe caratterizzare la combinazione prodotto/servizio offerta, si pongono le basi per il progresso.

A volte questo aspetto viene dimenticato: le imprese diventano quindi dei bancomat per gli imprenditori che le spremono fino all’osso per depredarne gli utili per mero egoismo personale. 

Si pone, allora, l’esigenza per un’impresa nuova (link qui). Qualcosa di nuovo sì, o forse d’antico (cit.).

Quando un’impresa per mantenere alto il reddito va a sacrificare la forza lavoro (es. Fiat, di ieri e di oggi) si crea uno squilibrio interno nell’economia reale tale per cui l’acquirente non dispone di risorse per gli acquisti e taglia le sue spese in misura ancora maggiore di quanto necessario, andando così a compromettere anche il proprio sostentamento. E’ una sorta di prudenza “innata” per cui si tende a privarsi del necessario pur di mettere da parte qualcosa per affrontare tempi bui, e peggiori (se possibile) di questo.

Questo squilibrio sfocia nel calo della domanda che a sua volta determina un calo del fatturato delle imprese: aumenta l’invenduto quindi si avviano iniziative di svendite e saldi selvaggi per fare cassa, riducendo ancora di più il fatturato e bloccando la produzione, lasciando, infine, un numero ancora maggiore di disoccupati.

La semplificazione è forse eccessiva ma rende l’idea di quello cui stiamo andando incontro. 

Bisogna che a fare i sacrifici siano gli imprenditori, riducendo i profitti immediati per tenere alta la domanda (presente e futura).

L’intervento del governo

Qualunque cosa si voglia pensare in merito, è evidente che il governo non abbia le idee chiare su come attuare il proprio intervento e la portata dello stesso. Si direbbe che i temi di alitalia (svenduta al polo oligarchico degli amici del premier, link qui) e giustizia preoccupino più della crisi economica.

Il governo ha “dichiarato” (ma non ancora varato) una serie di iniziative piuttosto vaghe (link qui): ires e sussidi. Potrete facilmente trovare nella rete diversi interventi del perchè non bisogna utilizzare la leva fiscale in momenti di crisi (si tolgono risorse al futuro, quindi se la crisi dovesse aggravarsi saremmo spacciati) ma della necessità di interventi più strutturali: taglio delle spese non welfare (stipendi dei politici, costi della politica, risorse a pubblica amministrazione inefficiente o non dispensabile) e investimenti e sussidi per tenere alta la domanda. Ulteriori pacchetti dovrebbero poi essere varati per il rilancio dei mercati finanziari (riportabilità fiscale delle perdite oltre i 5 anni, oppure loro trasferibilità) e favorire la concorrenza e la creazione di nuovi posti di lavoro.

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Nov 05 2008

Mr. President

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Cronaca di una vittoria annunciata, anche se all’inizio McCain sembrava riuscire a tener testa: la vittoria democratica è stata impressionante (link qui). Fiduciosi possiamo dire: “yes, we can”

Fiducia sarà anche la parola chiave dei prossimi mesi. E’ sempre in calo, più meno ovunque, e per ogni settore (link qui). Che si tratti di un pessimismo cosmico e cosmopolita?

Le borse sembrano pensarla diversamente, scontando le preoccupazioni sul futuro: l’euforia di ieri sembra un lontano ricordo (link qui).

l’italietta arranca
Una delle più accese preoccupazioni a proposito dell’italietta è l’enorme debito pubblico che impedisce di agire prontamente varando ogni manovra anticrisi immaginabile: ogni scelta dev’essere ponderata e ogni conseguenza immaginata. Un lavoro non facile.
Due modi di affrontare il problema, la proposta di Tito (link qui) e le dichiarazioni di san Giulio (link qui).

no alitalia no party
Non si smette di parlare di alitalia: tra il commissario al “lavoro” (link qui) e le proteste in atto. A che gioco giocheranno Scolannino e soci? In altre speculazioni ci sono spesso assets più o meno considerati: a volte gli immobili, a volte marchi o brevetti, da vendere e fare cassa. In alitalia non c’è nulla, o poca roba: i profitti si fanno a spese dei passeggeri e sulla pelle del personale.

quanto rende un social network?
molto poco, sembrerebbe. Anche il mito di facebook, il social network che dilaga senza controllo mietendo fedeli e nuovi iscritti come mai prima d’ora, comincia a fare i conti con un modello di business “total free” che non appare più sostenibile (link qui).

big g lascia yahoo
Si rompe uno degli accordi più discussi dell’estate. Mentre Yahoo scappava dal leone Microsoft, ecco che cercava rifugio nella tana del motore di ricerca più utilizzato al mondo. Ora il terreno comincia a tremare e ci si interroga sul futuro di yahoo (link qui).

(ab) uso della forza
E’ l’ennesima protesta di Silvio. Utilizzo della forza, reale o minacciato. Gli effetti sono dubbi, ma duplice: devastano i negozianti (come a piazza navona, a roma) e devastano l’immagine del governo. Immagine che ora viene affidata a Mara.
Non parlerò dei 16 mld di euro di infrastrutture promesse (link : non posso neanche aspettarmi che egli paghi di tasca propria, mancherebbero comunque 10 miliardi.
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Una sottoscrizione
Sottoscrivo il motto dell’On. Guzzanti:
“abbasso la mignottocrazia, viva la repubblica”
(link qui, qui e la ripresa di repubblica.it, qui).

gli ultimi 4 anni di vita
E’ una curiosità già abbastanza dibattuta: restano 4 anni di vita per il mondo (link qui). Quanto ci sarà di vero? Nescio, chissà.

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Oct 21 2008

Salam, dottor….

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[Bozza soggetta a revisione non destinata alla pubblicazione]
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I libici entrano in Unicredit (link qui), la (s)banca martoriata dal mercato negli ultimi tempi. In alcuni post precedenti segnalavo come sarebbero gradite le dimissioni del top management, o la loro sostituzione coatta, per la scarsa credibilità di cui sono depositari agli occhi del mercato. Ora tra gli azionisti vige il “placet” (link qui) di coloro che vedono arrivare capitali freschi (che non devono sborsare). Niente male, sembrerebbe un bel colpo di male. La Libia, tuttavia, non è nota per essere una benefattrice. Diviene necessario quindi chiedersi cosa è stato promesso, o cosa vogliono, i libici come contropartita.

Salvate gli alberi (e l’ambiente)

Salviamoci da noi stessi: mettete a tacere il nostro governo, per favore. Continua la battaglia sul limite alle emissioni e sul clima. Anziché cercare il dialogo l’italietta sceglie, come sempre, la strada del veto (link qui). Ribadisco e rincaro: è assurdo vedere come il ministro per l’ambiente anzichè parlare di sviluppo sostenibile si faccia paladino dell’industria (link qui).

Ovviamente, da parte sua, l’Unione Europea non può che smentire le stime italiane sui costi (link qui).

La prostituzione dei custodi di Wall Street

Quando si diceva che il mercato è sovrano si intendeva in termini di allocazione ottimale delle risorse. Ora la sovranità non viene certo messa in discussione, ma l’allocazione “ottimale”, alla luce dello statalismo certamente sì. Nuovi incentivi (link qui), certo. Mentre in Europa l’euribor continua la sua lenta (anche troppo) ma doverosa discesa (link qui), Bernanke cede al ricatto degli speculatori e prepara nuovi “incentivi”(link qui).

L’intervento del governo potrebbe anche apparire doveroso, ma rendersi galoppino dei ricatti del mercato davanti a un rischio recessione proprio può essere una strategia suicidio. Sperperare risorse ora, risorse pubbliche (dei cittadini quindi) può significare sprecare cartucce preziose e rimanere senza munizioni se la crisi dovesse continuarsi. Non è facile controllare una spirale quando implode, è come un buco nero: fuori controllo.

 

Nel frattempo

I giovani italiani bevono (link qui). Non solo i giovanissimi ma di sicuro essi sono la parte più sensibile. Anche nelle fasce intermedie non si sta tranquilli: gli incidenti di ogni week end la dicono lunga.

Per Merril Lynch si prospetta una valanga di licenziamenti (link qui).

Intervento del Papa (stavolta legittimo) sull’abbandono degli “inguaribili” (link qui).

Tradimento del luogotenente Powell: si schiera dalla parte di Obama (link qui).

Nell’italietta arriva una ventata di decenza. Peeeeecorella si ritira (link qui).

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Oct 06 2008

C'è qualcosa di antico in questo nuovo

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[Bozza soggetta a revisione non destinata alla pubblicazione]

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Sembra questo il significato intrinseco nelle parole del ministro per le attività preventive in UK che teme gli effetti distorti derivanti da una mancanza di coordimento tra le iniziative dei diversi paesi UE (link qui). Sulle stesse corde il ministro spagnolo: l’iniziativa dev’essere europea (link qui). Sono i primi commenti a caldo post G4 tenutosi nei giorni scorsi. 

La volontà politica vuole restituire fiducia e serenità ai mercati. La ricetta è quella semplice, ma non banale, di stabilizzare le banche assicurando i depositi. Tutte le autorità europee si sono dette favorevoli (link qui).

C’è un piccolo dettaglio, che sfugge ai più: ha davvero senso proteggere i risparmi dei cittadini col denaro pubblico, e quindi dei cittadini stessi? I cittadini saranno davvero così ingenui da bersi la storiella?

Forse sì, e la spiegazione non è scontata. La soluzione viene suggerita prendendo spunto da alcuni diktat della “teoria dei giochi” (game theory) corretta per l’azzardo morale (moral hazard). Alcuni paesi hanno dichiaratamente annunciato le proprie politiche di salvataggio del sistema bancario locale. A questo punto, se uno degli altri Paesi non facesse altrettanto si verificherebbe una “fuga” di capitali verso i paesi più “protettivi” svuotando le casse degli altri. I primi beneficerebbero della disponibilità di ingenti capitali (e quindi si stabilizzerebbero) mentre i secondi si ritroverebbero le casse “svuotate” e vedrebbero la propria stabilità messa in discussione.

E’ per questo motivo, così riassunto, che sebbene i terremoti borsistici abbiano il proprio epicentro negli USA, anche tutti gli altri Paesi (specialmente europei) devono attivare delle politiche proprie (gli studiosi di fisica chiamerebbero questo fenomeno “azione-reazione”). Ancor di più questa spiegazione aiuta a capire perchè i vari capi di stato europei temono “iniziative proprie” dei propri colleghi e invocano un coordinamento centrale: il primo che “progettesse” le proprie banche, nazionalizzandole, ricaverebbe immensi benefici, a scapito di tutti gli altri,

E’ questa la vera paura, quella più grande.

Cavaliere, per carità, si informi

Mentre Angela, Sarkò e gli altri si affaccendavano per proporre soluzioni, Silvio ha avuto il tempo di commentare ai giornalisti come “il sistema bancario italiano non sia fondato sulla finanza” (link qui). Ottimo, verrebbe dunque da chiederci su cosa sia fondato. Patatine? Pubblicità? Vallette e star system? Potrebbe anche essere, ma evidentemente Silvio (forte di una laurea in architettura e una in giurisprudenza, ordine ed honorem messi a caso) non ha ancora chiaro cosa stia succedendo nei mercati internazionali.

Giulio proporrà all’Ecofin di istituire una riserva “panEuropea” finanziata col 3% del PIL di ogni paese. Ottimo per l’Italietta che, così facendo, contruibuirà meno degli altri paesi. Ognuno farà la sua parte (link qui

Dunque, ricapitolando: l’italietta non riesce a destinare un 2,5 % del PIL in ricerca e sviluppo, non ha soldi per pagare gli insegnanti, né per far funzionare i tribunali ma riuscirà a sperperare denaro in Alitalia – CAI e a finanziare un fonto europeo. Ottimo.

I “no” all’iniziativa, tuttavia, non sono mancati (link qui)

Se Confindustria batte cassa

Tra un attacco ai sindacati (link qui).

E’ quantomeno bizzarro constatare come a grandi evasori in periodi di vacche grasse corrispondano grandi obuli quando le cose van male. Settimana scorsa rubricavo quel “ministro” dell’Ambiente a difesa della FIAT, oggi la mia attenzione va alle dichiariazioni della (g)Emma di Confindustria che invoca interventi dello Stato e della BCE per immettere liquidità (link quiqui). Immettere liquidità del sistema vuol dire dare soldi. Dare soldi alle banche perchè finanzino le imprese. Soprattutto, vuol dire denaro facile, da prestare senza troppi se e senza ma. Questa fu anche la politica USA nel periodo post 11 settembre. Tassi bassissimi, prestiti a chiunque li richiedesse e finanza “creativa” e fuori controllo.

Paradossalmente è stato proprio questo “denaro facile” a creare squilibri sui mercati. E giustamente la soluzione che invocano per spegnere l’incendio è gettare altra benzina. Devo ammetterlo: sono geniali.

Gli USA, e getta

Nel frattempo il Congresso USA ha approvato un piano da 850 mld USD per risollevare le sorti dell’economia. Un piano talmente ben congeniato che pochi minuti dopo la sua approvazione wall street già perdeva l’1,52% (link qui). Intanto, accanto alle belle parole dei “grandi” del G4 cominciano a mancare i fatti (link qui). Più che capi di governo, in effetti, sembravano compagni di merende pronti a parlare dei propri dirimpettai.

La rinascita del sistema

E’ recente la notizia che coinvolge Wells Fargo e Wachowia (link qui). Questa potrebbe essere ricordata come il momento della rinascita del sistema finanziario. Almeno così sperano gli operatori: incerta rimane la situazione dei 312 miliardi di debiti ancora in bilancio nella società target. L’operazione vede un controvalore di 15,1 mld di USD. Non sarà in contanti, tuttavia. Come prevedibile, soldi non ce ne sono, quindi vi sarà uno scambio azionario.

In questi momenti di incertezza è forte il ritorno all’amatissimo passato. Ne sa qualcosa UBS (link qui) che ad ogni taglio nelle linee di investment banking vede la propria quotazione riprendersi. 

Lo strano caso di Unicredit e Mr. Hyde

Unicredit ha bisogno di soldi. E’ evidente. L’epoca dei giochi e dei trucchetti contabili è finita. Quando una banca decide di pagare un dividendo in azioni (significa che a pagarlo è il mercato, quindi penalizzando ancora di più il titolo). Domani ci sarà la resa dei conti: intanto… (link qui)

Quel federalismo all’italiana

Sebbene mi lasci perplesso da più punti di vista mi asterrò per ora dal commentare (anche a causa dell’ora tarda) il federalismo all’italiana approvato nei giorni scorsi. Già il fatto che porti il nome “DDL Scalderolio”( censuro il nome per le solite ragioni) è fonte di preoccupazione. Ben altro ci sarebbe da dire circa le fonti di finanziamento e la redistribuzione. Nel frattempo vale l’invito a leggere cosa ne pensa Eugenio (link qui).

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