Posts tagged: bce

Jan 04 2009

Giocando la carta, cartolarizzando

[Bozza]

Bisogno di cassa, per le banche italiane, o meglio di patrimonio (tier-1, o assimilato, ndr).

E’ così per Unicredit, che cartolarizza tramite Fimit i suoi gioielli di famiglia (link qui) per un controvalore di 930 €mld.

Il tutto reso ancora più necessario dalle conseguenze delle perdite derivanti al crac Madoff (link qui).

BC’E’ o B non c’è?

La BCE dal canto suo non sta a guardare, e prepara un nuovo taglio dei tassi prevedendo qualche primo segnale di ripresa solo nel 2010 (link qui). Mi son sempre chiesto quale fosse la strategia dei banchieri europei. Combattere l’inflazione, almeno così si disse, e ciò è ecomiabile. Allora questo significherebbe che per la FED (la banca centrale americana, ndr) il pericolo inflazione dovrebbe essere meno importante, e forse non è sbagliato neanche questo qualora vi fossero concrete prospettive di rallentamento dell’economia. Aristotele direbbe che la virtù sta nel mezzo, e forse questa è l’unica posizione davvero opinabile: in economia l’ignavia non ha mai premiato nessun decisore, pardon, policy maker. Stare a guardare, in sintesi, potrebbe essere la scelta da evitare ad ogni costo. Attenzione, però, a non cadere nella trappola del decisionismo assoluto, del policy made for policy itsake, cioè senza una valida strategia. E il pensiero strategico, si sa, richiede priorità e lungimiranza, in una parola: vision. Portando i tassi a ridosso dello 0 teorico, la Fed si è bruciata la possibilità di varare ulteriori manovre qualora le contingenze lo richiedessero. Non solo: la montagna incalcolabile di dollari immesse sul mercato potrebbero causare altri shock economici legati alla svalutazione della valuta statunitense e alle prospettive di un’inflazione incontrollabile quando l’emergenza “crisi” dovesse rientrare.

A questo punto la “gara” si concretizzerebbe a livello di sistema economica più di quanto non si immagini: se le “aspettative” (expectations, in gergo tecnico, ndr) degli operatori dovessero disgraziatamente includere lo scenario di una spaventosa inflazione (difficile da ipotizzare, ma non impossibile) allora l’effetto di tutti i recenti interventi verrebbe vanificato e spazzato via d’un soffio.

Ne è consapevole il presidente Obama, che punta a rafforzare l’occupazione (link qui) e il congresso usa che ha stanziato centinaia di mld di USD (link qui)

Un minimo respiro sembrano averlo tirato le borse alla prima giornata di contrattazione del 2009 (link qui).

Lontano dalla crisi sembrerebbe invece il comparto alimentare (link qui)

Quelle cassandre scongiurate

Sono quelli che prevedevano un crollo nei consumi pure nella stagione dei saldi, come il presidente di federconsumatori, il quale ha sostenuto che il 50% delle famiglie non disponesse dei budget necessari a far fronte allo shopping post natalizio (link qui).

L’Europa al fresco

Continua lo scontro tra Ucraina e Russia (Gazprom) sull’erogazione di gas. Chi rischia di pagare le maggiori conseguenze del debto ucraino è però il resto d’europa che si vedrebbe ridotte le forniture di gas proveniente dalla “madre” Russia (link quiqui). Chissà che l’”amico Putan” (nome alterato, ndr) di zio Silvio non venga in soccorso. Già, chissà.

Intanto, i paesi produttori di petrolio, indipendentemente dalle decisioni dell’OPEC hanno dato il via a iniziativi di tagli alla produzione. Argentina in testa (link qui).

Papa Pio tta

Anche il papa si improvvisa economista (ci mancava, per l’appunto) e riferisce che “per i precari serve un lavoro dignitoso” (link qui), ma se l’avessero non sarebbero più precari, per l’appunto. E forse a questo il papa non aveva pensato prima di pagare i ragazzi che lavorano per la città del vaticano in nero.

Nessun segno di rinuncia, però, ai contributi derivanti dall’8 per mille, dal 5 per mille, e dagli altri trasferimenti statali, da parte del vaticano in favore delle famiglie di neo disoccupati, dei giovani e degli altri soggetti colpiti dalla crisi. Meglio continuare a investire nelle missioni del terzo mondo (iniziativa lodevole) e negli affari mai chiariti dello IOR con la malavita organizzata e le mafie di tutto il mondo.

Sulla stessa linea anche la CEI, presieduta da Bagnascu (nome alterato, ndr) che auspica a meno litigi nella politica italiana (link qui). Non è l’unico, mi creda, Monsignore, non è l’unico.

Ma sui finanziamenti alla scuola cattolica io non transigo: l’italietta è uno Stato laico e non ha religioni ufficiali o di stato. Quindi se da un lato è giusto che chiunque possa fondare e gestire una scuola o altri istituti di educazione in nome della libertà di iniziativa economica e della produzione di cultura, è necessario, dall’altro, che tali istituti privati si mantengano grazie alle rette dei propri iscritti e non grazie ai sussidi statali. Così ci sarebbero più risorse da destinare alla scuola pubblica, per investire in educazione e manutenzione.

A quei sindacalisti

A tutti quei soggetti che hanno accolto e sottoscritto le parole del pontefice, esprimo tutta la mia compassione.

Invece di prevedere iniziative di welfare e di estensione delle tutele anche ai lavoratori c.d. “precari” sarebbe forse meglio varare quelle riforme al sistema produttivo nazionale affinché vengano regolarizzati. E forse sarebbe meglio per tutti.

Petrolio…. e poi?

Un tempo si diceva che sotto ai 70 dollari al barile non fosse conveniente guardare ad altre fonti di energia. Infatti, progetti e sperimentazioni a parte non è che si sia fatto molto per differenziare le fonti negli ultimi 30 anni. Nel corso del 2008, col petrolio a 150 dollari sembrava che si fosse finalmente giunti a un punto di non ritorno: la fame d’energia del pianeta è troppa rispetto ai combustibili fossili estraibili. Il rischio è che ora, col rallentamento economico in atto, e il petrolio sotto ai 50 dollari al barile si interrompano tutti gli investimenti in fonti di energia alternative e rinnovabili (link qui). E sarebbe l’ennesimo fallimento della politica internazionale.

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Nov 06 2008

Quei retrofront necessari, ma poco dignitosi

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Si direbbe siano di moda: Gianfranco richiama il governo sulla finanziaria (link qui e qui). “Deprecabile se porrà la fiducia”: davvero niente male, considerando che viene pronunciato da un alleato.

Ma si sa: è lunga tradizione che gli occupanti delle presidenze di camere e senato dimentichino presto le loro origini in nome di una ostentata indipendenza. E la lista è lunga: Fausto, Pierferdinando, Franco, Marcello, etc.

Le famiglie, intanto, sono più povere.Banale? Fino ad un certo punto: sembrerebbe che il debito delle famiglie sia quasi aumentato dall’ingresso dell’euro (link qui). Non stento a crederci. Il problema è attribuire la colpa all’introduzione dell’euro: troppo facile.
Dal punto di vista puramente nominale il cambio di moneta è neutrale: tante lire avevi, tanti euro hai. La conversione non porta gravi squilibri e le eventuali differenze (che residuano dagli “spiccioli”) dovrebbero comunque essere riassorbiti a livello di nazione. Anche se fossimo stati più poveri di 10 mila lire a testa (sembra un passato lontanissimo, ma sono solo 6 anni) nel complesso non ce ne saremmo mai accorti.

tutta colpa dell’euro?
Il problema dell’euro è che il passaggio è stato gestito male. Soprattutto la questione degli arrotondamenti. Eviterò di polemizzare su chi ha gestito male il passaggio, ricordando solo che gli anni cruciali sono stati il triennio 2002-2004 quando la nuova moneta è stata introdotta a pieno regime. Al governo è rimasto, sempre e solo, lo stesso soggetto dal 2001 al 2006. Il vero problema, quello autentico, è quindi la cecità della gente.

In primo luogo è stata critica la gestione degli arrotondamenti. Mentre i prezzi all’industria venivano arrotondati per difetto, imponendo brusche riduzioni di prezzo ai produttori, nel commercio avvenivano per eccesso con un salto anche abbastanza netto. 1000 lire, al cambio 0,516 euro subito trasformati in 0,52 (già una “perdita” di valore dello 0,78% su base nominale), diventavano 0,50 nell’industria (-3,1% nominali) e 0,60 (+16,28%) nel commercio e nella grande distribuzione. Gli effetti, immediati e quasi “invisibili” come potete vedere, sono stati devastanti. Ricordo che tra i compiti della polizia locale, della guardia di finanza e dell’antitrust, c’è proprio quello di vigilare sui prezzi al dettaglio praticati dai negozianti. Nessuno, purtroppo, ha mai spinto perché questi controlli venissero condotti, in nome di un imprecisato liberismo economico (selvaggio) e autotutela di mercato (che non esiste).

La colpa, quella autentica, è dunque del governo che troppo impegnato nelle solite leggi ad personam, nelle guerre (travestite da missioni di pace) all’estero, nella “fedeltà cieca e indiscussa” agli alleati non ha saputo vigilare al proprio interno.

Le conseguenze, come sempre, non furono immediate. Al momento non ci si accorge di come cambiano le abitudini, i consumi, la ricchezza. Sono effetti a medio termine (i famosi 3-5-7anni) che puntualissimi sono arrivati. Si tenga conto che gli anni del 2002-2004 hanno visto il boom dei monovolume e dei SUV, veicoli enormi che consumavano spazio e carburante, mostruosamente inquinanti ma che davano l’idea di un livello di benessere incredibile. Eppure, con queste premesse, ancora ci si stupisce di quel -40% di vendite di questi veicoli. E anche degli altri (link qui).

bof, les italiens
Ma noi italiani, si sa, siamo molto inclini al perdono facile e al rapido dimenticare. Guardiamo al domani, e non al futuro, motivo per cui lo “ieri” si rinfaccia e l’altro ieri si dimentica. Le persone non cambiano, purtroppo, e i leaders politici nemmeno.

Finché leggeremo certe interviste (link qui) a proposito del vettore nazionale, che a conti fatti ci costerà tra i 3 e i 5 miliardi (tra costi diretti per lo stato, mancati introiti, tariffe più onerose per i viaggiatori, infrazioni europee e sussidi di disoccupazione, mobilità e cassa integrazione) quando, sempre a conti fatti, venderla ai airfrance ci sarebbe costata un quinto di questa somma. Pensate con quei 3-4 miliardi di euro quante iniziative a sostegno dell’economia reale si sarebbero potute prendere. E il governo, nella sua immensa cecità, continua con le questioni “personali” e la sua “linea dura” (ma poi, finora, ha sempre ceduto): il ministero del welfare docet (link qui).
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Good morning, Mr. President

Il risveglio a Obama arriva da wall street che gli ricorda che l’emergenza economica è ancora alle porte(link qui). Come innovare il mercato e gestirne i controlli più severi sarà una sfida importante e difficile (link qui).

Anche l’europa non se la passa molto bene (link qui e qui).

Un nuovo presidente, democratico, di colore, cresciuto socialmente e politicamente nei quartieri poveri della bella Chicago potrebbe davvero essere di stimolo. In primis per una maggiore tutela ambientale (link qui) e infine per l’intero programma che si propone (link qui).

La strada non è ancora iniziata (prenderà avvio il 20 gennaio 2009, almeno formalmente) ma già ci si attende molto dal nuovo Presidente che ha davanti a sé un’opportunità incredibile: dimostrare quello che sa fare ancora prima di insediarsi. Allo stesso tempo c’è un rischio, che incombe come una scure: la gestione delle aspettative. Il clima di consensi, forse anche eccessivo, ha davvero innalzato Barack a simbolo della speranza: ma la speranza, sulla scia dell’emotività svanisce in fretta, se tardano i risultati. Barack rischia di essere decapitato (politicamente) da quello stesso podio che lo ha innalzato al cielo.
Speriamo, invece, che l’esempio degli USA, di democrazia, di speranza e di rinnovamento possano trascinare e conquistare anche gli altri paesi del mondo. Dal g-8 al g-20 e che possa infine stimolare lo sviluppo dell’africa.
E il gossip? Comincia anche quello (link qui).

i due voltafaccia

Il primo è del governo: dopo la “linea dura” promessa da Silvio ecco che arrivano i fatti. Il governo fa marcia indietro su una parte della riforma Gelmini (link qui).

Yahoo, invece, sembra cedere all’antico fascino della disperazione e riaprire le trattative con microsoft (link qui). Lo avesse fatto 6-8 mesi fa avrebbe creato un valore incalcolabile per i propri azionisti. Verrà il management chiamato alle proprie responsabilità? In USA tutto può succedere.

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Oct 08 2008

Quando il ghiaccio diventa bollente

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[Bozza soggetta a revisione non destinata alla pubblicazione]

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Non è la solita retorica: lo sanno bene gli islandesi. La piccola isola di ghiaccio (“ice land”) sembra essere la prima vittima “eccellente” del tracollo dei mercati finanziari. Economia quasi interamente fondata sulle banche, che ovviamente la stanno affossando. Crollo della valuta, taglio del rating (link qui). Spettri dal passato che ritornano.

Sono le malattie di wall street (link qui), come batteri che si annidano e nascondono e quando si manifestano hanno una rapidità tale che infettano qualunque sistema.

Wall street crolla ancora (link quiqui), hanno perso credibilità i “signori della cassa”, cioè la Fed e il suo Governatore. 

I fanatici potrebbero pensare che quel “meteorite” caduto non sia casuale (link qui) ma che sia il richiamo a un nuovo ordine. Ovviamente io ironizzo, anche se il desiderio di rinascita e di nuova fiducia è comune in tutti. 

Lo sfondo di una presidenza USA ormai allo sbando che sarà ricordata per quanto di più nefasto l’America abbia mai vissuto (Torri gemelle, Enron e Worldcom, guerra in Iraq, Crisi subprime, bolle speculative e crollo di wall street). 8 anni di inferno si potrebbe pensare: basteranno per scegliere il successore? (link qui).

Dura a morire

Prosegue la linea dura di Trichet e della BCE. In un contesto di grande incertezza e scarsa coordinazione tra gli stati (link qui). Mentre la Bank of England abbraccia il socialismo più sfrenato acquistando partecipazioni azionarie nelle banche, un eventuale abbassamento dei tassi da parte della BCE in questo momento significherebbe l’aver toccato davvero il fondo.

Mentre ci si accorge che l’Europa sosterrà il 40% delle perdite (link qui) pesano le parole di Trichet sui limiti di intervento della BCE (link qui). Il rischio vero è il panico (link qui) ma è un rischio fondato. Fischer sanciva come l’inflazione fosse necessaria e funzionale all’aumento dell’occupazione.  Ora ci troviamo con l’inflazione alle stelle, l’aumento della disoccupazione, crisi del sistema finanziario e rallentamento della produzione. Anche il prezzo del petrolio potrebbe risentirne. Tra le leve, non esiste quella fiscale perchè i governi non hanno soldi. Quindi impensabile (almeno  a buon senso) un aumento della spesa pubblica. Una politica deflattiva, senza misure intermedie avrebbe effetti devastanti.

Ambiente

Sembra che pur in questo clima bollente si tentino gli assalti alla tutela ambientale da parte delle lobby (link qui). Speriamo riesca a resistere.

Quanta fiducia al maestro unico?

Da parte del governo tanta (link qui), da parte altrui molta meno.

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Oct 06 2008

Cassandra, Tyresia, e gli altri

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[Bozza soggetta a revisione non destinata alla pubblicazione]

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Il mondo tornerà presto ad affidarsi agli indovini, davanti ai modelli economici che saltano. Lungi da me citare Frà Giulio che mi dicono aver dato il meglio del suo repertorio all’ultima “festa” PdL a Milano (nei giorni scorsi, ndr). Perchè è così che gira il mondo, “panem et circenses”, il mondo va in miseria e loro “festeggiano”.

Proprio stanotte spendevo qualche parola sull’azzardo morale (e non sulla speculazione, come Giulio erroneamente pensa) come il vero fattore discriminante di questa crisi. Evidentemente è stato trascurato o sottovalutato dagli operatori e, ancor di più, dai propri governanti.

Di fatto, i banchieri centrali, iniettando ulteriore denaro hanno finanziato nei mesi maggio – settembre una sorta di “terrorismo borsistico”, in cui gli operatori in preda al panico han dimostrato di non avere il sangue freddo necessario per ripassare le “lezioni” che le crisi precedenti avrebbero dovuto insegnare. Il gatto si morde la coda, verrebbe da commentare, o, come piace al sottoscritto, “la spirale implode”.

Gli effetti dell’azzardo morale

Non li spiegherò in questa sede, ma vi invito a leggere il post immediatamente precedente a questo. In coerenza perfetta con quanto anticipato riporto come in Europa anche Svezia e Danimarca si stian muovendo a elargire garanzie ai depositi (link qui) mentre la BCE punta il dito contro l’Irlanda che, essendosi mossa per prima, ha ottenuto benefici spaventosi in termini di flussi finanziari in entrata. Intanto anche la BoJ (Japan) immette liquidità nel sistema per oltre 6 mld di Euro (link qui).

Abbiamo sottovalutato la situazione

Così rubrica la conference call il simpatico amministratore di Unicredit (link qui) il quale ammette come il proprio management abbia sottovalutato gli effetti della crisi. Il titolo sprofonda, letteralmente, in borsa e trascina anche i suoi pari. Niente male come effetto di un CdA straordinario come quello di ieri pomeriggio.

Spiace dirlo: ma tutto è andato come (im)previsto: come previsto dagli economisti (tra i quali impropriamente mi annovero) e come imprevisto da management ed azionisti. Intanto Unicredit viaggia alla deriva (link qui).

Non sono i soli

Certamente non sono gli unici ad aver sottovalutato la situazione: altrimenti i mercati non crollerebbero subito dopo l’annuncio delle misure di protezione dei governi. Come dire: se i politici vengono a salvarci, allora siamo davvero spacciati (link qui).

Una credibilità messa in dubbio

E’ il secondo (dopo l’azzardo morale) vero problema di questa crisi. Non si sa più di chi fidarsi e, ovviamente, si tende a non fidarsi di nessuno. Non per niente i vari antagonisti ai piani di salvataggio accusano di non prevedere l’azzeramento dei vertici delle banche prima di beneficiare dell’intervento. Come dire: prima di spartire l’oro, allontaniamo i banditi. Ragionamento che, per intenderci, sottoscrivo pienamente.

Il mondo nuovo

Lo invocava Giulio (con un neosocialismo) lo invoca il Papa (che non perde occasione di tacere, link qui) ora lo invocano anche Sarkò e gli altri (link qui).

Eviterò i commenti sull’intervento del Pontefice (“scherza coi fanti, ma lascia stare i santi”,recita un vecchio proverbio) limitandomi a ricordare la memoria degli scandali legati allo IOR e al riciclaggio di denaro proveniente da attività illegali. Ora, va bene distinguere la sfera morale da quella temporale, ma anche all’indecenza c’è un limite.

Tornano invece gli slogan per un mondo più “onesto, trasparente” per cambiare le cose, per rafforzare le regole e le autorità di vigilanza. Sono parole vuote poichè manca l’integrazione politica in UE che permetta iniziative davvero combinate. Invece, ora funziona così: ognuno agisce per sé e informa gli altri solo a cose fatte e solo parzialmente: aumentando gli squilibri di mercato.

Il demonio del libero mercato

Niente di più sbagliato. Il dio denaro non va demonizzato, semmai va amministrato. Non è il tempio del libero mercato il problema, semmai i suoi sacerdoti che male hanno abusato della fiducia in loro riposta.

Dice bene Tommaso quindi (link qui) che nonostante i molti errori commessi, esprime una visione chiara, almeno in teoria, delle virtù da intraprendere.

 

Nel frattempo anche Ebay ricorre ai licenziamenti di massa (link qui). il 10% della propria forza lavoro, per 80 milioni di USD di costo, circa 1000 persone disoccupate in più.

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Oct 03 2008

Sotto assedio

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E’ il modo più indicato per descrivere la situazione del sistema economico globale. Sotto assedio sono le banche, dapprima quelle di investimento, ora anche quelle commerciali. Sempre, in entrambi i casi, sono sotto assedio le banche centrali che continuano ad immettere liquidità nel sistema (e a “stampare” moneta, ormai senza controllo) pur di sperare di cambiare qualcosa.

Speravo che gli attacchi di George Soros del 1992 avesse insegnato qualcosa ai governatori delle banche centrali ma evidentemente è facile dimenticare le dure batoste che si prendono. Una sorta di rielaborazione del lutto (post freudiana, aggiungerei) cross-generazionale (anglicismo) dato che dal 1992 ad oggi sono cambiati i governatori di tutte le banche centrali.

 

Uni(s)credit

Sembrano lontani i tempi in cui i giornali di tutto il mondo pubblicavano la notizia dal titolo “Profumo uber alles”. Era il 2006 e il tema del giorno era la piccola grande banca italiana (piccola in Europa, minuscola nel mondo, ma Grandissima nell’italietta) aveva acquistato Hypo, una grande banca dell’area austro-tedesca.

Un colpo da maestro: acquisire la più grande banca tedesca, leader nell’erogazione di mutui. Peccato solamente che 15 mesi scoppiasse la bolla dei mutui sub-prime per cui tutti gli investitori in mutui si vedevano penalizzati sul mercato. Gran colpo, maestro.

Ben diversa la situazione odierna col titolo ai minimi da 11 anni.

Altissima la volatilità, bassissimo il prezzo: le condizioni peggiori per stimolare gli investimenti.

Da più fonti si apprende come Unicredit sia tra gli istituti più attivi sul fronte dei derivati: le cancellerie dei tribunali sono pieni di cause di risparmiatori e imprenditori caduti in rovina, grazie all’attività dei loro promotori.

Tuttavia, la spiegazione dell’assedio alla quotazione del titolo può essere, a pieno titolo, così sintetizzata: speculazione (link qui).

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