Category: italia

Feb 02 2012

A proposito del vitalizio parlamentare

Un bel post si piovomo rane (link qui) richiama la simpatica (si fa per dire) uscita dell’ex ministro Melandri.

Il Ministro (semel minister, semper minister) rivendica il “diritto” del parlamentare a ricevere un vitalizio a 50 anni (a fronte dei minimi 70 anni di contributi imposti ai contribuenti) a fronte delle “rinunce” fatte nella vita per dedicarsi alla politica. Da tenere a mente, che Giovannina è in politica da quasi 18 anni.

È sacrosanto che l’attività politica sia remunerata e che un politico possa mantenersi degnamente non svolgendo altro lavoro, ma non per privilegio: quanto per dedicarsi interamente (e per un periodo limitato) al servizio del Paese.

Non è necessaria la politica per professione ma non si può negare come ci sia un profondo trade-off tra ricambio generazionale ed esperienza. La macchina parlamentare – ma la politica, più in generale – ha innegabilmente dei meccanismi che vanno appresi, anche solo per essere cambiati. Impararli richiede tempo, e politici al primo mandato potrebbero non essere dei legislatori “efficaci”. Politici troppo “anziani”, viceversa, sarebbero arroccati sui loro privilegi, come si è visto, nella pratica, in Italia.

Allora cambiamo il sistema, dal profondo. Mettiamo un limite di reddito al parlamentare, a una cifra che supponiamo congrua: fossero anche 10 mila euro al mese. Lo Stato garantisce quella cifra pro quota nel rispetto di adempimenti formali (es. presenza in aula, partecipazioni a missioni e a commissioni). Un parlamentare è libero di esercitare un’altra professione ma più guadagna da quella e meno è la remunerazione che riceve dal pubblico. Un sistema complesso, ma equo. Con controlli severi (a pena di decadenza) per i deputati che lavorano, o fanno lavorare, in “nero”.

Non serve poi un vitalizio. Casi come Alfonso (dei Vedi, googlate pure o cercate qui) sono uno schiaffo alla decenza. Si preveda un giusto ristoro, proporzionale alle legislature cui si è partecipato. Se per dieci anni rinunci alla tua attività professionale sostieni un costo diretto (da mancati guadagni) – colmato con l’appannaggio parlamentare – e un costo opportunità (per la mancata crescita professionale): solo su questo secondo dovrebbe intervenire un sussidio di modesta entità e finalizzato al reinserimento nel circuito lavorativo. Sussidio che non viene erogato se il reinserimento avviene all’interno del pubblico impiego, in una qualsiasi posizione.

Non è più il tempo dei pensionati eccellenti a spese dei contribuenti: non davanti a un Paese agonizzante e a cittadini depredati per colpa dei propri “rappresentanti”.

Una domanda: ma com’è che davanti a ogni proposta, la si frena eccependo che altrimenti i parlamentari si dedicherebbero ad “altro” (alla rielezione, ai fatti propri, a trarre indebiti benefici dalle proprie cariche, a farsi eleggere nei vari consigli di amministrazione)? è davvero questo il rischio? Non è quello che – nostro malgrado – già avviene e bisogna invece risolvere?

Un altro pensiero, ribadisco: riconosciamo ai politici un emolumento fisso, modesto, e una cospicua parte variabile pagata in titoli di Stato a scadenza nel medio termine (5 – 10 anni). Così dovranno per forza tenere in ordine i conti pubblici e puntare alla crescita di lungo periodo.

Share This Post
Nov 19 2011

Italo sì, Italo no: il treno dei cachi

Cito un felice ritornello del grande Elio (link qui) per un breve commento al neo insediato (e fiduciato, link qui) governo Monti.

Per carità, Monti è uno stimato professionista, dall’alto profilo e con una grande esperienza, e ha saputo circondarsi di ottimi collaboratori, con un curriculum di tutto rispetto, per quanto sia evidente l’assenza di profili giovani, e questo è già un primo punto di pessima italianità. Confido nelle nomine delle seconde linee (sottosegretari, esecutivi, etc.).

Mi lascia perplesso, e non ne faccio mistero, la nomina di Corrado Passera (link qui) come Ministro per lo Sviluppo Economico con delega alle Infrastrutture (link qui). Mi lascia perplesso perché, ammesse le indubbie capacità manageriali della persona (ex CEO di Banca Intesa, Poste Italiane, L’espresso, etc.) è un personaggio in aperto conflitto di interessi.

Banca Intesa è una delle principali banche italiane. Gestisce assets per decine di miliardi di euro, e tramite la controllata Banca Infrastrutture, Innovazione e Sviluppo (guarda caso, link qui) è una banca molto attiva nel settore della pubblica amministrazione, in particolare nel finanziamento agli enti locali (comuni, province, etc.). Banca Intesa ha svolto un ruolo di primo piano nell’affare Alitalia col piano “FENICE” (era il 2008, link qui) ma quello per cui ho il dente avvelenato è la succosa torta dell’alta velocità ferroviaria.

Trenitalia sarà a breve un ex monopolista delle ferrovie, e come tale è costretta a subire la concorrenza dei privati che potranno offrire il servizio ferroviario ad alta velocità. La Nuovo Trasporto Viaggiatori (NTV link qui) è una compagnia che ha già fatto parlare di sé, anche per la visibilità dei suoi soci, Della Valle e Montezemolo soprattutto, e ovviamente per il cospicuo investimento (miliardi di dollari) che ha dovuto affrontare. Finanziamento, non a caso, sostenuto anche contraendo ingenti debiti con il Gruppo Banca Intesa, guidato dall’allora CEO Passera (oggi Ministro, sì,  è la stessa persona).

Per le prime malignità sulla NTV vi rimando al Fatto quotidiano (link qui).

Qualche tempo fa Montezemolo ha lamentato un “presunto” comportamento scorretto da parte del gestore nazionale delle ferrovie che sembrerebbe voler rallentare l’ingresso di NTV sul mercato attraverso l’arma più potente in mano alla pubblica amministrazione: la burocrazia. Le nuove regole (link qui e qui) sembrerebbero imporre adempimenti eccessivi ed onerosi a un potenziale nuovo entrante e questo rappresenterebbe una tra le più classiche barriere all’entrata  (per una sintesi, link qui) istituzionali.

A ben vedere, le nuove regole impongono solo ai privati di dotarsi di mezzi di pronto intervento e sicurezza. Si tratta di una scelta corretta e condivisibile, poiché se più attori operano sugli stessi binari, se al primo capita un imprevisto questo causerà ritardi a catena a tutti gli altri operatori. Un’alternativa possibile, potrebbe essere quella di istituire un agente unico nazionale per l’assistenza ferroviaria, magari la stessa RFI che gestisce la rete. Equivale a dire: ti si ferma il treno? Un “carro attrezzi” speciale (o meglio, un rimorchiatore) ti toglie dalla linea liberano lo slot per il treno che viene dopo. Viaggiando a 300 kilometri all’ora questa è un’operazione molto delicata e richiede prontezza di intervento, capacità di problem solving, e, soprattutto, disponibilità di mezzi e di vie di fuga. Credo che l’ultimo appunto sia quello più carente di tutto il progetto.

Ne sentiremo parlare ancora, potete starne certi.

Ora veniamo al possibile intervento del neo ministro Passera. Dietro al mantra della liberalizzazione delle tratte, imposta anche dalle norme dell’Unione Europea, il neo ministro potrebbe operare una più spinta deregulation, o per meglio dire, laissez-faire, tale per cui, per agevolare l’ingresso dei privati, faccia rimuovere questi maggiori e onerosi requisiti. I risultati per i suoi ex soci (Banca Intesa, Montezemolo, Della Valle, Ferrovie Francesi SNCF) sarebbero notevoli: subito pronti a partire.

Cosa accadrebbe in caso di guasto? Che andarci di mezzo sarebbero solo i passeggeri. Un po’ quello che succede quando si guasta la linea telefonica: è sempre telecom italia a fornire assistenza col proprio personale, anche se magari siete clienti di un altro gestore. In caso di guasto o di richiesta di intervento, semplicemente, dovrete aspettare più tempo perché ovviamente, il gestore della rete favorirà (o darà priorità) prima le sue necessità e poi quelle altrui. Si chiama business, che credete?

Naturalmente, a fronte dei miliardi di euro investiti, NTV avrà tutto l’interesse ad anticipare l’esercizio operativo senza preoccuparsi troppo delle misure di sicurezza in caso di guasto: tanto ci sarà, ancora una volta, qualcun altro (lo Stato, sotto varie accezioni) che interverrà in suo favore.

Quanta malignità in queste parole, eh? Staremo a vedere. Diceva qualcuno che i santi stanno solo in paradiso e, forse, il paradiso dei banchieri ancora non esiste.

 

Share This Post
Nov 12 2011

Dimissioni

Diciamo anche che ha fatto parecchi errori, troppi: non essere all’altezza delle situazioni, farsi i cavoli propri, circondarsi di persone non competenti, spesso addirittura poco raccomandabili. Ed è anche bene tenerlo presente: non si è dimesso spontaneamente. Lo hanno cacciato, lasciandogli la dignità di salvare la faccia. La Storia non avrà forse troppi riguardi, poiché processa i fatti e non le intenzioni. Un uomo che ama il suo Paese lo fa grande e progredire, non lo umilia e depreda. Poi ognuno ne dia la sua lettura.

Share This Post
Sep 22 2011

Una crisi in crisi – Prologo #1

 

Subprime mortgages

I mutui sub – prime

Se ne parla dall’estate 2007. La “miccia” di questa situazione esplosiva è da ricondurre nel credito facile e nella ricerca di elevati ritorni da parte degli istituti di credito. Al grido di battaglia di “Greed is good” – chi non conoscesse Gordon Gekko è invitato a guardare Wall Street di Oliver Stone – molti istituti hanno concesso mutui anche a soggetti ad alto rischio (i c.d. sub – prime, cioè debitori il cui merito creditizio era valutato sotto la soglia di investment grade) tutelandosi vendendo sul mercato titoli di rischio (in pratica, una lotteria non dichiarata) che incorporavano i flussi finanziari di rimborso di questi mutui.

Un debitore rischioso, per definizione, è un debitore in cui è alto il rischio di insolvenza. Se tanti debitori sono insolventi allora si genera un problema di liquidità. L’illusione è stata generata dalla presenza dei collateral, cioè dalle garanzie reali per cui le ipoteche sugli immobili venivano offerte in garanzia per il rimborso del debito. Ora, si capisce che se un istituto finanzia con un mutuo di 110 una casa che vale 100 (i 10 in eccesso sono da ricondurre a spese di istruttoria, spese accessorie, eventuali extra) confidando in un mercato immobiliare in espansione (senza curarsi se vi sia in atto una bolla o meno) non si pone particolari problemi: nel ragionamento di questo istituto il prezzo di quell’immobile in garanzia varrà presto 120 e anche in caso di insolvenza avrà margini derivanti dalla vendita dell’immobile (120 – 110) per rientrare della propria esposizione.

 

Share This Post
Aug 29 2011

L’inizio del declino

Chissà se si intuisce quando è stato il momento chiave in cui le cose hanno iniziato a girare per il verso sbagliato.

Quando la nostra apertura agli scambi con l’estero ha drenato risorse, anziché generare ricchezza.

Vero, tra le importazioni vi sono anche beni intermedi, fattori produttivi che vengono lavorati e contribuiscono a creare valore e benessere.

Ma non possiamo, in ogni caso, rimanere indifferenti davanti a questi numeri.

20110829-203801.jpg

Share This Post
Aug 25 2011

Appunti di Stato – si spende male

Una spesa di oltre 700 miliardi di euro

Anzi, 750 per la precisione, pari a circa il 46% del PIL (1600 miliardi di euro, più o meno).

Si spende tanto quindi, ma si spende male.

Si spende troppo, decisamente, per il sistema sanitario (circa 110 miliardi di euro) e per le pensioni. Pensioni che vengono erogate anche immeritatamente. Si parla, in questi giorni, dei pensionati “baby”, cioè coloro che, nel passato, sono andati in pensione prima dei 40 anni di età, dopo soli 15 anni (più o meno) di contributi. Queste persone vengono, da anni, mantenute dalla collettività, così come i parassiti succhiano risorse dall’organismo che li ospita, contribuendo a distruggerlo.

La farsa dei diritti acquisiti

I legulei (valorosi sacerdoti del diritto) di questo paese, difendono i diritti acquisiti che, a detta loro, non si possono toccare. Questo a prescindere dal fatto che un “diritto” sia effettivo, cioè meritato, o meno. In un paese di “civil law” (come in gergo si definiscono i sistemi giuridici basati esclusivamente sul corpus di leggi, senza che la giurisprudenza sia fonte del diritto) il concetto di diritto viene spesso travisato e abusato. Il diritto, in materia di spesa, è appunto, l’idoneità a ricevere una prestazione, a fronte di un’obbligazione contratta (pago una casa, e ho diritto a riceverne la proprietà) o di uno status (sono inabile al lavoro, quindi ho diritto a ricevere una pensione). Un diritto deve, quindi, essere previsto per legge. Sempre per forza di legge, dev’essere quindi riconosciuto e attribuito. Per legge, tuttavia, dovrebbe anche poter essere revocato, laddove non vengano meno i presupposti. Ecco, in Italia quello che principalmente manca è il postulato di “ragionevolezza” nell’attribuire un diritto. Può esistere il diritto alla pensione a 30 anni di età? Certamente sì, purché una legge promulgata con le forme previste lo preveda. È ragionevole un siffatto diritto? Certamente no, ma questo nel sistema italiano, non rileva.

Per compensare, quindi, al fiume di risorse drenate da tali irragionevoli diritti acquisiti ci sarebbero due alternative: o rimuovere un diritto ingiustamente attribuito, oppure falcidiare i diritti futuri, andando cioè a chiedere più di valore di quanto verrà dato, e generando, di conseguenza, un’altra irragionevole ingiustizia sociale.

Naturalmente, si levano gli scudi dei legulei di turno che eccepiscono, in maniera per certi versi sacrosanta, che un diritto è un diritto e non si può intervenire. “Bisognava pensarci prima”, è il loro motto, e la loro scusa, e salvo azioni “volontarie” da parte sei singoli parassiti (coloro che realizzano di aver ricevuto molto più di quanto hanno contribuito, e decidono di restituirlo, in tutto o in parte) non ci sarebbero spazi per intervenire.

[continua…]

 

Share This Post
Aug 25 2011

Appunti di stato – Italia bizzarra

Il panorama italiano, stratificazione di miopi retaggi del passato presenta alcuni aspetti bizzarri.

L’elevato tasso di evasione fiscale, per cui i cittadini usufruiscono dei servizi della collettività ma non contribuiscono al loro finanziamento. L’effetto, in parole povere, è paragonabile a quello di coloro che salgono sull’autobus senza acquistare il biglietto. Provate ad entrare in un negozio, a prendere della merce ed uscire senza pagare. Il titolare, certamente, non ne sarà entusiasta. Provate a fare lo stesso con un ristoratore: ordinate una cena, ed uscite senza pagare. Il titolare, anche in questo caso, si attiverà e utilizzerà tutti i modi, più o meno pacifici e cortesi, per pretendere quanto a lui dovuto. Lo stesso ristoratore, tuttavia, qualora non dovesse rilasciarvi una ricevuta fiscale, si comporterebbe allo stesso modo di un cliente che uscisse senza saldare il conto. È bene rendersene conto.

L’ingente quota (rispetto al Prodotto Interno Lordo – PIL) di “sommerso”, cioè di una quota non trascurabile, almeno in Italia, di economia in nero che sfugge alle rilevazioni ufficiali (attività non dichiarate, ambulanti abusivi, lavoratori non regolarmente assunti, e così via). Il nero non paga tasse né contributi. Non emette ricevute fiscali, non versa l’imposta sul valore aggiunto (IVA), l’imposta sulle attività produttive (IRAP) né quella sui redditi (IRES o IRPEF). Lo stesso soggetto, tuttavia, beneficia delle strade, spesso dell’illuminazione pubblica, delle aree verdi, dei servizi del Comune dove risiede o svolge la propria attività. Lo stesso soggetto, se aggredito nei suoi diritti, si rivolgerà agli organi di polizia, mentre se la propria salute avrà dei problemi si recherà dal medico di base o in ospedale. Tutto questo, ovviamente, a sbafo.

 

Share This Post
Jun 07 2011

WIFrecciarossa

Da un po’ di tempo, per diletto, mi chiedo quanto potrebbe essere interessante investire sull’accesso internet a bordo treno. Attualmente questo servizio è reso disponibile solo sui treni “Frecciarossa” (link qui).

In parte l’idea è sostanzialmente simile all’intrattenimento offerto sui voli aerei nelle tratte a medio – lungo raggio: film, musica, varietà etc. Oltre naturalmente agli aspetti prettamente legati alla navigazione (inclusa l’esperienza social).

Il discorso dell’accesso si rapporta alla domanda, attuale e potenziale, degli utenti disposti a pagare un prezzo per questo tipo di servizio (quella caratteristica che gli economisti tendono a definire “elasticità”). Da notare che la fetta degli utenti disposti a pagare un prezzo (premio) maggiore sono quelli inquadrabili nell’utenza business che, per buona parte, dispongono già di strumenti atti a garantire la navigazione in mobilità per conto proprio (chiavette, blackberry, etc.).

Per certi aspetti sono un buon tester del servizio, poiché faccio parte di quella tipologia di utenza c.d. “evoluta” e prendo il frecciarossa piuttosto spesso (cadenza quasi settimanale), e questo mi permette di sperimentare l’evoluzione della qualità del servizio e di formulare alcune considerazioni.

L’ipotesi di lavoro, assolutamente discutibile, è che ad ogni utente venga inviato una username progressiva così che si possa confrontare l’evoluzione nel tempo. Ho personalmente sperimentato che questa ipotesi potrebbe essere verosimile, dato che se registro due volte lo stesso numero di cellulare ottengo due volte la medesima username, mentre registrando due numeri di telefono differenti, ottengo username molto ravvicinati tra di loro. Il tutto è stato sperimentato sulla rete fornita da TIM.

A voi le conclusioni.

evoluzione wifi a bordo treno - frecciarossa

Share This Post
May 28 2011

obiettivi per il prossimo futuro

1. diventare sottosegretario con delega allo sviluppo

2. annientare ogni forma di burocrazia in questo Paese (del cazzo, diciamolo pure)

3. ridisegnare il sistema burocratico ex novo

4. portare i più illustri, affabili e sfanculizzanti saluti agli Uffici Complicazioni Affari Semplici che rimarranno senza lavoro (ma almeno smetteranno di far girare le palle)

5. dimettersi e tornare a fare il proprio lavoro

buona notte, Italia

http://paroleverdi.blogosfere.it/images/burocrazia%20in%20italia.jpg

Share This Post
May 17 2011

Yes, Milan!

Ieri è stata una grande giornata per Milano, per i milanesi e per certi versi per l’italia intera. Perché exploit del genere non se ne vedono molti. Per chi non lo sapesse, il candidato del centro-sinistra Giuliano Pisapia (quota SEL-PD) ha “espugnato” le elezioni amministrative (comunali) a Milano, battendo, almeno come maggioranza relativa, il sindaco uscente Letizia Moratti (PdL – Lega).

Si è trattato di un duro colpo per tutti gli amministratori, i dirigenti e gli esponenti della coalizione di centro destra. Perché Milano è un po’ il termometro di quello che succede in Italia: città metropolitana, economia avanzata, dinamica, interculturale ma, soprattutto, liberal e moderata. Da sempre, Milano è stata considerata la roccaforte del centro destra e da sempre i candidati del centro destra l’hanno considerata una partita seria, ma di cui non preoccuparsi troppo perché, con perfetto aplomb meneghino, “va sempre tutto bene”.

Ora, le carte in tavola sono state rimescolate. Il giochino del centro-destra rischia di rompersi, la pazienza degli elettori sembra finita e, forse innmisura ancora maggiore, sembra che Milano abbia castigato l’atteggiamento “a polveriera” del candidato PdL (che ha accusato l’avversario di appoggiare il terrorismo) e il suo leader (che non perde occasione di attaccare i comunisti e la magistratura, salvo comunque farsi i fatti propri e alterare le leggi a proprio piacimento).

Nonostante il forte vantaggio, pari a circa il 48% delle preferenze, Pisapia non può dormire sogni tranquilli.

Non può perché la partita in gioco è troppo alta, e tali sono le aspettative di una città che vuole rinascere e tornare a far correre la locomotiva che da un decennio sonnecchia chiusa in qualche deposito.

Non può perché i suoi avversari hanno a disposizione degli strumenti mediatici temibili e potenti: la, ormai nota, “macchina del fango” non permette passi falsi e impone la massima attenzione a ogni segnale.

Non può perché i suoi avversari hanno dimostrato di essere pronti a tutto (basta leggere le pagine di cronaca giudiziaria per vedere rapporti di stampo mafioso, episodi di corruzione, la cricca e episodi di dubbia moralità).

Non può perché il tessuto di Milano è liberal e moderato: gli elettori hanno voluto infliggere un duro colpo al sindaco uscente e ai suoi amichetti e supporter ma non è una “rossa”, di quelle che danno certezza per intenderci. Molti elettori, dell’area più di centro sono pronti a fare un passo indietro e a ri-votare il sindaco uscente, certi che il loro ultimatum abbia sortito l’effetto voluto.

Da parte mia non ho dubbi: spero in un forte cambiamento nella guida cittadina perché dopo tanti anni monocromatici si sente il bisogno di un tocco di colore, di brio, di entusiasmo.

Perché penso che madama doré possa ancora spuntarla, ma fino in fondo mi auguro il contrario. Perché questa città ha bisogno di uomini e donne forti, con personalità e consistenza.

A entrambi i candidati l’augurio e la richiesta di un ballottaggio pulito e da gentiluomini.

A Giuliano Pisapia il più sentito in bocca al lupo.

YES, MILAN!


EGR mobile handled
Posted by iPad 2
All right reserved (C) 2011

Share This Post

WordPress Themes