Category: economia

Nov 19 2011

Italo sì, Italo no: il treno dei cachi

Cito un felice ritornello del grande Elio (link qui) per un breve commento al neo insediato (e fiduciato, link qui) governo Monti.

Per carità, Monti è uno stimato professionista, dall’alto profilo e con una grande esperienza, e ha saputo circondarsi di ottimi collaboratori, con un curriculum di tutto rispetto, per quanto sia evidente l’assenza di profili giovani, e questo è già un primo punto di pessima italianità. Confido nelle nomine delle seconde linee (sottosegretari, esecutivi, etc.).

Mi lascia perplesso, e non ne faccio mistero, la nomina di Corrado Passera (link qui) come Ministro per lo Sviluppo Economico con delega alle Infrastrutture (link qui). Mi lascia perplesso perché, ammesse le indubbie capacità manageriali della persona (ex CEO di Banca Intesa, Poste Italiane, L’espresso, etc.) è un personaggio in aperto conflitto di interessi.

Banca Intesa è una delle principali banche italiane. Gestisce assets per decine di miliardi di euro, e tramite la controllata Banca Infrastrutture, Innovazione e Sviluppo (guarda caso, link qui) è una banca molto attiva nel settore della pubblica amministrazione, in particolare nel finanziamento agli enti locali (comuni, province, etc.). Banca Intesa ha svolto un ruolo di primo piano nell’affare Alitalia col piano “FENICE” (era il 2008, link qui) ma quello per cui ho il dente avvelenato è la succosa torta dell’alta velocità ferroviaria.

Trenitalia sarà a breve un ex monopolista delle ferrovie, e come tale è costretta a subire la concorrenza dei privati che potranno offrire il servizio ferroviario ad alta velocità. La Nuovo Trasporto Viaggiatori (NTV link qui) è una compagnia che ha già fatto parlare di sé, anche per la visibilità dei suoi soci, Della Valle e Montezemolo soprattutto, e ovviamente per il cospicuo investimento (miliardi di dollari) che ha dovuto affrontare. Finanziamento, non a caso, sostenuto anche contraendo ingenti debiti con il Gruppo Banca Intesa, guidato dall’allora CEO Passera (oggi Ministro, sì,  è la stessa persona).

Per le prime malignità sulla NTV vi rimando al Fatto quotidiano (link qui).

Qualche tempo fa Montezemolo ha lamentato un “presunto” comportamento scorretto da parte del gestore nazionale delle ferrovie che sembrerebbe voler rallentare l’ingresso di NTV sul mercato attraverso l’arma più potente in mano alla pubblica amministrazione: la burocrazia. Le nuove regole (link qui e qui) sembrerebbero imporre adempimenti eccessivi ed onerosi a un potenziale nuovo entrante e questo rappresenterebbe una tra le più classiche barriere all’entrata  (per una sintesi, link qui) istituzionali.

A ben vedere, le nuove regole impongono solo ai privati di dotarsi di mezzi di pronto intervento e sicurezza. Si tratta di una scelta corretta e condivisibile, poiché se più attori operano sugli stessi binari, se al primo capita un imprevisto questo causerà ritardi a catena a tutti gli altri operatori. Un’alternativa possibile, potrebbe essere quella di istituire un agente unico nazionale per l’assistenza ferroviaria, magari la stessa RFI che gestisce la rete. Equivale a dire: ti si ferma il treno? Un “carro attrezzi” speciale (o meglio, un rimorchiatore) ti toglie dalla linea liberano lo slot per il treno che viene dopo. Viaggiando a 300 kilometri all’ora questa è un’operazione molto delicata e richiede prontezza di intervento, capacità di problem solving, e, soprattutto, disponibilità di mezzi e di vie di fuga. Credo che l’ultimo appunto sia quello più carente di tutto il progetto.

Ne sentiremo parlare ancora, potete starne certi.

Ora veniamo al possibile intervento del neo ministro Passera. Dietro al mantra della liberalizzazione delle tratte, imposta anche dalle norme dell’Unione Europea, il neo ministro potrebbe operare una più spinta deregulation, o per meglio dire, laissez-faire, tale per cui, per agevolare l’ingresso dei privati, faccia rimuovere questi maggiori e onerosi requisiti. I risultati per i suoi ex soci (Banca Intesa, Montezemolo, Della Valle, Ferrovie Francesi SNCF) sarebbero notevoli: subito pronti a partire.

Cosa accadrebbe in caso di guasto? Che andarci di mezzo sarebbero solo i passeggeri. Un po’ quello che succede quando si guasta la linea telefonica: è sempre telecom italia a fornire assistenza col proprio personale, anche se magari siete clienti di un altro gestore. In caso di guasto o di richiesta di intervento, semplicemente, dovrete aspettare più tempo perché ovviamente, il gestore della rete favorirà (o darà priorità) prima le sue necessità e poi quelle altrui. Si chiama business, che credete?

Naturalmente, a fronte dei miliardi di euro investiti, NTV avrà tutto l’interesse ad anticipare l’esercizio operativo senza preoccuparsi troppo delle misure di sicurezza in caso di guasto: tanto ci sarà, ancora una volta, qualcun altro (lo Stato, sotto varie accezioni) che interverrà in suo favore.

Quanta malignità in queste parole, eh? Staremo a vedere. Diceva qualcuno che i santi stanno solo in paradiso e, forse, il paradiso dei banchieri ancora non esiste.

 

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Nov 12 2011

Dimissioni

Diciamo anche che ha fatto parecchi errori, troppi: non essere all’altezza delle situazioni, farsi i cavoli propri, circondarsi di persone non competenti, spesso addirittura poco raccomandabili. Ed è anche bene tenerlo presente: non si è dimesso spontaneamente. Lo hanno cacciato, lasciandogli la dignità di salvare la faccia. La Storia non avrà forse troppi riguardi, poiché processa i fatti e non le intenzioni. Un uomo che ama il suo Paese lo fa grande e progredire, non lo umilia e depreda. Poi ognuno ne dia la sua lettura.

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Oct 06 2011

Goodbye Steve, Stay foolish, Stay hungry

Steve jobs died at 56

He couldn’t go without having seen its beloved creatures’s last product: iPhone 4S

We all suffered for Mr. Jobs’ death at 56.

He contributed to write more than one of the most important pages in the IT industry, and we all are thankful for what he did.

Goodbye Steve

www.apple.com/stevejobs

One of his most famous quotes

“Your time is limited, so don’t waste it living someone else’s life. Don’t be trapped by dogma — which is living with the results of other people’s thinking. Have the courage to follow your heart and intuition. They somehow already know what you truly want to become. Everything else is secondary”

Steve Jobs\’ 2005 Stanford Commencement Address

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Sep 22 2011

Una crisi in crisi – Prologo #2

subprime crisis

KABOOM

Quello che segue poi è un susseguirsi di eventi: i prezzi sono alle stelle, l’esposizione debitoria degli istituti di credito è notevole, il mercato inizia a soffrire per un calo nella liquidità e i tassi cominciano a salire. Qualche istituto non riesce a far fronte ai propri impegni e la paura inizia a diffondersi. Sembra che alcuni dei debitori, quelli ad alto rischio o sub – prime, come si diceva poco fa, non hanno onorato il proprio debito.

Se un creditore – giudicato in precedenza solvibile – non ora il suo credito non è un particolare problema. Certo è un fastidio per la banca che gli ha prestato il denaro ma diciamo che è un rischio statistico, forse non eliminabile ma diversificabile e gestibile. Equivale a dire che una banca, contro un debitore solvibile è assicurata. Sebbene la probabilità che un debitore con una posizione finanziaria solida non faccia fronte al suo debito sia sempre da tenere in considerazione, l’evidenza ci mostra che le probabilità che un intero portafoglio (opportunamente diversificato e gestito) di debitori “sani” vada in default è remota. Magari qualche singolo debitore potrà “fallire”, ma nel complesso il portafoglio non ne resta intaccato. È quello che accade con le assicurazioni mutualistiche: i soggetti sani coprono le perdite per i soggetti malati. Si originano dei sussidi incrociati anche nel mercato finanziario, le banche applicano dei margini tecnici (il tasso di interesse applicato incorpora questa componente) agli individui solvibili così che si coprano le perdite (quelle attese) generate dai soggetti falliti.

Lo stesso ragionamento non è verosimile, invece,  per un portafoglio composto esclusivamente (o per la maggior parte) da prestiti a soggetti ad alto rischio. Al variare delle condizioni di mercato (per questo si effettuano delle analisi dette di sensitività o sensitivity in inglese) non una piccola porzione ma tutto il portafoglio diventa illiquido. Cioè di scarso interesse per gli investitori. Per finanziare un portafoglio di individui insolvibili si chiederanno interessi sempre più alti (secondo il binomio alto rischio – alto rendimento) al punto da diventare insostenibili, e il fallimento resta l’unica strada appetibile per questi debitori.

 

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Sep 22 2011

Una crisi in crisi – Prologo #1

 

Subprime mortgages

I mutui sub – prime

Se ne parla dall’estate 2007. La “miccia” di questa situazione esplosiva è da ricondurre nel credito facile e nella ricerca di elevati ritorni da parte degli istituti di credito. Al grido di battaglia di “Greed is good” – chi non conoscesse Gordon Gekko è invitato a guardare Wall Street di Oliver Stone – molti istituti hanno concesso mutui anche a soggetti ad alto rischio (i c.d. sub – prime, cioè debitori il cui merito creditizio era valutato sotto la soglia di investment grade) tutelandosi vendendo sul mercato titoli di rischio (in pratica, una lotteria non dichiarata) che incorporavano i flussi finanziari di rimborso di questi mutui.

Un debitore rischioso, per definizione, è un debitore in cui è alto il rischio di insolvenza. Se tanti debitori sono insolventi allora si genera un problema di liquidità. L’illusione è stata generata dalla presenza dei collateral, cioè dalle garanzie reali per cui le ipoteche sugli immobili venivano offerte in garanzia per il rimborso del debito. Ora, si capisce che se un istituto finanzia con un mutuo di 110 una casa che vale 100 (i 10 in eccesso sono da ricondurre a spese di istruttoria, spese accessorie, eventuali extra) confidando in un mercato immobiliare in espansione (senza curarsi se vi sia in atto una bolla o meno) non si pone particolari problemi: nel ragionamento di questo istituto il prezzo di quell’immobile in garanzia varrà presto 120 e anche in caso di insolvenza avrà margini derivanti dalla vendita dell’immobile (120 – 110) per rientrare della propria esposizione.

 

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Aug 29 2011

L’inizio del declino

Chissà se si intuisce quando è stato il momento chiave in cui le cose hanno iniziato a girare per il verso sbagliato.

Quando la nostra apertura agli scambi con l’estero ha drenato risorse, anziché generare ricchezza.

Vero, tra le importazioni vi sono anche beni intermedi, fattori produttivi che vengono lavorati e contribuiscono a creare valore e benessere.

Ma non possiamo, in ogni caso, rimanere indifferenti davanti a questi numeri.

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Aug 25 2011

Appunti di Stato – si spende male

Una spesa di oltre 700 miliardi di euro

Anzi, 750 per la precisione, pari a circa il 46% del PIL (1600 miliardi di euro, più o meno).

Si spende tanto quindi, ma si spende male.

Si spende troppo, decisamente, per il sistema sanitario (circa 110 miliardi di euro) e per le pensioni. Pensioni che vengono erogate anche immeritatamente. Si parla, in questi giorni, dei pensionati “baby”, cioè coloro che, nel passato, sono andati in pensione prima dei 40 anni di età, dopo soli 15 anni (più o meno) di contributi. Queste persone vengono, da anni, mantenute dalla collettività, così come i parassiti succhiano risorse dall’organismo che li ospita, contribuendo a distruggerlo.

La farsa dei diritti acquisiti

I legulei (valorosi sacerdoti del diritto) di questo paese, difendono i diritti acquisiti che, a detta loro, non si possono toccare. Questo a prescindere dal fatto che un “diritto” sia effettivo, cioè meritato, o meno. In un paese di “civil law” (come in gergo si definiscono i sistemi giuridici basati esclusivamente sul corpus di leggi, senza che la giurisprudenza sia fonte del diritto) il concetto di diritto viene spesso travisato e abusato. Il diritto, in materia di spesa, è appunto, l’idoneità a ricevere una prestazione, a fronte di un’obbligazione contratta (pago una casa, e ho diritto a riceverne la proprietà) o di uno status (sono inabile al lavoro, quindi ho diritto a ricevere una pensione). Un diritto deve, quindi, essere previsto per legge. Sempre per forza di legge, dev’essere quindi riconosciuto e attribuito. Per legge, tuttavia, dovrebbe anche poter essere revocato, laddove non vengano meno i presupposti. Ecco, in Italia quello che principalmente manca è il postulato di “ragionevolezza” nell’attribuire un diritto. Può esistere il diritto alla pensione a 30 anni di età? Certamente sì, purché una legge promulgata con le forme previste lo preveda. È ragionevole un siffatto diritto? Certamente no, ma questo nel sistema italiano, non rileva.

Per compensare, quindi, al fiume di risorse drenate da tali irragionevoli diritti acquisiti ci sarebbero due alternative: o rimuovere un diritto ingiustamente attribuito, oppure falcidiare i diritti futuri, andando cioè a chiedere più di valore di quanto verrà dato, e generando, di conseguenza, un’altra irragionevole ingiustizia sociale.

Naturalmente, si levano gli scudi dei legulei di turno che eccepiscono, in maniera per certi versi sacrosanta, che un diritto è un diritto e non si può intervenire. “Bisognava pensarci prima”, è il loro motto, e la loro scusa, e salvo azioni “volontarie” da parte sei singoli parassiti (coloro che realizzano di aver ricevuto molto più di quanto hanno contribuito, e decidono di restituirlo, in tutto o in parte) non ci sarebbero spazi per intervenire.

[continua…]

 

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Aug 25 2011

Appunti di stato – Italia bizzarra

Il panorama italiano, stratificazione di miopi retaggi del passato presenta alcuni aspetti bizzarri.

L’elevato tasso di evasione fiscale, per cui i cittadini usufruiscono dei servizi della collettività ma non contribuiscono al loro finanziamento. L’effetto, in parole povere, è paragonabile a quello di coloro che salgono sull’autobus senza acquistare il biglietto. Provate ad entrare in un negozio, a prendere della merce ed uscire senza pagare. Il titolare, certamente, non ne sarà entusiasta. Provate a fare lo stesso con un ristoratore: ordinate una cena, ed uscite senza pagare. Il titolare, anche in questo caso, si attiverà e utilizzerà tutti i modi, più o meno pacifici e cortesi, per pretendere quanto a lui dovuto. Lo stesso ristoratore, tuttavia, qualora non dovesse rilasciarvi una ricevuta fiscale, si comporterebbe allo stesso modo di un cliente che uscisse senza saldare il conto. È bene rendersene conto.

L’ingente quota (rispetto al Prodotto Interno Lordo – PIL) di “sommerso”, cioè di una quota non trascurabile, almeno in Italia, di economia in nero che sfugge alle rilevazioni ufficiali (attività non dichiarate, ambulanti abusivi, lavoratori non regolarmente assunti, e così via). Il nero non paga tasse né contributi. Non emette ricevute fiscali, non versa l’imposta sul valore aggiunto (IVA), l’imposta sulle attività produttive (IRAP) né quella sui redditi (IRES o IRPEF). Lo stesso soggetto, tuttavia, beneficia delle strade, spesso dell’illuminazione pubblica, delle aree verdi, dei servizi del Comune dove risiede o svolge la propria attività. Lo stesso soggetto, se aggredito nei suoi diritti, si rivolgerà agli organi di polizia, mentre se la propria salute avrà dei problemi si recherà dal medico di base o in ospedale. Tutto questo, ovviamente, a sbafo.

 

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Aug 25 2011

Appunti di Stato – Le funzioni della fiscalità

tax

 

Le funzioni della fiscalità sono varie e afferiscono ai diversi ruoli che gli Stati adempiono. Procediamo con ordine

  1. Partecipazione alla spesa pubblica: imposte e tasse generano entrate con le quali gli Stati dovrebbero (auspicabilmente) finanziare la spesa pubblica. Il principio guida dovrebbe essere quello della ripartizione per cui la spesa pubblica corrente non dovrebbe mai essere superiore alle entrate raccolte da cittadini e imprese, così da mantenersi in equilibrio.
  2. Finanziamento delle infrastrutture: in un mondo ideale, le entrate dei cittadini dovrebbero essere maggiori delle spesa corrente gestita dallo Stato, così da poter generare un surplus che si traduca in investimenti pubblici. Non è una componente fondamentale, in quanto gli investimenti potrebbero anche essere finanziati ricorrendo all’indebitamento. Sotto alcune condizioni, questa scelta non è da vituperare e anzi potrebbe avere risvolti positivi.
  3. Redistribuzione e perequazione: lo Stato, attraverso l’imposizione fiscale trasferisce risorse ai soggetti meno abbienti, raccogliendole dai soggetti a più elevata capacità contributiva. Questo sistema, oltre ad adempiere ad obblighi e funzioni “morali” di eguaglianza e solidarietà, permette anche di stabilizzare l’economia assicurando i consumi e incrementando il livello di sicurezza percepita (leggi: minore ricorso alla delinquenza).
  4. Circolazione dei capitali: l’imposizione fiscale, in alcune forme, assolve anche al compito di frenare la tendenza all’accumulo di capitali incrementandone il costo – opportunità. Questo favorisce un certo dinamismo nell’economia e aumenta la spesa privata per consumi e per investimenti, stimolando così la crescita dell’economia e la generazione di ricchezza.

 

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Jun 07 2011

WIFrecciarossa

Da un po’ di tempo, per diletto, mi chiedo quanto potrebbe essere interessante investire sull’accesso internet a bordo treno. Attualmente questo servizio è reso disponibile solo sui treni “Frecciarossa” (link qui).

In parte l’idea è sostanzialmente simile all’intrattenimento offerto sui voli aerei nelle tratte a medio – lungo raggio: film, musica, varietà etc. Oltre naturalmente agli aspetti prettamente legati alla navigazione (inclusa l’esperienza social).

Il discorso dell’accesso si rapporta alla domanda, attuale e potenziale, degli utenti disposti a pagare un prezzo per questo tipo di servizio (quella caratteristica che gli economisti tendono a definire “elasticità”). Da notare che la fetta degli utenti disposti a pagare un prezzo (premio) maggiore sono quelli inquadrabili nell’utenza business che, per buona parte, dispongono già di strumenti atti a garantire la navigazione in mobilità per conto proprio (chiavette, blackberry, etc.).

Per certi aspetti sono un buon tester del servizio, poiché faccio parte di quella tipologia di utenza c.d. “evoluta” e prendo il frecciarossa piuttosto spesso (cadenza quasi settimanale), e questo mi permette di sperimentare l’evoluzione della qualità del servizio e di formulare alcune considerazioni.

L’ipotesi di lavoro, assolutamente discutibile, è che ad ogni utente venga inviato una username progressiva così che si possa confrontare l’evoluzione nel tempo. Ho personalmente sperimentato che questa ipotesi potrebbe essere verosimile, dato che se registro due volte lo stesso numero di cellulare ottengo due volte la medesima username, mentre registrando due numeri di telefono differenti, ottengo username molto ravvicinati tra di loro. Il tutto è stato sperimentato sulla rete fornita da TIM.

A voi le conclusioni.

evoluzione wifi a bordo treno - frecciarossa

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