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Si direbbe siano di moda: Gianfranco richiama il governo sulla finanziaria (link qui e qui). “Deprecabile se porrà la fiducia”: davvero niente male, considerando che viene pronunciato da un alleato.
Ma si sa: è lunga tradizione che gli occupanti delle presidenze di camere e senato dimentichino presto le loro origini in nome di una ostentata indipendenza. E la lista è lunga: Fausto, Pierferdinando, Franco, Marcello, etc.
Le famiglie, intanto, sono più povere.Banale? Fino ad un certo punto: sembrerebbe che il debito delle famiglie sia quasi aumentato dall’ingresso dell’euro (link qui). Non stento a crederci. Il problema è attribuire la colpa all’introduzione dell’euro: troppo facile.
Dal punto di vista puramente nominale il cambio di moneta è neutrale: tante lire avevi, tanti euro hai. La conversione non porta gravi squilibri e le eventuali differenze (che residuano dagli “spiccioli”) dovrebbero comunque essere riassorbiti a livello di nazione. Anche se fossimo stati più poveri di 10 mila lire a testa (sembra un passato lontanissimo, ma sono solo 6 anni) nel complesso non ce ne saremmo mai accorti.
tutta colpa dell’euro?
Il problema dell’euro è che il passaggio è stato gestito male. Soprattutto la questione degli arrotondamenti. Eviterò di polemizzare su chi ha gestito male il passaggio, ricordando solo che gli anni cruciali sono stati il triennio 2002-2004 quando la nuova moneta è stata introdotta a pieno regime. Al governo è rimasto, sempre e solo, lo stesso soggetto dal 2001 al 2006. Il vero problema, quello autentico, è quindi la cecità della gente.
In primo luogo è stata critica la gestione degli arrotondamenti. Mentre i prezzi all’industria venivano arrotondati per difetto, imponendo brusche riduzioni di prezzo ai produttori, nel commercio avvenivano per eccesso con un salto anche abbastanza netto. 1000 lire, al cambio 0,516 euro subito trasformati in 0,52 (già una “perdita” di valore dello 0,78% su base nominale), diventavano 0,50 nell’industria (-3,1% nominali) e 0,60 (+16,28%) nel commercio e nella grande distribuzione. Gli effetti, immediati e quasi “invisibili” come potete vedere, sono stati devastanti. Ricordo che tra i compiti della polizia locale, della guardia di finanza e dell’antitrust, c’è proprio quello di vigilare sui prezzi al dettaglio praticati dai negozianti. Nessuno, purtroppo, ha mai spinto perché questi controlli venissero condotti, in nome di un imprecisato liberismo economico (selvaggio) e autotutela di mercato (che non esiste).
La colpa, quella autentica, è dunque del governo che troppo impegnato nelle solite leggi ad personam, nelle guerre (travestite da missioni di pace) all’estero, nella “fedeltà cieca e indiscussa” agli alleati non ha saputo vigilare al proprio interno.
Le conseguenze, come sempre, non furono immediate. Al momento non ci si accorge di come cambiano le abitudini, i consumi, la ricchezza. Sono effetti a medio termine (i famosi 3-5-7anni) che puntualissimi sono arrivati. Si tenga conto che gli anni del 2002-2004 hanno visto il boom dei monovolume e dei SUV, veicoli enormi che consumavano spazio e carburante, mostruosamente inquinanti ma che davano l’idea di un livello di benessere incredibile. Eppure, con queste premesse, ancora ci si stupisce di quel -40% di vendite di questi veicoli. E anche degli altri (link qui).
bof, les italiens
Ma noi italiani, si sa, siamo molto inclini al perdono facile e al rapido dimenticare. Guardiamo al domani, e non al futuro, motivo per cui lo “ieri” si rinfaccia e l’altro ieri si dimentica. Le persone non cambiano, purtroppo, e i leaders politici nemmeno.
Finché leggeremo certe interviste (link qui) a proposito del vettore nazionale, che a conti fatti ci costerà tra i 3 e i 5 miliardi (tra costi diretti per lo stato, mancati introiti, tariffe più onerose per i viaggiatori, infrazioni europee e sussidi di disoccupazione, mobilità e cassa integrazione) quando, sempre a conti fatti, venderla ai airfrance ci sarebbe costata un quinto di questa somma. Pensate con quei 3-4 miliardi di euro quante iniziative a sostegno dell’economia reale si sarebbero potute prendere. E il governo, nella sua immensa cecità, continua con le questioni “personali” e la sua “linea dura” (ma poi, finora, ha sempre ceduto): il ministero del welfare docet (link qui).
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Good morning, Mr. President
Il risveglio a Obama arriva da wall street che gli ricorda che l’emergenza economica è ancora alle porte(link qui). Come innovare il mercato e gestirne i controlli più severi sarà una sfida importante e difficile (link qui).
Anche l’europa non se la passa molto bene (link qui e qui).
Un nuovo presidente, democratico, di colore, cresciuto socialmente e politicamente nei quartieri poveri della bella Chicago potrebbe davvero essere di stimolo. In primis per una maggiore tutela ambientale (link qui) e infine per l’intero programma che si propone (link qui).
La strada non è ancora iniziata (prenderà avvio il 20 gennaio 2009, almeno formalmente) ma già ci si attende molto dal nuovo Presidente che ha davanti a sé un’opportunità incredibile: dimostrare quello che sa fare ancora prima di insediarsi. Allo stesso tempo c’è un rischio, che incombe come una scure: la gestione delle aspettative. Il clima di consensi, forse anche eccessivo, ha davvero innalzato Barack a simbolo della speranza: ma la speranza, sulla scia dell’emotività svanisce in fretta, se tardano i risultati. Barack rischia di essere decapitato (politicamente) da quello stesso podio che lo ha innalzato al cielo.
Speriamo, invece, che l’esempio degli USA, di democrazia, di speranza e di rinnovamento possano trascinare e conquistare anche gli altri paesi del mondo. Dal g-8 al g-20 e che possa infine stimolare lo sviluppo dell’africa.
E il gossip? Comincia anche quello (link qui).
i due voltafaccia
Il primo è del governo: dopo la “linea dura” promessa da Silvio ecco che arrivano i fatti. Il governo fa marcia indietro su una parte della riforma Gelmini (link qui).
Yahoo, invece, sembra cedere all’antico fascino della disperazione e riaprire le trattative con microsoft (link qui). Lo avesse fatto 6-8 mesi fa avrebbe creato un valore incalcolabile per i propri azionisti. Verrà il management chiamato alle proprie responsabilità? In USA tutto può succedere.