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Dec 18 2008

Tutto il mondo è paese

[Bozza]

Così, dopo l’annuncio di Fiat per una cassa integrazione da record (59 mln di lamoratori, per circa 6 settimane se non di più) ecco che anche Chrysler si prepara a un’inixiativa analoga (link qui). 

 

quelle 65 ore

premesso che una 60ina di ore sono la normalità in consulenza (con picchi di 70 ore e oltre) il parlamento europeo ha ritenuto insostenibile l’ultima mozione sottoposta e ha di fatto bocciato l’estensione della soglia di impiego a 65 ore (link qui).

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Nov 30 2008

Volare? oh oh.

[Bozza]

Da tempo i mille dubbi legate alla Compagnia Aerea Italiana (voluta da Silvio e dai suoi amichetti) sono all’ordine del giorno di ogni cittadino che si rispetti.

Perché questa operazione, in queste forme, così costosa, violando norme italiane ed europee e scaraventando i costi sui cittadini (ma solo italiani)?

La prima previsione azzeccata è quella sulla compagine sociale: tutte bufale, le ipotesi di soci industriali, di capitani coraggiosi e beneffatori dell’Italia. La politica è la regina degli accordi, dei sotterfugi e degli inganni. Nel dettaglio: Emma è la prima a lasciare (link qui)

Sono tanti gli aspetti critici (link qui): la sospensione delle norme antitrust, la presenza di air one (cosa c’entra una società privata, con la compagnia di bandiera?) e della tutela dei risparmiatori, da realizzarsi con il fondo a disposizione delle vittime dei crack finanziari (coi conti dormienti).

scenari internazionali
nel momento in cui nel mondo tutti i vettori aerei devono ristrutturarsi e si creano compagnie sovranazionali giganti (link qui) per sfruttare economie di scala sulle tratte intercontinentali, che senso ha un mini vettore nazionale, tutt’al più inter-europeo? A perdere quelle economie di scala quindi, ad essere inefficiente, troppo costoso, e a far pagare i costi ai cittadini.

i nodi al pettine
Alitalia era una delle questioni più spinose del primo 2008. A distanza di (quasi) 12 mesi ancora non si ha la consapevolezza di come stiano evolvendo.

Sui rifiuti di Napoli Silvio, in atteggiamento tronfio, ha subito gridato: “missione compiuta”. Ma col senno di poi si scopre come la questione non sia semplice, tra sotterfugi, irregolarità e camorra. Le ultime notizie sul tema (link qui) lasciano presagire fatti inquietanti e turpitudini di ogni genere che seguono la memoria delle vittime, ormai defunte.

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Nov 30 2008

La crisi: sempre più critica

[Bozza]

Le rilevazioni dell’Istat (link qui) una volta tanto potrebbero aver colto la reale situazione del paese.

La deflazione sembra imperare: si tagliano i prezzi dell’energia e della produzione industriale, perchè la domanda è in brusco calo e le imprese riducono la produzione, dove non chiudono i battenti.

Salgono però i prezzi degli alimentari e la situazione si fa critica: si rischia di non avere risorse per i beni di prima necessità.

I vincoli sui bilanci delle famiglie si sono fatti e si faranno sentire: a qualcosa bisognerà rinunciare e checché ne dica Silvio (che coi suoi circa 10 mld di euro di patrimonio la crisi non lo sfiora minimamente) l’ottimismo non può imperare nelle folle.

Il sogno che ha venduto in campagna elettorale: la figura vincente, icona dell’italianità e della ricchezza si sta rivelando più fumo che arrosto. Anzi, fumo di scarico piuttosto che fumo da cucina.

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Nov 30 2008

Il ponte? Sempre più stretto!

[Bozza]

Non è una novità: il ponte sullo stretto di messina puzza. Di mafia, di irregolarità, di sperpero di denaro e risorse pubbliche, di stupide promesse elettorali da realizzare ad ogni costo. Perchè il popolo guarda alle grandi opere e non chiede conto di come viene investito il proprio denaro.

Ottima premessa. Davvero triste. Siamo noi i veri killer della costituzione: il popolo sovrano, che troppo demanda. E nulla controlla.

Vi ricordate del ponte? Delle critiche, delle speranze e dell’ironia del celebre ing. Cane?

A distanza di 7 anni, e dell’opera incompiuta (se mai neanche iniziata) ecco che saltano fuori le rettifiche, gli errori, i “mea culpa” (link qui)

Provaci ancora, Renzo

La notizia in sordina del giorno: non c’è il due senza il tre. Saggezza popolare? Non esattamente: piuttosto, l’ennesima brillante performance del “delfino” dell’onorevole, papà Umberto. Renzo è stato, ancora una volta, bocciato (link qui). O “segato” com’è in voga dire tra i giovani studenti. A questo punto si avanzano diverse alternative: dal Cepu, a una legge ad personam, a un ulteriore emendamento alla riforma Gelmy, o chissà cos’altro si inventeranno. La laurea serve: per immagine. Altrimenti con che coraggio sarà un politico costui?

Ma detto sinceramente: io, come politico, proprio non lo voglio.

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Nov 24 2008

Bianco natal…. al verde!

[Bozza]

 

Chissà: come sarà il prossimo Natale? Già, chissà.

In genere Natale è sempre un banco di prova. Si approvano le finanziarie, si guarda all’anno nuovo che incombe e si tirano le somme dell’anno in corso che improvvisamente sembra già passato.

Quest’anno ci sarà qualcosa in più: uno spettro. Del malumore e della disoccupazione (link quiqui). Il clima (in senso lato) è quello solito del malumore e della paura: si rafforzano i timori per un futuro segnato dall’anno della più grave crisi del ’29.

Vi ricordate il 2001? Fu un dicembre insolito, segnato dal ricordo sempre vivo delle vittime delle Torri Gemelle. All’epoca però regnava la coesione, tutti uniti nel ricordo e nella lotta contro il terrorismo. Per noi italiani, in parallelo, era anche il periodo della crisi della fiat, che bruciava denaro e sussidi pubblici, che sembrava spacciata destinata ad essere venduta alla GM. Passano gli anni: davvero. Lo sa bene GM che ora è al collasso e rischia il fallimento (link qui).

Il bisogno di una imprenditorialità nuova

Ne abbiamo viste e sentite tante negli ultimi mesi. La palla rimbalzava dal governo ai sindacati agli industriali in un triangolo (amoroso?, forse) morboso e incomprensibile. La fuga dalle responsabilità è un paradosso tipicamente italiano: nessuno può essere chiamato a rispondere dei propri errori perchè ormai ogni reato (a parte l’omicidio, a patto che la scientifica trovi qualche prova, nota polemica ai casi di cogne e perugia) è stato depenalizzato, de iure o de facto, che dire si voglia. Quindi, a sto punto, se tanto non vieni punito, caro politico, perchè non ammetti le tue colpe? sarebbe almeno una, seppur magra, soddisfazione.

Quello che manca a livello imprenditoriale, in italia, è una competenza diffusa. L’azienda, in senso ampio, è quell’entità privilegiata che dovrebbe avere come mission la creazione di ricchezza e benessere. L’idea, ad uno stadio avanzato, è che non sia solo l’imprenditore a beneficiarne ma ogni soggetto che con l’azienda venga a contatto, a qualsiasi titolo. Quando questo avviene, unita a una componente innovativa che dovrebbe caratterizzare la combinazione prodotto/servizio offerta, si pongono le basi per il progresso.

A volte questo aspetto viene dimenticato: le imprese diventano quindi dei bancomat per gli imprenditori che le spremono fino all’osso per depredarne gli utili per mero egoismo personale. 

Si pone, allora, l’esigenza per un’impresa nuova (link qui). Qualcosa di nuovo sì, o forse d’antico (cit.).

Quando un’impresa per mantenere alto il reddito va a sacrificare la forza lavoro (es. Fiat, di ieri e di oggi) si crea uno squilibrio interno nell’economia reale tale per cui l’acquirente non dispone di risorse per gli acquisti e taglia le sue spese in misura ancora maggiore di quanto necessario, andando così a compromettere anche il proprio sostentamento. E’ una sorta di prudenza “innata” per cui si tende a privarsi del necessario pur di mettere da parte qualcosa per affrontare tempi bui, e peggiori (se possibile) di questo.

Questo squilibrio sfocia nel calo della domanda che a sua volta determina un calo del fatturato delle imprese: aumenta l’invenduto quindi si avviano iniziative di svendite e saldi selvaggi per fare cassa, riducendo ancora di più il fatturato e bloccando la produzione, lasciando, infine, un numero ancora maggiore di disoccupati.

La semplificazione è forse eccessiva ma rende l’idea di quello cui stiamo andando incontro. 

Bisogna che a fare i sacrifici siano gli imprenditori, riducendo i profitti immediati per tenere alta la domanda (presente e futura).

L’intervento del governo

Qualunque cosa si voglia pensare in merito, è evidente che il governo non abbia le idee chiare su come attuare il proprio intervento e la portata dello stesso. Si direbbe che i temi di alitalia (svenduta al polo oligarchico degli amici del premier, link qui) e giustizia preoccupino più della crisi economica.

Il governo ha “dichiarato” (ma non ancora varato) una serie di iniziative piuttosto vaghe (link qui): ires e sussidi. Potrete facilmente trovare nella rete diversi interventi del perchè non bisogna utilizzare la leva fiscale in momenti di crisi (si tolgono risorse al futuro, quindi se la crisi dovesse aggravarsi saremmo spacciati) ma della necessità di interventi più strutturali: taglio delle spese non welfare (stipendi dei politici, costi della politica, risorse a pubblica amministrazione inefficiente o non dispensabile) e investimenti e sussidi per tenere alta la domanda. Ulteriori pacchetti dovrebbero poi essere varati per il rilancio dei mercati finanziari (riportabilità fiscale delle perdite oltre i 5 anni, oppure loro trasferibilità) e favorire la concorrenza e la creazione di nuovi posti di lavoro.

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Nov 20 2008

Dagli amici mi guardi Iddio, che dai nemici…

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Salta subito all’occhio, anche all’osservatore meno attento, la diatriba interna al Partito Democratico.

Walter ha commesso molte imprudenze, prima tra tutti, quella di essere un cavaliere (e perdoni la bestemmia!) senza esercito né destriero. Praticamente Spacciato.

E dopo il caso Villari ecco aggiungersi il caso latorre (link qui). Che dire? Le parole potrebbero non bastare, davanti a un simile comportamento

Condono, con…dono! ehm… perdono!

Nonostante i condoni del 2003 gli evasori, impuniti, non hanno ancora versato quanto dovuto (link qui).

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Nov 06 2008

Quei retrofront necessari, ma poco dignitosi

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Si direbbe siano di moda: Gianfranco richiama il governo sulla finanziaria (link qui e qui). “Deprecabile se porrà la fiducia”: davvero niente male, considerando che viene pronunciato da un alleato.

Ma si sa: è lunga tradizione che gli occupanti delle presidenze di camere e senato dimentichino presto le loro origini in nome di una ostentata indipendenza. E la lista è lunga: Fausto, Pierferdinando, Franco, Marcello, etc.

Le famiglie, intanto, sono più povere.Banale? Fino ad un certo punto: sembrerebbe che il debito delle famiglie sia quasi aumentato dall’ingresso dell’euro (link qui). Non stento a crederci. Il problema è attribuire la colpa all’introduzione dell’euro: troppo facile.
Dal punto di vista puramente nominale il cambio di moneta è neutrale: tante lire avevi, tanti euro hai. La conversione non porta gravi squilibri e le eventuali differenze (che residuano dagli “spiccioli”) dovrebbero comunque essere riassorbiti a livello di nazione. Anche se fossimo stati più poveri di 10 mila lire a testa (sembra un passato lontanissimo, ma sono solo 6 anni) nel complesso non ce ne saremmo mai accorti.

tutta colpa dell’euro?
Il problema dell’euro è che il passaggio è stato gestito male. Soprattutto la questione degli arrotondamenti. Eviterò di polemizzare su chi ha gestito male il passaggio, ricordando solo che gli anni cruciali sono stati il triennio 2002-2004 quando la nuova moneta è stata introdotta a pieno regime. Al governo è rimasto, sempre e solo, lo stesso soggetto dal 2001 al 2006. Il vero problema, quello autentico, è quindi la cecità della gente.

In primo luogo è stata critica la gestione degli arrotondamenti. Mentre i prezzi all’industria venivano arrotondati per difetto, imponendo brusche riduzioni di prezzo ai produttori, nel commercio avvenivano per eccesso con un salto anche abbastanza netto. 1000 lire, al cambio 0,516 euro subito trasformati in 0,52 (già una “perdita” di valore dello 0,78% su base nominale), diventavano 0,50 nell’industria (-3,1% nominali) e 0,60 (+16,28%) nel commercio e nella grande distribuzione. Gli effetti, immediati e quasi “invisibili” come potete vedere, sono stati devastanti. Ricordo che tra i compiti della polizia locale, della guardia di finanza e dell’antitrust, c’è proprio quello di vigilare sui prezzi al dettaglio praticati dai negozianti. Nessuno, purtroppo, ha mai spinto perché questi controlli venissero condotti, in nome di un imprecisato liberismo economico (selvaggio) e autotutela di mercato (che non esiste).

La colpa, quella autentica, è dunque del governo che troppo impegnato nelle solite leggi ad personam, nelle guerre (travestite da missioni di pace) all’estero, nella “fedeltà cieca e indiscussa” agli alleati non ha saputo vigilare al proprio interno.

Le conseguenze, come sempre, non furono immediate. Al momento non ci si accorge di come cambiano le abitudini, i consumi, la ricchezza. Sono effetti a medio termine (i famosi 3-5-7anni) che puntualissimi sono arrivati. Si tenga conto che gli anni del 2002-2004 hanno visto il boom dei monovolume e dei SUV, veicoli enormi che consumavano spazio e carburante, mostruosamente inquinanti ma che davano l’idea di un livello di benessere incredibile. Eppure, con queste premesse, ancora ci si stupisce di quel -40% di vendite di questi veicoli. E anche degli altri (link qui).

bof, les italiens
Ma noi italiani, si sa, siamo molto inclini al perdono facile e al rapido dimenticare. Guardiamo al domani, e non al futuro, motivo per cui lo “ieri” si rinfaccia e l’altro ieri si dimentica. Le persone non cambiano, purtroppo, e i leaders politici nemmeno.

Finché leggeremo certe interviste (link qui) a proposito del vettore nazionale, che a conti fatti ci costerà tra i 3 e i 5 miliardi (tra costi diretti per lo stato, mancati introiti, tariffe più onerose per i viaggiatori, infrazioni europee e sussidi di disoccupazione, mobilità e cassa integrazione) quando, sempre a conti fatti, venderla ai airfrance ci sarebbe costata un quinto di questa somma. Pensate con quei 3-4 miliardi di euro quante iniziative a sostegno dell’economia reale si sarebbero potute prendere. E il governo, nella sua immensa cecità, continua con le questioni “personali” e la sua “linea dura” (ma poi, finora, ha sempre ceduto): il ministero del welfare docet (link qui).
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Good morning, Mr. President

Il risveglio a Obama arriva da wall street che gli ricorda che l’emergenza economica è ancora alle porte(link qui). Come innovare il mercato e gestirne i controlli più severi sarà una sfida importante e difficile (link qui).

Anche l’europa non se la passa molto bene (link qui e qui).

Un nuovo presidente, democratico, di colore, cresciuto socialmente e politicamente nei quartieri poveri della bella Chicago potrebbe davvero essere di stimolo. In primis per una maggiore tutela ambientale (link qui) e infine per l’intero programma che si propone (link qui).

La strada non è ancora iniziata (prenderà avvio il 20 gennaio 2009, almeno formalmente) ma già ci si attende molto dal nuovo Presidente che ha davanti a sé un’opportunità incredibile: dimostrare quello che sa fare ancora prima di insediarsi. Allo stesso tempo c’è un rischio, che incombe come una scure: la gestione delle aspettative. Il clima di consensi, forse anche eccessivo, ha davvero innalzato Barack a simbolo della speranza: ma la speranza, sulla scia dell’emotività svanisce in fretta, se tardano i risultati. Barack rischia di essere decapitato (politicamente) da quello stesso podio che lo ha innalzato al cielo.
Speriamo, invece, che l’esempio degli USA, di democrazia, di speranza e di rinnovamento possano trascinare e conquistare anche gli altri paesi del mondo. Dal g-8 al g-20 e che possa infine stimolare lo sviluppo dell’africa.
E il gossip? Comincia anche quello (link qui).

i due voltafaccia

Il primo è del governo: dopo la “linea dura” promessa da Silvio ecco che arrivano i fatti. Il governo fa marcia indietro su una parte della riforma Gelmini (link qui).

Yahoo, invece, sembra cedere all’antico fascino della disperazione e riaprire le trattative con microsoft (link qui). Lo avesse fatto 6-8 mesi fa avrebbe creato un valore incalcolabile per i propri azionisti. Verrà il management chiamato alle proprie responsabilità? In USA tutto può succedere.

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Nov 04 2008

E pensare che la storia me la ricordavo diversa…

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…da quella raccontata di recente da Marcello (link qui ). Mangano un eroe, certamente si forse. Un infame no, però, quello no perchè non ha parlato: non ha rivelato nulla agli inquirenti dei suoi rapporti con Silvio e Marcello stesso, nulla che li ricollegasse (se mai ci fosse bisogno di prove, ancora) a quella forma di associazione che tanto finisce in “-osa”.

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Oct 30 2008

A proposito di barzellette

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[Bozza soggetta a revisione non destinata alla pubblicazione]
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La barzelletta del giorno la offre, guarda caso, il premier: processo penale ai writers, cioè i graffittari (link qui).

Fa davvero ridere sentire colui che più di ogni altro in questo paese (e forse nel mondo) sia fuggito dai processi, corrompendo giudici (o almeno così “si dice”, ma sicuramente sono solo “volgari” accuse, quindi calunnie, bisogna ammetterlo), attraverso leggi salva premier, lodo schifani, lodo alfano, legge cirami etc.

Chi è dunque, costui, tal Silvio, che può dire chi debba essere sottoposto a processo penale?

A tal proposito è curiosa la reazione dei pubblici ministeri in carica nel corso del processo Mills. Gli avvocati di Mills hanno chiesto la presenza di Berlusconi al processo come imputato di altro processo, quindi come testimone (link qui). I PM, in maniera molto sottile, hanno definito inutile la convocazione del Premier: Silvio, infatti, non si è mai presentato ai suoi, di processi, quando era imputato, figuriamoci se verrà a questo come testimone. Silvio, tuttavia, non è stato dichiarato innocente. E’ stato “solo, di fatto, “graziato” dal c.d. lodo alfano.

L’assalto alla 13ma diligenza
E’ quello che riceve il ministro Giulio, tutti vogliono detassare la tredicesima (link qui), ma come finanziarla? Le risorse sono misere, già sprecate con il taglio (prematuro) dell’ICI e una serie di altri interventi che poco son serviti allo Stato in sé, ma molto han dato agli “amici” dei governanti.

i re di denari

Eppure da qualche parte i re di denari si sono nascosti. Casualmente, ad ogni governo di centro-destra si torna a parlare di evasione: non in termini di lotta o di contrasto, ma di aumento (link qui).

Davvero curiosi sono gli stratagemmi adottati dagli evasori, un po’ meno gli errori caserecci con cui si fanno scoprire: per questo i più ricchi e i più scaltri si servono si stimati “professionisti” e svariati consulenti.

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Oct 26 2008

Perchè ministri non si nasce ma, purtroppo, si diventa…

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[Bozza soggetta a revisione non destinata alla pubblicazione]
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E’ la prima riflessione che matura al pensiero dell’operato di Stefania Prestijack, il ministro per l’Ambiente. Anzichè combattere gli abusi edilizi, l’inquinamento, tutelare l’ambiente e la natura il ministro Prestijack si è da sempre chiamata paladina dei petrolieri, difensore dell’industria italiana e della Fiat. Già in passato si segnalava il suo operato, già allora si riportava come per la sua posizione (moglie di notabile, esponente ben in vista e avido di carriera) fosse più incline a soddisfare il potere economico che a contestarlo. Ebbene ci risiamo:non bastava la lotta in Parlamento Europeo per combattere le norme antinquinamento. Ora è il turno dell’Ilva (link qui), una delle aziende più inquinanti del mondo: posta sotto osservazione, non potendo cambiare le modalità tecniche di controllo son cambiati i controllori. Come dire: non riformiamo il codice della strada, bendiamo i vigili. 

A questo punto, appare evidente che le cose non dureranno a lungo: il governo è complice, attraverso un suo ministro, della distruzione di una costa e dell’avvelenamento dei suoi abitanti. Non saranno i malviventi a pagare, poichè gli ispettori avran concesso loro le autorizzazioni. Non sarà il ministro (che controlla quegli ispettori) a pagare: la costituzione gli garantisce l’impunità. Ancora una volta si domanda: Quis custodet custodes?

Ma ieri non c’eravate voi?

Scandalose le polemiche del PdL sulla manifestazione di Roma del 25 ottobre (link qui). Intendiamoci: ovvio che un governo (che non merita l’iniziale maiuscola) cerchi di sminuire la propria opposizione. Quello che appare stupido è ascoltarne le critiche, quando un anno esatto fa, nasceva il partito della libertà (“condizionata”, per citare qualcuno) proprio a seguito di un comizio di Silvio tenutosi a Roma, proprio nel mese di ottobre.

D’accordo: un governo delle leggi ad personam è comprensibile che valuti tutto con due pesi e due misure. Loro possono, han potuto, e potranno: sono belli, ricchi e berlusconiani. Gli altri invece sono brutti, giusto allora denigrarli.

Mi spiace: la manifestazione del PD è dell’opposizione è sacrosanta e leggitima (link qui). Il paese è sonnacchioso, e dorme sotto l’assenza di un capo dello Stato (che si limita alle inaugurazioni) e di un popolo che sia Sovrano. Certe proteste appaiono più atti di sonnambulismo che di rivolta. Il substrato però è quello di un paese forte e vivo, responsabile e capace. Di un Paese che in quel mese di aprile credette di scegliere il male minore: ma uno stesso Paese che ora si rende conto che ha scelto più per ignoranza che per consapevolezza.

Un richiamo alla Costituzione

Che valga per tutti, in Primis per il capo dello Stato. Leggiamola, questa Costituzione (link qui).

  • Art. 1, secondo comma

La sovranità appartiene al popolo, che la esercita nelle forme e nei limiti della Costituzione

La sovranità appartiene al popolo: non al presidente del consiglio dei ministri.

 

  • Art. 28.

I funzionari e i dipendenti dello Stato e degli enti pubblici sono direttamente responsabili, secondo le leggi penali, civili e amministrative, degli atti compiuti in violazione di diritti. In tali casi la responsabilità civile si estende allo Stato e agli enti pubblici

Per il ministro Prestijack allora:Il diritto alla Salute (art.32 della Costituzione) è un diritto sacrosanto dei cittadini, faccia attenzione al proprio operato.

  • Art. 95, secondo paragrafo

I ministri sono responsabili collegialmente degli atti del Consiglio dei ministri, e individualmente degli atti dei loro dicasteri.

  • Art. 96.

Il Presidente del Consiglio dei ministri ed i ministri, anche se cessati dalla carica, sono sottoposti, per i reati commessi nell’esercizio delle loro funzioni, alla giurisdizione ordinaria, previa autorizzazione del Senato della Repubblica o della Camera dei deputati, secondo le norme stabilite con legge costituzionale.

  • Art. 101

La giustizia è amministrata in nome del popolo.

I giudici sono soggetti soltanto alla legge.

  • Art. 102, comma terzo.

La legge regola i casi e le forme della partecipazione diretta del popolo all’amministrazione della giustizia

 

  • Art. 117, comma secondo, lettera s)

Lo Stato ha legislazione esclusiva nelle seguenti materie:

s) tutela dell’ambiente, dell’ecosistema e dei beni culturali.

 

Questa breve panoramica dovrebbe ricordare al governo che esso risponde al popolo (e non soltanto ai tronisti) del proprio operato e che il dovere di un governo è tutelare la sovranità e non appropriarsene per favorire i propri pupilli.

In USA, vai di hot dog

Recessione che vai, usanza che trovi: in Usa stanno prendendo piede soluzioni fai-da-te alla riduzione dei consumi e alla recessione economica (link qui).

Mentre in Italia…

Ci si divide: tra il governatore di Bankitalia che invoca la riforma delle pensioni per allungare l’età lavorativa (link qui) e il presidente di Confindustria Emmarcegaglia (link qui) che invoca più soldi dalle banche, dal governo, da tutti. Al primo si risponde che una riforma delle pensioni è giusta ma dev’essere bilanciata da una nuova concezione del welfare nel suo complesso e da misure che siano di stimolo alla produzione di un benessere economico e sociale diffuso. Alla seconda la risposta è più irriverente: cominciate a pagarle le Tasse, a chiudere i veicoli in Lussemburgo, a rinunciare ai paradisi fiscali e a ricapitalizzare col vostro patrimonio le vostre aziende. Poi, dopo aver appurato la vostra buona volontà, inizieremo a valutare i contributi pubblici.

Una stoccata a Franco, Oh Franco

Amministratore Delegato di Telecom Italia, ancora alle prese con sistemi di management legati al passato (link qui).

Non servono “norme stringenti” che tutelino il monopolista (ancora di fatto) nazionale: serve una compagnia seria che generi risorse e le investa in infrastrutture piuttosto che arricchire i propri ex azionisti (Tronchetto & co).

Inoltre…

Intanto gli studenti hanno rinnovato le loro proposte in maniera “creativa” (link qui) e vi invito a leggere dell’operazione I West (link qui).

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