Category: italia

May 13 2011

Giustamente, è venerdì 13

 


Ed è quindi normale trovarsi alle 22.44 in stazione centrale a Milano.
Perché è normale che il frecciarossa delle 21.45 tardi mezz’ora arrivando alle 22.15, quando la propria coincidenza è partita (strano ma vero) regolarmente alle 22.10
Perché si, i treni lombardi, carri bestiame perennemente in ritardo, non possono ritardare di 5 minuti quando serve.
Siamo una NUOVA società – dicono da Trenord – e quindi non possiamo aspettare, i ritardi di Trenitalia non ci competono.
Splendido! Ma non sono scaramantico: la sfiga non esiste.
Succede, che un tizio ubriaco possa tentare di rapinare una signora su un treno ad alta velocità (di quelli dove non si scende, per intenderci) e che poi si senta male. Succede quindi che nonostante i medici presenti a bordo (passeggeri) il treno venga fatto fermare per mezz’ora per permettere l’intervento di ambulanze e carabinieri.
Succede, certo: la sfiga non esiste.

 


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Jan 14 2011

Le incertezze di una value proposition di internet a bordo treno

Come ingannare il tempo durante un viaggio in treno? Magari lungo la tratta Milano – Roma, quella business per eccellenza, mentre in prima classe vi servono un welcome drink? Si trovano manager, consulenti, qualche modella col proprio stilista che parla dell’ultima sfilata o dell’ultimo shooting, creativi che commentano le loro ultime creazioni, persone affaticate che dormono, irriducibili che si ostinano a lavorare al computer o altri che più semplicemente guardano un film o leggono un libro.

Da un mesetto circa, Trenitalia sponsorizza la presenza di una connessione internet wi-fi a banda larga a bordo treno. Vale a dire: alta velocità di percorrenza e alta velocità di navigazione, l’accoppiata vincente. Il tutto grazie al partner tecnico Telecom Italia, che oltre all’accesso internet avrebbe anche potenziato la copertura per il servizio mobile, telefonia (voce e dati) e mobile internet. A detta degli interessati (Trenitalia e Telecom) della maggiore copertura avrebbero beneficiato a breve anche tutti gli altri operatori.

Ma era necessario tutto questo? Per abbozzare una risposta, potrebbe valere la pena addurre qualche considerazione. Parlare di frecciarossa ormai è familiare, tanto che viene difficile pensare a un viaggio lungo il percorso torino – milano – bologna – firenze – roma – napoli che non avvenga ad alta velocità. Il prezzo per viaggiare ad alta velocità è elevato e lascerebbe pensare che solo una clientela c.d. affluent potrebbe permetterselo. Per fare un esempio, la tratta Milano – Torino, costa circa 11 euro (e impiega 3 ore) con un treno intercity declassato Regionale (che sia per gli operai della fiat che abitano nell’hinterland?) mentre costa 3 volte tanto, oltre 30 euro, se percorsa in freccia rossa, impiegando al massimo un’ora.

I più incalliti businessman sempre in viaggio sono dotati di chiavetta internet per connettersi anche in mobilità. Si accettava, seppure a malincuore, frequenti disconnessioni e periodi bui, date le frequenti gallerie e l’instabilità dovuta al viaggiare a 300 km/h. Qui si inserisce l’opportunità commerciale: abbandonare le chiavette per connettersi a un servizio progettato ad hoc, sostenendone il costo, ma ricavandone apprezzabili benefici. Maggiore stabilità, senza l’ansia di dover attendere decine di minuti per trasmettere un documento importante, l’opportunità di interagire con collaboratori, di partecipare a conference call (ma questo non lo si dice, per non disturbare gli altri passeggeri), di essere sempre online. Nell’immediato futuro, la rete wifi potrebbe essere sfruttata in locale per accedere a un panel di servizi multimediali, come il “train cinema” o ascoltare musica, sulla scia di quanto avviene per i viaggi aerei a lunga percorrenza.

Questo a patto che funzioni tutto bene e che la connessione sia davvero di alta qualità. Mentre l’alta qualità potrebbe non rilevare per i servizi multimediali (i server stanno a bordo treno, in rete locale, e ogni computer potrebbe accedere allo stesso server tramite access point wifi) ma sarebbe fondamentale per la connessione ad alta velocità. Un viaggiatore, se è cosciente che non c’è alcun servizio internet, organizza il suo tempo in un determinato modo, tipicamente offline. Produzione di documenti, lettura di libri, visione di film. Ogni attività online avviene a proprio rischio e l’inefficienza è a carico del singolo viaggiatore. Se , al contrario, viene offerto un servizio di accesso a internet, allora il viaggiatore diventa utente a tutti gli effetti e un malfunzionamento della rete si traduce in una doppia inefficienza: un costo per la non fruizione di un servizio, e il costo – opportunità di perdere tempo con un servizio che non funziona, quanto si potrebbe impiegare a fare altro.

Purtroppo questa inefficienza è tipicamente italiana: premia molto l’effetto “annuncio” e poco il risultato effettivo. Welcome on board.

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Oct 13 2010

Grande Italia. 3-0

Stupenda partita dell’Italia, gioco fluido, velocità, destrezza, possesso di palle. E giramento di palle.

Si, perché le squadre del match Italia – Serbia a Genova non sono praticamente scese in campo (se non per pochi minuti) a causa delle violenze degli ultras serbi (link qui). E la risposta della politica è solo lo scarica barile delle responsabilità (link qui).

Che dire?

Che dagli scontri del G8 del 2001 (link qui e qui) la sicurezza a Genova ha fatto davvero dei passi da gigante.

O forse no?

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Oct 10 2010

Monsignor no grazie

C’è chi strizza l’occhio al presunto uso politico della giustizia, tuonando contro i falsi comunisti e facendo l’happy hour con quelli veri.

Io provo maggior ribrezzo per l’uso politico della religione, quando leggo che una bestemmia (negazione del Dio, a ben vedere) è preferibile ai matrimoni gay.

Vendola potrebbe quindi candidarsi al ruolo di patriarca di Costantinopoli. Io a quello di cittadino, e cattolico, coi coglioni girati.

Diamo a Cesare quel che è di Cesare, e la vanga a certi prelati: chissà mai che non imparino qualcosa.

Il tutto nasce da una bestemmia del Premier (link qui, qui e video qui). Certo una bestemmia uscita in un contesto scherzoso ma proprio per il fatto che fosse grezza, ricercata e voluta come strumento per suscitare l’ilarità dei presenti, dovrebbe essere motivo di riflessione per ogni cittadino.

Non la bestemmia in sé, intendiamoci. Quello appartiene alla sensibilità di ogni persona, tra il sentirsi turbato o meno. Il bello del cattolicesimo, è risaputo, è il concetto del perdono: di fronte al pentimento, alla confessione segue la remissione dei peccati. Il Silvio nazionale, da buona macchietta non ci pensa nemmeno. Una frase è emblematica, alla fine: quel “nessuno mi tradisca”, quasi a indicare “quel nostro piccolo segreto”, gergo così tipico dei delinquenti, dei malfattori e dei ruba-marmellate. Il premier appunto.

Ricordo, e sarebbe stupido non farlo, che in televisione per una bestemmia, anche gratuita, occasionale o non voluta in passato si sono cacciati dei concorrenti dal Grande Fratello (link qui, qui e qui).

Ora, se al grande fratello si dà così importanza all’insegnamento cattolico (e, a mio parere, è assurdo, poiché lo stato italiano è laico, almeno di facciata) non vedo perché si debba far finta di nulla sulla bestemmia del Premier.

Far finta di nulla, almeno stando alle parole di monsignor Fisichella (link qui) sarebbe stato il minore dei mali: Fisichella (“mio signore” di chi poi?) ha sdoganato la bestemmia suggerendo che questa vada “contestualizzata” e subordinandone la “gravità” al matrimonio tra gay professato (solo vagamente, per essere onesti dalla sinistra).

Vale a dire: chiudiamo un occhio, solo perché la Chiesa (quella ufficiale) vota PdL.

Ho sempre professato il motto “libera Chiesa in libero Stato”. Ora, vedo uno Stato che vacilla, e che avrebbe sempre più bisogno di essere liberato dall’ingerenza di una Chiesa molto, troppo, invadente in questioni che non le competono.

Il conflitto di interessi non è solo berlusconiano ma è bandiera del nostro Paese. Anche la Chiesa ne é pregna, completamente. Basta aprire gli occhi e dare un’occhiata in giro (link qui, qui e qui).

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Oct 06 2010

Strangolata, stuprata e sepolta dallo zio

Strangolata, stuprata e sepolta dallo zio.
Sarah Scazzi.
Non era fuggita.
Non era stata rapita.
Non una fuga organizzata su facebook.
Non era stata avvistata da “chi l’ha visto”.
Non si era liberata del cellulare.
Non aveva cancellato le sue tracce.
Non aveva tentato depistaggi.

Semplicemente era.
E voleva andare al mare.
=)=

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Sep 28 2010

De Fini honestate

[bozza]

Che dire del presidente della Camera Fini? Poco, ma molto male.

Una strategia decisamente suicida, la sua, certamente spinta e pompata dal suo (oramai) acerrimo nemico: Silvio Berlusconi.

Ripercorrendo gli articoli de il Giornale e di Libero è da circa un anno che minaccia Fini sull’emersione di certi “dossier” sul suo conto. In realtà, Feltri, nei suoi articoli accenna a dossier artefatti, lasciando intendere una certa veritabilità oggettivabile (leggi: mistificazione dei fatti).

Senza divagare troppo, la strategia di Fini è stata quella di professare la più completa estraneità ai fatti, non potendo certo sospettare che qualcuno gli avrebbe messo alle costole persino i servizi “segreti” (anche se il loro agire è di pubblico dominio) per farlo cadere in contraddizione.

Ipotesi di reato

Se anche Fini risultasse coinvolto nell’affare della casa di Montecarlo, certo non si potrebbe profilare un ipotesi di reato di interesse pubblico. Semmai la dirigenza dell’ex movimento Alleanza Nazionale, che avrebbe ricevuto in eredità il “celebre” (da pochi giorni) appartamento potrebbe attivarsi per accertare le responsabilità patrimoniali del Presidente della Camera (che, Presidente però, all’epoca dei fatti, non era ancora). Trattasi di incauta vendita, o magari di frode o malafede, ma certo è che non sarebbe un reato di rilevanza pubblica, quali, ad esempio, la concussione o il peculato.

In gioco la credibilità

Di Fini come uomo politico: per professare la giustizia, ahinoi, bisogna essere immacolati. Non vale il principio della rilevanza, per cui un piccolo reato potrebbe venire tollerato: la tolleranza zero è il prezzo che si deve pagare quando ci si vuole erigere a paladino della giustizia. Basta poco: un evento passato, uno scheletrino nell’armadio, un qualsiasi evento e tutto il messaggio e la reputazione crollano come un castello di carta.

Una possibile strategia: la confessione

Al posto di Fini, e a freddo, bisogna riconoscere che sarebbe parso più opportuno professarsi colpevole, anche qualora si fosse innocenti.

Fini avrebbe potuto confessare un proprio coinvolgimento, anche laddove non ci fosse stato o il suo ruolo fosse stato poco chiaro: sarebbe stato denunciato, la magistratura avrebbe indagato e si sarebbe avviato un processo. Se fosse stato innocente, le prove lo avrebbero scagionato e l’accusa (e anche la confessione iniziale) sarebbero cadute di fronte all’esigenza.

Mentre i giornali del rivale Berlusconi si sarebbero scagliati fin da subito (alla faccia del garantismo) contro il Presidente predicatore pretendendone le dimissioni (sempre chiederle e mai darle), Fini avrebbe così potuto proteggere la propria famiglia. Una volta dichiarato innocente perché il fatto non sussiste (badate: non prosciolto per prescrizione), Fini avrebbe avuto gioco facile nel sostenere il favore di una magistratura che avrebbe svolto il proprio dovere, senza mostrarsi sovversiva verso il governo in carica legittimamente eletto dal popolo.

Un giudice che scagiona, a fronte delle indagini svolte dalla magistratura, sarebbe stato incociliabile con la definizione di “toghe rosse polticizzate” e lo scacco al premier sarebbe stato evidente.

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Sep 07 2010

Non strumentalizziamo Sakineh

Attenzione a non strumentalizzare il caso Sakineh (link qui), la donna che, in Iran, sarà presto soggetta alla lapidazione secondo la “prassi”.

Informazioni disponibili anche su Amnesty International  - Italia (link qui)

Sono nati movimenti internazionali per cercare di fermare questa brutalità. Appelli (link qui) da ogni fonte e campo, soprattutto diplomatici.

Certo la lapidazione è una barbarie certamente da contestare e contrastare, anche alla luce del fatto (non trascurabile) che siamo nel 2010 e che (almeno in teoria) dovremmo evolverci come esseri umani.

Tuttavia, una parte del discorso, forse più ampia, mi lascia perplesso. La lapidazione è orribile di per sé, già come idea. Più in generale, però, è la pena di morte che dovrebbe farci rabbrividire.

Così, al solito, mi fa riflettere tutta questa mobilitazione internazionale contro l’ennesima (perché non sono poche, eh?) donna sottoposta alla lapidazione mentre lo stesso attivismo non si vede contro gli altri Paesi (USA? CINA? GIAPPONE? solo per citarne alcuni) che applicano QUOTIDIANAMENTE la pena di morte.

Di una cosa sono orgoglioso: da secoli, almeno su questo tema, l’Italia è all’avanguardia. Si legga il buon Cesare Beccaria e la sua opera più celebre: Dei delitti e delle pene (link qui).

Il governo italiano al solito fa quello che sa fare meglio: aspettare (link qui).

Si sarebbe potuto fare uno strappo alla regola, mostrando un briciolo di classe, come:

  • convocare gli ambasciatori di TUTTI i paesi che applicano la pena di morte;
  • sensibilizzarli sulla posizione della Repubblica Italiana;
  • assicurare che tutti i condannati abbiano avuto accesso a un giusto processo, e non a un rito sommario;
  • offrirsi di far scontare ai condannati (a partire dalla stessa Sakineh) la pena dell’ergastolo in Italia, in cambio della rinuncia alla pena di morte.
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Jul 09 2010

De Romae Taxis

Roma, stazione termini 7 luglio, h 9.30.
Lunga coda di gente in attesa per il taxi di macchine al parcheggio non ce ne sono. In compenso, i caporali aspettano che i viaggiatori arrivino e al grido di “tacsi, tacsi, tacchesi, siggnò”  propongano loro, immediatamente e senza attesa, di scorrazzarli verso qualsiasi destinazione desiderino. A prezzi un po’ gonfiati, in effetti. Personalmente, mi son sentito chiedere 25 euro per la distanza Termini – Via XX Settembre (1km). Non è un caso, tra l’altro, che i taxi non siano parcheggiati nelle apposite corsie di carico (dove si formano code lunghissime) ma siano parcheggiati sul retro, così da inflazionare un po’ il mercato, e spaventare un po’ i turisti, così da indurli ad accettare l’estorsione.
Chiacchierando con i carabinieri presenti, lamentando questa situazione mi sono sentito rispondere che, anche vedendo queste situazioni, loro non possono intervenire di loro iniziativa in quanto la competenza in materia è della polizia locale. Forse, allora, non è del tutto un caso che a presidiare la stazione ci siano poliziotti e carabinieri e non la polizia locale. Che dire?
La risposta in un videoclip di Masini
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Jun 25 2010

Blu blu blu, NON mi piaci tu

Si rumoreggia in questi giorni di un sondaggio promosso dal Ministero per la Funzione Pubblica (leggi: Brunetta) per accertare ufficialmente quante sono le auto blu in Italia: tante, decisamente, troppe. Se ne parla in un articolo di Repubblica (link qui). Solo il 26% degli enti interpellati ha finora risposto, portando le stime nazionali a 90 mila auto blu per un costo per la collettività di oltre 88 milioni di euro solo per finanziare le auto blu di questa piccola porzione (un quarto) del complesso degli enti locali.

Se la proiezione fosse corretta si potrebbe stimare che il parco macchine raggiunga la soglia (folle) delle oltre 350 mila unità, per un totale (stimato”) di circa 340 milioni di euro.

Si tratta di spese certamente folli, se si pensa che il più delle volte queste auto sono ferme oppure utilizzate per scopi personali e/o diversi da quella funzione propria loro spettante.

Delle 90 mila unità stimate:

  • 10 mila sono in dotazione ai politici
  • 20 mila sono a disposizione degli alti “papaveri”  e
  • 60 mila, come auto di servizio ma senza autista

Decisamente, decisamente NON CI SIAMO.

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Jun 21 2010

Sull'interesse pubblico

Si dovrebbe ricordare a questo Paese che “pubblico” non significa “gratis” o “feccia” o “distruggimi” come ci hanno abituato a credere. Pubblico significa prendersi cura di un interesse collettivo che anche solo per essere tale meriterebbe una tutela speciale. Da parte di tutti.

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