Giocando la carta, cartolarizzando
[Bozza]
Bisogno di cassa, per le banche italiane, o meglio di patrimonio (tier-1, o assimilato, ndr).
E’ così per Unicredit, che cartolarizza tramite Fimit i suoi gioielli di famiglia (link qui) per un controvalore di 930 €mld.
Il tutto reso ancora più necessario dalle conseguenze delle perdite derivanti al crac Madoff (link qui).
BC’E’ o B non c’è?
La BCE dal canto suo non sta a guardare, e prepara un nuovo taglio dei tassi prevedendo qualche primo segnale di ripresa solo nel 2010 (link qui). Mi son sempre chiesto quale fosse la strategia dei banchieri europei. Combattere l’inflazione, almeno così si disse, e ciò è ecomiabile. Allora questo significherebbe che per la FED (la banca centrale americana, ndr) il pericolo inflazione dovrebbe essere meno importante, e forse non è sbagliato neanche questo qualora vi fossero concrete prospettive di rallentamento dell’economia. Aristotele direbbe che la virtù sta nel mezzo, e forse questa è l’unica posizione davvero opinabile: in economia l’ignavia non ha mai premiato nessun decisore, pardon, policy maker. Stare a guardare, in sintesi, potrebbe essere la scelta da evitare ad ogni costo. Attenzione, però, a non cadere nella trappola del decisionismo assoluto, del policy made for policy itsake, cioè senza una valida strategia. E il pensiero strategico, si sa, richiede priorità e lungimiranza, in una parola: vision. Portando i tassi a ridosso dello 0 teorico, la Fed si è bruciata la possibilità di varare ulteriori manovre qualora le contingenze lo richiedessero. Non solo: la montagna incalcolabile di dollari immesse sul mercato potrebbero causare altri shock economici legati alla svalutazione della valuta statunitense e alle prospettive di un’inflazione incontrollabile quando l’emergenza “crisi” dovesse rientrare.
A questo punto la “gara” si concretizzerebbe a livello di sistema economica più di quanto non si immagini: se le “aspettative” (expectations, in gergo tecnico, ndr) degli operatori dovessero disgraziatamente includere lo scenario di una spaventosa inflazione (difficile da ipotizzare, ma non impossibile) allora l’effetto di tutti i recenti interventi verrebbe vanificato e spazzato via d’un soffio.
Ne è consapevole il presidente Obama, che punta a rafforzare l’occupazione (link qui) e il congresso usa che ha stanziato centinaia di mld di USD (link qui)
Un minimo respiro sembrano averlo tirato le borse alla prima giornata di contrattazione del 2009 (link qui).
Lontano dalla crisi sembrerebbe invece il comparto alimentare (link qui)
Quelle cassandre scongiurate
Sono quelli che prevedevano un crollo nei consumi pure nella stagione dei saldi, come il presidente di federconsumatori, il quale ha sostenuto che il 50% delle famiglie non disponesse dei budget necessari a far fronte allo shopping post natalizio (link qui).
L’Europa al fresco
Continua lo scontro tra Ucraina e Russia (Gazprom) sull’erogazione di gas. Chi rischia di pagare le maggiori conseguenze del debto ucraino è però il resto d’europa che si vedrebbe ridotte le forniture di gas proveniente dalla “madre” Russia (link qui e qui). Chissà che l’”amico Putan” (nome alterato, ndr) di zio Silvio non venga in soccorso. Già, chissà.
Intanto, i paesi produttori di petrolio, indipendentemente dalle decisioni dell’OPEC hanno dato il via a iniziativi di tagli alla produzione. Argentina in testa (link qui).
Papa Pio tta
Anche il papa si improvvisa economista (ci mancava, per l’appunto) e riferisce che “per i precari serve un lavoro dignitoso” (link qui), ma se l’avessero non sarebbero più precari, per l’appunto. E forse a questo il papa non aveva pensato prima di pagare i ragazzi che lavorano per la città del vaticano in nero.
Nessun segno di rinuncia, però, ai contributi derivanti dall’8 per mille, dal 5 per mille, e dagli altri trasferimenti statali, da parte del vaticano in favore delle famiglie di neo disoccupati, dei giovani e degli altri soggetti colpiti dalla crisi. Meglio continuare a investire nelle missioni del terzo mondo (iniziativa lodevole) e negli affari mai chiariti dello IOR con la malavita organizzata e le mafie di tutto il mondo.
Sulla stessa linea anche la CEI, presieduta da Bagnascu (nome alterato, ndr) che auspica a meno litigi nella politica italiana (link qui). Non è l’unico, mi creda, Monsignore, non è l’unico.
Ma sui finanziamenti alla scuola cattolica io non transigo: l’italietta è uno Stato laico e non ha religioni ufficiali o di stato. Quindi se da un lato è giusto che chiunque possa fondare e gestire una scuola o altri istituti di educazione in nome della libertà di iniziativa economica e della produzione di cultura, è necessario, dall’altro, che tali istituti privati si mantengano grazie alle rette dei propri iscritti e non grazie ai sussidi statali. Così ci sarebbero più risorse da destinare alla scuola pubblica, per investire in educazione e manutenzione.
A quei sindacalisti
A tutti quei soggetti che hanno accolto e sottoscritto le parole del pontefice, esprimo tutta la mia compassione.
Invece di prevedere iniziative di welfare e di estensione delle tutele anche ai lavoratori c.d. “precari” sarebbe forse meglio varare quelle riforme al sistema produttivo nazionale affinché vengano regolarizzati. E forse sarebbe meglio per tutti.
Petrolio…. e poi?
Un tempo si diceva che sotto ai 70 dollari al barile non fosse conveniente guardare ad altre fonti di energia. Infatti, progetti e sperimentazioni a parte non è che si sia fatto molto per differenziare le fonti negli ultimi 30 anni. Nel corso del 2008, col petrolio a 150 dollari sembrava che si fosse finalmente giunti a un punto di non ritorno: la fame d’energia del pianeta è troppa rispetto ai combustibili fossili estraibili. Il rischio è che ora, col rallentamento economico in atto, e il petrolio sotto ai 50 dollari al barile si interrompano tutti gli investimenti in fonti di energia alternative e rinnovabili (link qui). E sarebbe l’ennesimo fallimento della politica internazionale.