Posts tagged: assicurazioni

Oct 31 2008

L'ora finale…

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Domani si saprà se la BCE abbasserà il tasso di sconto. Sembrerebbe probabile, le borse mondiali non sono mai state cosi euforiche come in questo periodo, ma il discorso di Lorenzo Bini Smaghi, come d’uopo, non ha anticipato alcuna certezza (link qui).

Nel frattempo in USA si attende con ansia l’esito delle lezioni che potrebbe portare alla guida della prima nazione del mondo un presidente di colore, democratico e 46enne oppure ribaltare completamente la concezione del sogno americano, pronostici inclusi (link qui).

I lupi perdono il pelo ma non il vizietto….

Quindi, cosa ci si poteva aspettare dal PdL? Il ritorno della salva-manager, ovviamente, che, di fatto, non è mai scomparsa (link qui). Quindi (se fosse di parola, ndr) il ministerico Giulio dovrette dimettersi, come promesso. Trattandosi di un esponente di cotal governo, nonchè esponente di Aspen e di una serie di altri clubs di grande prestigio, il ministerico dell’economia farà cattivo viso a pessimo gioco, tuonando a destra e a manca e sviando l’attenzione del pubblico. Come? Dedicando una poesia che più s’addice all’elettorato italiano: “t’amo, pio bove”.

La crisi di coppia
Non c’entrano nulla le problematiche sentimentali o i divorzi. E’ la crisi degli stipendi magri, dell’arrivare a fine a mese, crisi della finanza e crisi dei consumi: che si riducono. E i risparmi? Volatilizzati (link qui).

L’incubo americano
In USA intanto la crisi ancora tiene banco. GM e Chrysler chiedono contributi pubblici per potersi fondere (link qui). La speranza è che società malconce possano sostenersi l’una con l’altra a suon di licenziamenti, contributi pubblici, chiusura degli stabilimenti e somma delle quote di mercato: decisamente una strana ricetta. In gioco, ormai, non c’è più la sopravvivenza del secondo produttore al mondo di auto (ormai la prima è toyota e non c’è scampo) o della malmenata chrysler uscita malconcia dalla precedente “fusione” (in realtà un’acquisizione uscita male, ndr) con Daimler. Si tratta di sostenere, indirettamente, i fondi pensione americani che si vedono stroncati dal crollo delle quotazioni e dal rischio fallimento della propria azienda. In futuro sentiremo ancora, e molto, parlare di questi problemi, poiché la classe media, tanto cara al candidato Obama, rischia davvero di ritrovarsi senza lavoro, assistenza medica, risparmi e ora anche senza pensione.
La crisi, tuttavia, sembrerebbe risparmiare qualcuno. E’ Procter & Gamble, la gigantesca multinazionale che vede i propri ricavi crescere continuamente (link qui).

Patti oscuri
E’ la nuova iniziativa ABI, perchè rischiare di offrire servizi utili ai cittadini in tempo di crisi? Esce di scena la lista (visibilmente inaffidabile) dei bond a basso rischio (link qui).

Nonostante la crisi, sembrerebbe che l’assicurativo italiano sia più performante dello straniero (link qui). Hai visto mai che gli italiani vadano a dare lezioni di finanza a svizzeri, tedeschi ed americani? Oppure che scoppierà la “bolla” delle riserve tecniche gonfiate ad arte per essere “scaricate” come maggiori utili in periodi di magra?

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Roma città aperta, o, per meglio dire: squartata
Lezioni di violenza a cielo aperto davanti al senato, culmine di una protesta che ha attraversato la nazione (link qui). Le domande, ex post, dei commentatori sono diverse. La prima, la più ovvia e la più banale: la polizia dov’era? Era lì, davanti ai facinorosi. Per chi avesse visitato Roma saprà certamente che i palazzi della “politica” sono inavvicinabili. Avvicinandosi per scattare qualche fotografia si viene addirittura allontanati dalle forze dell’ordine che sono presenti in pianta stabile, 24/7 per dirla all’americana. Appare evidente, quindi, che se la polizia ci ha messo tanto prima di intervenire, se ha atteso, lasciando ai devastatori piena possibilità di agire (e di approvvigionamento, poichè i camioncini in una ZTL non avrebbero potuto circolare, senza “raccomandazioni”) vi sono responsabilità da cercare “in alto”, e comunque bisognerebbe chiederne ragione al Sindaco, al Prefetto, e anche alla security del Senato, responsabile di questa mancanza.

Prove tecniche di democrazia
Sono i tentativi di Silvio di accettare un confronto su riforme critiche. Critiche non per la situazione di crisi mondiale, ma perché sotto elezioni il problema vero sono le riforme elettorali (link qui). Si va alle urne? Un sogno decisamente fuori luogo: si andrà, ma per le elezioni europee. Che non sono da sottovalutare: che mai sarebbe della penosa questione Alitalia se alla commissione trasporti dell’Unione Europea non ci fosse un esponente del PdL, amico di Silvio? Accadrebbe quindi che non si potrebbero commettere certi illeciti, legali, etici e morali (ma questi due aspetti sono marginali nella politica, ndr) né, tantomeno, penali!
Intanto, CAI e (bad) company cercano un modo di far saltare le trattative (link qui) e qui).

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Oct 12 2008

Se la Cina riscopre il contado…

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[Bozza soggetta a revisione non destinata a pubblicazione]

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Potrebbe essere la prima buona “conseguenza” a questa crisi. Le finalità riflettono il migliore egoismo economico ma i mezzi sono lodevoli: la Cina potrebbe aumentare i redditi dei propri contadini (link qui).

Nel frattempo Sarkò e GB (le stesse iniziali della sua nazione, link qui). 

Confedilizia lancia un grido di speranza, più che di rassicurazione (link qui). Mentre qualcuno dice che i prezzi immobiliari crollano gli universitari ne pagano il salasso (link qui).

Salvare la “vittima” illustre?

Piovono le dichiarazione di stima nei confronti di quell’Alessandro “uber alles” (come titolavano i giornali nel 2006). Se Giulio vuol “punire” (ma è un condizionale d’obbligo, trattandosi della sua banda) chi ha “sbagliato”, numerosi esponenti dell’establishment dell’italietta si son schierati a favore di Alex (link qui).

Alessandro, tuttavia, non è una vittima. Ha il pregio di avere ammesso i propri errori: ma questo è inevitabile, erano troppo evidenti. Non importa le responsabilità dirette o quelle indirette. Lui è il grande capo della Banca. Se le cose vanno male lui deve “pagare”. E’ una delle leggi sacrosanti del management. Non importa che sia giusta o sbagliata, è una legge inevitabile. E’ solo nell’italietta che i colpevoli restano impuniti.

Resta il fatto, che fino all’ultimo, Alessandro ha cercato di mascherare la crisi del proprio gruppo. Dapprima ha occultato importanti informazioni circa l’esposizione in derivati e subprime; di recente ha in un primo momento allontanato voci di imminenti ricapitalizzazioni, salvo poi convocare un CdA di domenica pomeriggio (quindi d’urgenza) per comunicare il pagamento di dividendi in azioni (il che significa che la banca non ha disponibilità liquide, per usare un eufemismo). Poi la richiesta al mercato di 3 miliardi di euro di capitali freschi (verrà ufficializzata tra poche settimane) e ora le dichiarazioni di Silvio (un altro cabarettista, per farla breve) che riporta come (per ora) Unicredit sarà l’unica banca a necessitare una ricapitalizzazione (link qui).

Rassicurare i cittadini…

Significa anche, e soprattutto, questo: vedere volti nuovi. E’ un effetto psicologico importante e non va sottovalutato. A poco serve l’intervento di un grande vecchio come Carlo Azeglio (link qui). I suoi tempi appaiono lontani, ma forse è valso di più come Presidente della Repubblica (e quindi, di fatto, senza poteri, se non di rappresentanza) che come economista. 

Domattina si teme la riapertura delle borse. La si teme talmente tanto che persino l’inghilterra più liberista sta pensando a uno “stop” di una giornata. Il piano GB potrebbe comportare impegni fino a 380 miliardi di euro tra garanzie (320 mld) e interventi diretti nel capitale delle banche (64mld). Il piano dell’Ecofin passa da 5 a 6 punti (linkqui e  qui). In particolare, la vera “rivoluzione” dei piani anticrisi è la nazionalizzazione delle banche inglesi (link qui). Come dire: scordiamoci il passato, il mercato era solo uno scherzo.

…e le imprese

L’AD di Borsa italiana invoca l’adozione di complesse norme antiscalata per tutelare la proprietà delle aziende quotate (link qui). In tempi normali sarebbe tuonata come una bestemmia ma in questi momenti tutto è concesso, e sembra che la Germania si sia già mossa in questo senso.

Sarebbe anche carino capire dove vanno a finire tutti i soldi bruciati nelle capitalizzazioni. Anche le borse del Golfo ne risentono (link qui). Quando i mercati “tirano” si vendono azioni per comprarne altre. Così i corsi azionari si mantengono. Ora come ora, c’è da chiedersi dove vanno a finire quei capitali e come vengono impiegati. 

Anche il mercato dell’auto si preparerà a una nuova sbandata: in fondo il parco auto si rinnova man mano e almeno in europa occidentale il ricambio si è già compiuto: tirano solo i mercati emergenti ma il resto è crollo (link qui).

Intanto il piano prende sempre più corpo (link qui). E per le garanzie bancarie? fioccano le guide (link qui)

Cambiano gli scenari mondiali

Nuove fusioni tra “zoppi” per camminare insieme. Vale nel comparto finanziario (link qui) così come nell’industriale, comparto auto in testa (link qui). Dopo l’islanda, il cile potrebbe essere un’altra vittima illustre della crisi, data la crisi di liquidità dei propri fondi pensione (link qui).

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Il bandito si ravvede?

Gold man Mario, il “drago” della finanza. Da top manager di Goldman Sachs a Governatore della Banca d’Italia. Il cambio, col senno di poi, gli è stato particolarmente favorevole. Brillante, almeno nelle intenzioni, è il suo messaggio alla Banca Mondiale (link qui). Speriamo solo ci creda davvero e si adoperi per avverarne il contenuto, e che non sia il solito messaggio programmatico di cui tanto sentiamo parlare, ma di cui poco si parla e , soprattutto, si attua.

Quella brunetta che non convince

Gli italiani preferiscono le bionde. A vedere brunetta, si capisce anche il perchè. A sentirlo, peggio: ci si scandalizza (link qui). Meno di due mila precari in tutta italia è un dato che di per sé grida allo scandalo e chiede vendetta. O forse sono solo quelli di Alitalia, ancora non si capisce. Si dirette che il ministro non abbia ben presente cosa è successo solo poche ore prima delle sue dichiarazioni (link qui qui). Perché si mostra ancora ancorato (perdonate la cacofonia) a vecchie logiche macroeconomiche ben lontane dall’attuale situazione del Paese. Certamente la sua posizione ben si colloca tra le gaffe del suo capo, Silvio, le cui ultime dichiarazioni in un paese serio ne comporterebbero le dimissioni immediate (link qui ). Hai voglia Walter a parlare di dialogo (link qui).

Questa settimana

Prende avvio con prove importanti: le vere olimpiadi si giocano ora. Non gareggia per un podio, sebbene sempre di ori si tratti. Si gareggia per la “sopravvivenza”, quella economica ma con grande impatto sul benessere reale.

In Inghilterra, ci sarà la prima prova di tenuta del nuovo piano di salvataggio bancario (link qui). In tutto il G7 poi G20 hanno stanziato 2000 miliardi di euro per offrire garanzie. D’accordo. Ma in UK assieme alladomanda di adesione al piano i dirigenti delle banche ammesse presenteranno anche le proprie dimissioni. A quando una cosa simile anche in Italia? Lo si invoca a gran voce

Quel che ci attende

Sono sfide importanti: sui mercati, sul sistema finanziario, sulla produzione, sulle riforme, sulla ripresa economia e, più in generale, sulla fiducia. La distruzione creatrice di Schumpter è quantomai attuale nonché l’ultima speranza a noi rimasta.

Speriamo il governo impari dai propri errori, metta a tacere il suo capo e attivi le seconde linee, auspicabilmente più capaci delle prime (link qui).

Servirebbe un prestigiatore, uno capace di creare soldi dal nulla per riattivare la macchina italia. Noi abbiamo una carta in più: il sommerso. Finora nascosto, si potrebbe puntare su quello per avere una risorsa in più, un trampolino di lancio. Ma forse l’establishment è troppo coinvolto nell’occulto per cercare una luce.

Altre news

A como deraglia un treno (link qui): nessun ferito, ma ancora una volta la colpa è di atti vandalici lungo la ferrovia. 

Spretato un prete (link qui): la notizia merita d’essere riportata in quanto si tratta di uno dei rari atti di giustizia attuati dal vaticano.

Gli italiani sempre più presi dalla febbre del gioco: jackpot a 84mln di euro (link qui). ancora di questo passo e in 3 settimane col jackpot Giulio ci comprerà alitalia!.

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Oct 12 2008

Quella crisi che non ti aspetti

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[Bozza soggetta a revisione non destinata alla pubblicazione]

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E’ opinione condivisa che in un mercato efficiente i prezzi incorporino tutte le informazioni disponibili. Questo è vero solo in teoria poiché, da sempre, la pratica ha mostrato (se non dimostrato) il contrario. 

Vero è anche che il mercato efficiente presuppone che si verifichi il presupposto di ogni ragionamento in materia economica: che l’investitore sia, cioè, razionale. Ipotesi che si contrappone al “panic selling”, formula anglofona per indicare quel comportamento di mercato irrazionale per eccellenza. Gli effetti sono a tutti ormai noti: le borse crollano, un po’ ovunque, senza eccezione (link qui).

Il costo delle perdite viene riportato dal mercato: 14’300 miliardi di dollari in un anno, quasi l’intero PIL degli stati uniti (link qui). Lo stesso mercato un tempo principe dell’allocazione dei capitale, ora diventa sinonimo di odio e paura. Ha “vinto” chi ha perso per primo: cioè coloro che ai primi segnali di crisi hanno scelto di vendere e di liquidare. A pari quantità di titoli il controvalore monetario è a malapena sopra il 50% (anche se in molti casi si possono riacquistare i vecchi titoli al 20/30% del valore originario).

Tra un po’ verrà ammutolito l’FMI

Sarà certamente una delle prossime misure dei piani anticrisi: ogni notizia proveniente dall’FMI è nefasta e alimenta la sfiducia di consumatori, imprese e investitori. Le ultime news vedono imminente il collasso del sistema finanziario globale (link qui e  qui). Quest’annuncio mette a dura prova il piano prodotto dal G7 riunitosi ieri (link qui).

La prova, quella vera, è fissata per domattina: tra le 9 e le 16. In quel varco temporale si saprà la reazione delle borse asiatiche, europee e l’apertura di wall street. 

 

Quell’anomalia, bizzarra ed evidente, risolta con lo shopping finanziario

La situazione dell’ultimo bimestre è certamente anomala: ogni volta che viene annunciato il varo di un programma “salvacrisi” il mercato crolla. La spiegazione è da ricercare nelle “aspettative” degli investitori. Quei piani non funzioneranno e per diverse ragioni.

Già da tempo si segnalava come nessuno dei piani finora proposti preveda l’azzeramento dei vertici. Il ricambio è il primo segnale di cambiamento, in ogni situazione di crisi: chi ha comandato fino ad oggi se ne va a casa. Al suo posto, figure nuove, mai viste, cervelli freschi e spalle giovani. Il mix vincente, in ogni caso.

Perchè la crisi è nuova, sia per dimensioni, sia per paesi coinvolti, sia per cause ed effetti. Nuove devono essere le soluzioni: le vendite in massa sul mercato si spiegano con due ragioni di fondo. La prima è la più conosciuta: la paura, il panico. La seconda ragione è meno battuta: se il modello di valutazione entra in crisi, si sbaglia ad attribuire i prezzi. Se il prezzo appare incerto, allora la soluzione è vendere e fare cassa in attesa di tempi migliori e prezzi più “sicuri”, che la volatilità attuale non può garantire.

La soluzione promossa da molti è consentire ai governi di acquistare azioni delle banche per “calmierare” la caduta dei prezzi: il tutto secondo lo stile classico, del paracadute statale quando la borsa impazzisce .

Il segretario del Tesoro USA ha finalmente fatto marcia indietro sul suo stesso piano, in precedenza approvato dal Congresso. Verrebbe da dire che si è sprecato tempo prezioso, perchè si sapeva da tempo che quel piano non avrebbe mai funzioato, non fosse altro perchè non piaceva proprio a nessuno. 33 giorni buttati nel vuoto (link qui).

Perchè Ricapitalizzare le banche

Come si è visto, le banche non hanno soldi, questo è il primo segnale della crisi. Diventa, quindi, necessario ricapitallizzare per dar loro il modo di stabilizzare i flussi finanziari e garantire che tutto il sistema produttivo stia in piedi.

Una banca raccoglie capitali dal pubblico (sotto forma di depositi e obbligazioni) e lo “impiega” finanziando altre attività. Sono finanziamenti leciti, quando la banca segue i suoi programmi ordinari (le c.d. operations) e concede mutui ai cittadini e capitali alle imprese. Così il sistema produttivo funziona e si crea benessere diffuso. Attualmente le banche hanno visto il valore dei propri investimenti crollare.

Le banche hanno, a differenza delle imprese, una soglia di capitale minimo (c.d. patrimonializzazione) che devono tenere “liquido” per le esigenze di cassa. Il capitale minimo è fissato in base a modelli statistici ed è valido “in condizioni di normalità”, cioè quando la probabilità e la statistica riescono a prevedere i rischi associati agli investimenti e a stimare la domanda di capitale da soddisfare.

A volte capita che una banca si trovi nella necessità di “fare cassa” per far fronte a domande impreviste di flussi di capitali (in genere restituzioni) e a questo servono riserve della banca d’italia (volutamente minuscolo) e i “prestiti” di altre istituzioni finanziarie. Soldi parcheggiati quindi, minimamente remunerati che come un “fondo d’emergenza” vengono attivati solo in caso di necessità.

In tutti gli altri casi, quindi, una banca per fare cassa ha diverse possibilità: far “rientrare” immediatamente gli “scoperti” di conto corrente, ritirare i mutui e altre erogazioni a cittadini e imprese oppure “vendere” sul mercato parte dei loro assets (cioè gli impieghi finanziari, l’attivo del loro stato patrimoniale).

Sempre in condizioni “normali” una banca può vendere immobili, partecipazioni azionarie etc.

Al giorno d’oggi una banca che, per patrimonializzarsi (cioè aumentare il capitale di rischio a copertura degli investimenti) dovesse vendere una parte dell’attivo si troverebbe a registrare perdite a bilancio, tali da compromettere la ricapitalizzazione stessa. Un po’ quello che avveniva per UBS, in Svizzera, quando svalutavano gli investimenti in subprime e derivati. All’epoca erano problemi degli investitori più sconsiderati (i “banditi” della finanza) mentre ora il problema è certamente più diffuso.

I governi devono quindi iniettare denaro nelle banche per supplire ai loro bisogni di capitali senza obbligarle a vendere i propri assets. Si tratta di una misura “giusta” e sana in questo momento perchè permette di contenere i crolli.

I problemi

Sono molteplici.

  1. In primis un governo in un sistema di “libero” mercato non è “padrone” dei propri fondi ma li amministra per creare benessere ai propri cittadini. Il popolo sovrano è anche proprietario dei fondi dei governi dei cui impieghi dovrebbe beneficiarne. Questo non accade in nessun piano di salvataggio promosso dai governi. E’ risaputo, ormai, che i vertici delle banche conducevano vita agiata nel lusso più sfrenato, spendendo e scialacquando i capitali degli investitori anche in momenti di crisi. Perchè mai, ci si chiede, dovremmo ora usare i fondi pubblici per salvare questi soggetti?
  2. Se il governo immette dei soldi in determinati istituti finanziari, poi sarebbe bene che dicesse anche come intende riprederseli, una volta usciti dalla crisi. Anche questo è un punto poco chiaro dei piani di salvataggio.
  3. Tutti i sistemi economici globali si basano fondamentalmente su poche equazioni, tra le quali quella  di Phillips (vd. curva di), secondo la quale, “un’inflazione controllata, è generalmente accettata, per il mantenimento dei vincoli occupazionali”. Vale a dire: è necessaria l’inflazione per dare lavoro ai cittadini. Ridurre l’inflazione è ammissibile solo al prezzo di aumentare la disoccupazione. La cifra stratosferica immessa nei mesi scorsi dalle banche centrali avrà come effetto la destabilizzazione dell’inflazione che finirà fuori controllo. Riportare l’inflazione sotto controllo imporrà un incremento della disoccupazione. Siamo disponibili ad accettae tutto questo?
  4. Il governo immette flussi considerevoli negli istituti in difficoltà, ma come pensa di riceverne benefici? Una banca in difficoltà genera perdite, fiscalmente deducibili (generalmente in 5 anni). Questo significa che, a patto che gli istituti si riprendano e smettano di sperperare fondi, comunque per 5 anni non ripagheranno i governi dei benefici ricevuti. Misure a tampone ora obbligano a pensare a recuperi di lungo termine. Recuperi forse non sostenibili, a patto di ingenti tagli alla spesa pubblica, al welfare, o a danni dei cittadini stessi obbligati a pagare più tasse. Anche su questo punto, non mi sembra che i cittadini possano sentirsi rassicurati.
  5. Perchè dover comunque prevedere delle clausole che salvino i manager? Non è più giusto, invece, imporre che chi ha sbagliato paghi immediatamente? Anche se è difficile stabilire con certezza le responsabilità è davvero questo il caso di essere meno garantisti. Per lo meno coi principali responsabili (banchieri e top managers delle imprese e banche più coinvolte) per dare un segnale forte ai mercati. Un monito per i futuri “banditi” e un segnale di “certezza, giustizia e pena” a quelli attuali.

Un suggerimento a legislatori e governi

Ok, ben venga la diagnosi di un problema ma non poniamo solo domande: ecco alcuni spunti di riflessione.

  1. Il governo non conceda denaro a “prima chiamata”. Valuti bene i più meritevoli (rapporto costi/benefici, qualità degli assets, valutazione sommaria dell’operato del management) e li conceda a “prestito” oppure investendo. In tal modo, potrà recuperare il proprio investimento in forma di dividendi e capital gain.
  2. La giustizia non sia clemente, né garantista. Gli avvocati in questi casi fanno affari d’oro. Ci si adoperi perché questo non succeda: si punisca chi ha sbagliato (e non è poi così difficile scovare un lupo, per quanto ingrigito e mimetizzato tra gli agnelli).
  3. Si aboliscano le stock option. La crisi è stata creata sul mercato e dal mercato stesso. Nessuno, di questi tempi, dovrebbe esser messo in condizione di trarre benefici, anche potenziali, da una ripresa dei corsi azionari. Chi ha lucrato per decenni ora si mostri responsabile e restituisca il mal tolto.
  4. Si rafforzino le autorità di vigilanza e controllo, non a parole o in parte, ad esempio potenziandone solo alcuni compiti o rendendone più gravosi gli incarichi ma si dotino questi soggetti di particolari poteri ispettivi e preventivi volti ad essere un deterrente per comportamenti poco virtuosi.
  5. Si favorisca un sistema più globale per fronteggiare le crisi e il controllo sui mercati. Tutti i paesi saranno coinvolti e rovinati da questa crisi. Alcuni direttamente, come America ed Europa. Altri indirettamente, come i c.d. paesi BRIC (Brasile, Russia, India, Cina) in termini di deflusso di capitali e mancati investimenti. E’ bene allora che alle misure partecipino tutti come contributo, materiale e intellettuale, e tutti vengano ammessi a parteciparne ai benefici. Non solo: si crei dunque una “Super SEC” che abbia in mano tutte le transazioni nel mondo (una sorta di FMI/BIS allargati) e possa “agevolmente” (e in maniera ramificata) intervenire a sanare posizioni a rischio, prima che scoppino le crisi.

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Battaglie navali e radio francesi

Guerra tra Islanda e Regno Unito (link qui). E una nota di commento personale. Non so quali radio francesi possa ascoltare Silvio. Né se davvero conosca il francese, lo sappia capire o se durante il Consiglio dei Ministri ascolti radio invece di risolvere i problemi della gente. Si è già mostrato per quello che è: un incapace. Perché oggi più che mai ci accorgiamo come del “grande” imprenditore restino solo le briciole: visto che nel ’94 le sue imprese stavano fallendo e sono state salvate da altre persone, dopo la sua uscita.

Quindi ora, se proprio non vuole dimettersi, come sarebbe anche il caso, veda almeno di stare zitto. Se lui non tiene a salvare la faccia, davanti agli italiani, beh, tenga almeno presente che gli italiani la vogliono salvare almeno davanti al resto del mondo.

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Sep 19 2008

Riflessioni, tra Alitalia, Borse e corollari

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[Bozza soggetta a revisione non destinata alla pubblicazione]

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Le bugie hanno le gambe corte

Così recita un noto proverbio, saggezza popolare. Altresì pare che Silvio non spicchi per la sua spiccata altezza e questo dovrebbe già suggerirci qualcosa.

Era il mese di febbraio e Silvio in aperta campagna elettorale invocava i sindacati dei piloti perchè sabotassero le trattative di vendita di Alitalia ad Air France. “C’è una cordata italiana” – diceva – richiamando i valori patriottici della bandiera, dell’occupazione, del colonialismo straniero.

I sindacati, dal canto loro, gli hanno creduto, come ipnotizzati dal canto della sirenetta di Arcore che profetizzava un avvenire migliore stigmatizzando l’iniziativa transalpina.

A conti fatti in questi 7 mesi di cordate se n’è fatta solo una, all’ultimo minuto: era composta da una dozzina di imprenditori edili (palazzinari) 3 banchieri, 2 mezzi industrialotti (Panetton e Stronchetti) e due imprenditori che di mestiere producono e vendono motorini e scooter: sono i cosiddetti Light Transport Vehicles. Con queste premesse c’era da aspettarsi un piano industriale di ampia condivisione e sicura efficacia: proprio quello che è successo nelle ultime due settimane.

CAI?

Quel tedesco dormiente

Hai visto mai che la tanto cagnara sul vettore straniero e la crociata gallica contro Air France dirigano Alitalia verso Francoforte? Se Lufthansa era la prima scelta di Scolaninno ora appare più che mai in voga. Il clima di terrorismo psicologico che aleggiava intorno al piano Spinettà ai tempi della campagna elettorale e poi sotterrato davanti a uno scempio legislativo indegno del Diritto (con la “D” maiuscola) negli ultimi tempi è diventato scontro durissimo. Perchè, a conti fatti, i sindacati dei piloti sono gli unici italiani che hanno tenuto la linea dura e imposto a Silvio di mantenere le promesse. I risultati, di quelle promesse e di Colui che prometteva, si sono visti. Ma se il Cardinale Silvio predica e razzola, e dispensa colpe e scarica responsabilità, è il capo dell’Inquisizione, il braccio armato, Letto che guida la missione diplomatica con Berlino. I tedeschi si sa: sono rigidi (link qui). Alitalia interessa, Alitalia è messa male etc etc. Sembra dunque che si continuerà a scorporare la “bad company” (ma il bad government resterebbe, quantomeno a Montecitorio) e sulla scia delle fondamenta del piano Fenice.

Il nodo irrisolto

Si sono fatti tanti discorsi, di facciata e di crociata. Si parla di questione sociale, di ammortizzatori, costi previdenziali, esuberi, riassorbimento e riconversione. Poco, anzi nulla, si è detto dell’altra parte del bilancio Alitalia. Che fine faranno Azionisti (spacciati) e Obbligazionisti (incerti)? Se davvero Giulio volesse continuare sulla linea delineata qualche settimana fa (usare i fondi dei conti dormienti per il rimborso integrale o parziale) scatenerebbe un pericoloso precedente. Più probabilmente si tornerà a prendere in considerazione la vecchia strategia di Romano il Crocifisso: Vendere, ad ogni costo. Quindi il governo rinuncerebbe alla sua quota e in cambio i compratori lancerebbero un’Offerta pubblica al mercato. Mercato che in teoria dovrebbe essere (UE a parte) l’unico arbitro della partita (link qui). A questo punto ci potrebbe anche stare.

Una nota polemica

Banca Intesa, come scritto in precedenza, era cofinanziatore (e curatore) di tutto il piano Fenice. Pur senza informazioni certe (e state sicuri che questo genere di informazioni non trapela mai, poichè trattasi di atto gravissimo) ho ipotizzato che la stessa Intesa fosse anche garante (tramite fideiussioni) o erogatrice (tramite prestiti di capitali) degli stessi imprenditori sottoscrittori della CAI. Questa ipotesi veniva formulata circa 3 settimane prima del crollo (finale) delle borse, della crisi del credito (settembre) del fallimento di Lehman e di tutta una serie di altri fatti e terremoti abbattutisi sui mercati finanziari di tutto il mondo. Ovviamente, alla luce dei recenti sviluppi Intesa non sarebbe più riuscita a erogare quel miliardo di euro di capitali necessari alla CAI. Oltre naturalmente, alle varie coperture di Circolante e degli altri capitali richiesti. “Riuscire ad erogare” in questo caso ha un duplice significato: recuperare i soldi necessari (questo non era un problema, Intesa è molto grande) e distribuirli senza dir niente a nessuno, mascherandoli in diversi contratti di facciata e copertura, e omettendo informazioni (non più possibile in questi giorni “critici”). Questo potrebbe spiegare, senza troppa superficialità, il perchè la CAI avesse cosi tanta fretta di chiudere con la formula dell’ultimatum “prendere o lasciare” e del perchè abbiano “lasciato” senza troppe parole (link qui).

Salvatori della patria

Le alternative son due: o quei piloti sono dei barbari devastatori, o sono dei salvatori della patria. Le loro parole, il loro comportamento (link qui) non lascia altre alternative. Contro lo statalismo, la legislazione selvaggia, l’oligarchia economica. Chissà che tra qualche anno non si dia loro ragione.

Quei giorni neri

Sembra lontano il terrore che aleggiava sopra London appena 24ore fa (link qui). 24 ore fa quando le banche centrali iniettavano liquidità per 180 miliardi di USD (link qui). Le stesse 24 ore fa in cui il Presidente USA annunciava (link qui) le misure straordinarie a sostegno dei mercati. Non mancavano i colpi di scena, come Warren che mette sul piatto 4,7 miliardi di dollari per un’acquisizione (link qui). Un segnale chiaro: anche in momento di crisi i deal si fanno. E ancora meglio: a saldo. Gli advisor finanziari (quelle stesse banche d’affati sul baratro, divisione Investment Banking o M&A) lavorano ancora.

Un giorno di respiro

E’ quello vissuto dalle borse americane. In calo quelle europee, gli operatori americani hanno deciso di scommettere il varo di un piano (complesso) di salvataggio per l’intero sistema finanziario a livello globale (link qui). La risposta viene dal forte aumento di Tokyo (link qui): si potrebbe prospettare che almeno gli effetti del panico si stanno riassorbendo. Ora bisogna tornare ai fondamentali, ma prima bisogna ancor più strenuamente levare il marcio delle c.d. “leve” dai contratti speculativi.

La Caccia al rifugio

Tassi alle stelle, mutui carissimi, Libor ed Euribor ai massimi e rendimenti reali incerti e inflazione incontrollabile. Questo, in breve, è lo scenario corrente (link qui). Si pongono 3 ordini di problemi: fiducia, controllo, Stato. La fiducia dei risparmarmiatori (che investano), dei lavoratori (che non demordano), dei consumatori (che non tirino troppo la cinghia) verso le prospettive offerte dal futuro.

Un futuro grigio e incerto, a tratti spaventoso. Si dice che una volta toccato il fondo si possa solo risalire. Il fondo toccato però è molto labile. Si può sempre sprofondare un pò di più. Risalire è comunque più lento. Sono bastati 15 giorni per tornare concretamente alle condizioni post belliche, i cui effetti possono avvicinarsi a quelli della crisi del ’29.

Gli studiosi dell’epoca vedevano un limite alla nazionalità dei mercati: se fossero stati integrati non si avrebbero avuto quelli effetti. Ora siamo al banco di prova: i mercati sono globali e integrati. Staremo a vedere. Chissà perchè ho la sensazione che questa integrazione (che pure è necessaria) non basterà.

In parallelo, SEC, FBI, e tutte le altre autorità nazionali dovrebbero accelerare il filing degli operatori finanziari: chi ha sbagliato (e molti, in buona e in cattiva fede lo hanno fatto) deve pagare. Con pene dure: il carcere. Perchè è l’unico segnale per dare fiducia ai cittadini verso la forza di coesione dello Stato. L’alternativa è l’anarchia. Perchè lo Stato ha già fallito nel dimostrare la sua capacità di controllo e sorveglianza. Ha fallito nella sua capacità di rinnovamento e ristrutturazione: con le prime immissioni di liquidità le banche centrali hanno finanziato i ribassisti, cioè coloro che prendevano il denaro in prestito agevolato e lo usavano per puntare al ribarso delle Borse, portando sull’orlo del collasso i mercati. Una strategia simile era quella seguita da Soros nei primi anni ’90. I banchieri e i cambiavalute dell’epoca ancora tremano al pensiero.La Caccia al rifugi 15 anni dopo, i loro successori, dimostrano di averne imparato la lezione seguendone l’esempio. Ora è il momento di pagare il conto. Fate che sia salato.

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Next generation network (NGN)

Si è trattato anche questo tema nella giornata odierna. Ne parla il garante delle TLC Calabràghe (link qui) che ha sottolineato come una rete non all’avanguardia possa vanificare i risultati ottenuti nel settore fino ad oggi. Non posso che essere d’accordo se solo il Garante non avesse adottato sin dalla sua fondazione un atteggiamento passivo di mero spettatore davanti agli abusi delle compagnie a danno degli utenti.

La lotta alla sopravvivenza

Non è finanza, e neanche business: si parla di biologia. Non è l’uomo che vince e plasma la natura. E’ il battere, che impara a sopravvivere all’antibiotico. Ne dà notizia il British Medical Journal citato da Repubblica (link qui). Il nemico ha un nome: Stafilococco aureo resistente alla meticillina (Mrsa), come capo della resistenza. Attenzione: viaggi e spostamenti umani sono accompagnati da melting-pot di batteri. L’invito è quindi a un uso più responsabile dei farmaci.Le risorse sono limitate, le possibilità di sopravvivenza anche.

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