C’è chi strizza l’occhio al presunto uso politico della giustizia, tuonando contro i falsi comunisti e facendo l’happy hour con quelli veri.
Io provo maggior ribrezzo per l’uso politico della religione, quando leggo che una bestemmia (negazione del Dio, a ben vedere) è preferibile ai matrimoni gay.
Vendola potrebbe quindi candidarsi al ruolo di patriarca di Costantinopoli. Io a quello di cittadino, e cattolico, coi coglioni girati.
Diamo a Cesare quel che è di Cesare, e la vanga a certi prelati: chissà mai che non imparino qualcosa.
Il tutto nasce da una bestemmia del Premier (link qui, qui e video qui). Certo una bestemmia uscita in un contesto scherzoso ma proprio per il fatto che fosse grezza, ricercata e voluta come strumento per suscitare l’ilarità dei presenti, dovrebbe essere motivo di riflessione per ogni cittadino.
Non la bestemmia in sé, intendiamoci. Quello appartiene alla sensibilità di ogni persona, tra il sentirsi turbato o meno. Il bello del cattolicesimo, è risaputo, è il concetto del perdono: di fronte al pentimento, alla confessione segue la remissione dei peccati. Il Silvio nazionale, da buona macchietta non ci pensa nemmeno. Una frase è emblematica, alla fine: quel “nessuno mi tradisca”, quasi a indicare “quel nostro piccolo segreto”, gergo così tipico dei delinquenti, dei malfattori e dei ruba-marmellate. Il premier appunto.
Ricordo, e sarebbe stupido non farlo, che in televisione per una bestemmia, anche gratuita, occasionale o non voluta in passato si sono cacciati dei concorrenti dal Grande Fratello (link qui, qui e qui).
Ora, se al grande fratello si dà così importanza all’insegnamento cattolico (e, a mio parere, è assurdo, poiché lo stato italiano è laico, almeno di facciata) non vedo perché si debba far finta di nulla sulla bestemmia del Premier.
Far finta di nulla, almeno stando alle parole di monsignor Fisichella (link qui) sarebbe stato il minore dei mali: Fisichella (“mio signore” di chi poi?) ha sdoganato la bestemmia suggerendo che questa vada “contestualizzata” e subordinandone la “gravità” al matrimonio tra gay professato (solo vagamente, per essere onesti dalla sinistra).
Vale a dire: chiudiamo un occhio, solo perché la Chiesa (quella ufficiale) vota PdL.
Ho sempre professato il motto “libera Chiesa in libero Stato”. Ora, vedo uno Stato che vacilla, e che avrebbe sempre più bisogno di essere liberato dall’ingerenza di una Chiesa molto, troppo, invadente in questioni che non le competono.
Il conflitto di interessi non è solo berlusconiano ma è bandiera del nostro Paese. Anche la Chiesa ne é pregna, completamente. Basta aprire gli occhi e dare un’occhiata in giro (link qui, qui e qui).