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  1. Helpdandy, un app per cercare o offrire lavoretti

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    Un giorno date un’occhiata al soffitto del vostro bagno. Da anni avrebbe bisogno di una rinfrescata, che pure non richiederebbe troppo tempo: qualche protezione, qualche mano di vernice. Che dire, invece dello sgombero della cantina?

    Oggi ci viene in aiuto helpdandy un servizio che si propone di essere il punto di incontro tra domanda e offerta per piccoli lavoretti. Un idraulico, un aiuto per un trasloco, qualcuno che rimuova un virus dal pc di cui non siamo troppo esperti.

    Il funzionamento è piuttosto semplice: si compila un form di registrazione indicando il proprio nome, indirizzo email e scegliendo una password. Opzionalmente si possono inserire anche informazioni come il proprio numero di telefono, l’età e una categoria di interesse particolare.

    Il form di registrazione (sul sito)

    Helpdandy - Form registrazione

    Helpdandy – Form registrazione

    Helpdandy - Caricamento di un annuncio

    Helpdandy – Caricamento di un annuncio

    Helpdandy - Candidatura a un annuncio

    Helpdandy – Candidatura a un annuncio

    PRO

    • Sicuramente l’idea è interessante, e in tempi di crisi potrebbe offrire qualche sbocco professionale ulteriore
    • l’approccio è snello e l’adozione di una piattaforma versatile che sfrutta lo smartphone amplia il bacino di utenza
    • L’app “pro” offre qualche funzionalità in più per vagliare e filtrare le offerte e introduce una valutazione sulla reputazione dei candidati

    CONTRO

    • L’app si scontra con i giganti dell’industria degli annunci online (facile, subito, ebay, bakeca, trovit, wickedin, solo per citarne alcuni) che di certo non staranno con le mani in mano.
    • Inoltre per funzionare richiederà che siano in molti utenti ad adottarla, sia tra coloro che cercano un aiuto, sia tra coloro si rendono disponibili. L’adozione degli utenti, soprattutto in fase iniziale è forse la sfida principale. In fondo, però, quanti di voi utilizzavano facebook nel 2006?
    • Al momento non viene gestito il pagamento né gli adempimenti legali / fiscali della prestazione di lavoro o manodopera. Ricordiamoci che siamo in Italia, tra lavoro nero e una burocrazia che non rende certo la vita facile a nessuno

    A Luca, Gianluca e Bernardo va comunque tutto il mio personale in bocca al lupo per questa sfida.

  2. Uber sbarca in italia! La mia prova… su strada!

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    UBER LOGO

     

    everone's private driver

     

    Ho conosciuto Uber tramite un articolo di techcrunch nel 2010. Si parlava di questa startup, ben finanziata e co-fondata nel 2009 da Garrett Camp (quello di stumbleupon) e Travis Kalanick (imprenditore e investitore, tra l’altro, di devianart) che permette di muoversì in città con un servizio di auto private (noleggio con conducente – NCC) di lusso al giusto prezzo, per coloro che non vogliano muoversì coi mezzi pubblici o coi taxi, prendendo un mezzo che sia disponibile in tempi rapidi (5 minuti di attesa, in media) e di rapresentanza. L’app nella versione iPhone si presenta ben fatta, gradevole alla vista e facilmente utilizzabile.

    L’iscrizione al servizio(in lingua inglese) è semplice e chiede i dati personali, l’email e il numero di cellulare (convalidato con un codice di verifica), fondamentale per essere contattati dall’autista in caso di problemi.

    Una volta registrati si potrà utilizzare subito il servizio e prenotare una corsa. L’area utente sul sito serve principalmente come configurazione dell’account (newsletter, riepilogo corse, fatturazione) mentre per prenotare una corsa si rende necessario scaricare un’app (iPhone e Android) oppure accedere alla versione mobile (clicca qui per un’anteprima).

    L’app per smartphone è certamente la favorita per rapidità, usabilità e, soprattutto, esperienza utente. Di particolare pregio la velocità di prenotazione e il fatto di poter vedere sullo schermo la posizione del proprio driver nel percorso di avvicinamento al cliente.

    Di seguito alcune schermate con le mie prove sul campo a Milano sul percorso da Talent Garden fino a Lambrate.

     

    Uber's drive test
    uber test drive

     

    Mentre, invece, il nostro driver ha a disposizione un device apple iPhone con una versione personalizzata di uber che aggiorna costantemente la piattaforma circa la qualità del viaggio (inizio, fine, tempi di percorrenza etc.). Ancora una volta, il focus delle startup è sull’elaborazione di una grande quantità di informazioni per il miglioramento continuo del servizio.

    drive test_uber_03

     

    Essendo un servizio nuovo, in Italia, ancora gli algoritmi non risultano precisi nei tempi di attesa della macchina, ma test sul campo non hanno mostrato ritardi superiori a un paio di minuti. Davvero niente male se si considera il traffico e le difficoltà di circolazione di una città come Milano!

    Se volete provare uber, usufruendo di un 10 euro di sconto sulla vostra prima corsa, iscrivetevi a questo link

     

  3. ADSL e velocità in upload

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    Da qualche mese vivo tra Roma, Brescia e Milano, dove beneficio di una connessione internet di buona qualità da mobile con H3G (l’operatore con brand 3) e fibra ottica dall’ufficio.

    Tornare a casa dei miei genitori, qualche week end, significa anche confrontarsi con una realtà tecnologica che non sono più abituato a conoscere: l’adsl domestica. Questa linea, infatti, se nel corso degli anni si è evoluta passando da 640 kb/s agli 8 Mb/s in download non si è tuttavia evoluta per quanto riguarda le prestazioni in upload (per utilizzare i servizi cloud, come iCloud, dropbox, sugarsync crashplan per intenderci). Ancora oggi, la velocità effettiva di questa linea adsl è – fonte: speedtest.net – circa 5 mega in download e di 0,3 mega scarsi in upload.

    La velocità in download è certmente un pallino del marketing importante, sia perché è il parametro che guarda l’utente quando sottoscrive un contratto (un po’ come i megapixel per le fotocamere, per intenderci) sia perché è proxy per valutare l’offerta di contenuti digitali (es. webtv, webradio, etc.). Servizi che, al pari della televisione, hanno come obiettivo un utente passivo che riceve contenuti, in netto contrasto con tutti quei servizi che permettono invece di creare contenuti e condividerli (es. instagram, flickr, picasa, per condividere video e fotografie online), per i quali,  invece, è fondamentale disporre di buone prestazioni di upload.

    Bisognerebbe sensibilizzare maggiormente gli operatori TLC, perché delle prestazioni di base (es. 1 mega a secondo in upload) diventino parte dei pacchetti base, senza essere appannaggio solo dei contratti più onerosi.

    Ancora meglio, sarebbe muoversi merso contratti SDSL (cioè simmetrici, con la stessa velocità in upload e download) oppure rendendo opzionali – a scelta degli utenti  – la possibilità di beneficiare di prestazioni aggiuntive pagando degli extra per avere una tariffa personalizzata, piuttosto che dover sottoscrivere contratti squilibrati e inutilizzati come spesso accade

     

  4. Internauts love playing pics

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    A few consideration about the future of online photography.

    Once upon a time yahoo’s flickr was the hottest community for photographers all around the world. Amateurs and professionals were fond of its features.

    Nowadays things changed.

    Google purchased picnik which was the greatest tool for online photo editing to enhance its google plus social network.

    Facebook has recently purchased instagram and its loved tools and community for sharing pics.

    I don’t know what microsoft (which owns both live community and a little participation in facebook’s equity and has proven to build great apps with photosynth for iOS) is going to do,  given that it may have gotten some tools from nokia in the meanwhile.

    What sounds incredible is that yahoo is collapsing day by day under its past glory without showing any ability to emerge.

  5. A proposito del vitalizio parlamentare

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    Un bel post si piovomo rane (link qui) richiama la simpatica (si fa per dire) uscita dell’ex ministro Melandri.

    Il Ministro (semel minister, semper minister) rivendica il “diritto” del parlamentare a ricevere un vitalizio a 50 anni (a fronte dei minimi 70 anni di contributi imposti ai contribuenti) a fronte delle “rinunce” fatte nella vita per dedicarsi alla politica. Da tenere a mente, che Giovannina è in politica da quasi 18 anni.

    È sacrosanto che l’attività politica sia remunerata e che un politico possa mantenersi degnamente non svolgendo altro lavoro, ma non per privilegio: quanto per dedicarsi interamente (e per un periodo limitato) al servizio del Paese.

    Non è necessaria la politica per professione ma non si può negare come ci sia un profondo trade-off tra ricambio generazionale ed esperienza. La macchina parlamentare – ma la politica, più in generale – ha innegabilmente dei meccanismi che vanno appresi, anche solo per essere cambiati. Impararli richiede tempo, e politici al primo mandato potrebbero non essere dei legislatori “efficaci”. Politici troppo “anziani”, viceversa, sarebbero arroccati sui loro privilegi, come si è visto, nella pratica, in Italia.

    Allora cambiamo il sistema, dal profondo. Mettiamo un limite di reddito al parlamentare, a una cifra che supponiamo congrua: fossero anche 10 mila euro al mese. Lo Stato garantisce quella cifra pro quota nel rispetto di adempimenti formali (es. presenza in aula, partecipazioni a missioni e a commissioni). Un parlamentare è libero di esercitare un’altra professione ma più guadagna da quella e meno è la remunerazione che riceve dal pubblico. Un sistema complesso, ma equo. Con controlli severi (a pena di decadenza) per i deputati che lavorano, o fanno lavorare, in “nero”.

    Non serve poi un vitalizio. Casi come Alfonso (dei Vedi, googlate pure o cercate qui) sono uno schiaffo alla decenza. Si preveda un giusto ristoro, proporzionale alle legislature cui si è partecipato. Se per dieci anni rinunci alla tua attività professionale sostieni un costo diretto (da mancati guadagni) – colmato con l’appannaggio parlamentare – e un costo opportunità (per la mancata crescita professionale): solo su questo secondo dovrebbe intervenire un sussidio di modesta entità e finalizzato al reinserimento nel circuito lavorativo. Sussidio che non viene erogato se il reinserimento avviene all’interno del pubblico impiego, in una qualsiasi posizione.

    Non è più il tempo dei pensionati eccellenti a spese dei contribuenti: non davanti a un Paese agonizzante e a cittadini depredati per colpa dei propri “rappresentanti”.

    Una domanda: ma com’è che davanti a ogni proposta, la si frena eccependo che altrimenti i parlamentari si dedicherebbero ad “altro” (alla rielezione, ai fatti propri, a trarre indebiti benefici dalle proprie cariche, a farsi eleggere nei vari consigli di amministrazione)? è davvero questo il rischio? Non è quello che – nostro malgrado – già avviene e bisogna invece risolvere?

    Un altro pensiero, ribadisco: riconosciamo ai politici un emolumento fisso, modesto, e una cospicua parte variabile pagata in titoli di Stato a scadenza nel medio termine (5 – 10 anni). Così dovranno per forza tenere in ordine i conti pubblici e puntare alla crescita di lungo periodo.

  6. Italo sì, Italo no: il treno dei cachi

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    Cito un felice ritornello del grande Elio (link qui) per un breve commento al neo insediato (e fiduciato, link qui) governo Monti.

    Per carità, Monti è uno stimato professionista, dall’alto profilo e con una grande esperienza, e ha saputo circondarsi di ottimi collaboratori, con un curriculum di tutto rispetto, per quanto sia evidente l’assenza di profili giovani, e questo è già un primo punto di pessima italianità. Confido nelle nomine delle seconde linee (sottosegretari, esecutivi, etc.).

    Mi lascia perplesso, e non ne faccio mistero, la nomina di Corrado Passera (link qui) come Ministro per lo Sviluppo Economico con delega alle Infrastrutture (link qui). Mi lascia perplesso perché, ammesse le indubbie capacità manageriali della persona (ex CEO di Banca Intesa, Poste Italiane, L’espresso, etc.) è un personaggio in aperto conflitto di interessi.

    Banca Intesa è una delle principali banche italiane. Gestisce assets per decine di miliardi di euro, e tramite la controllata Banca Infrastrutture, Innovazione e Sviluppo (guarda caso, link qui) è una banca molto attiva nel settore della pubblica amministrazione, in particolare nel finanziamento agli enti locali (comuni, province, etc.). Banca Intesa ha svolto un ruolo di primo piano nell’affare Alitalia col piano “FENICE” (era il 2008, link qui) ma quello per cui ho il dente avvelenato è la succosa torta dell’alta velocità ferroviaria.

    Trenitalia sarà a breve un ex monopolista delle ferrovie, e come tale è costretta a subire la concorrenza dei privati che potranno offrire il servizio ferroviario ad alta velocità. La Nuovo Trasporto Viaggiatori (NTV link qui) è una compagnia che ha già fatto parlare di sé, anche per la visibilità dei suoi soci, Della Valle e Montezemolo soprattutto, e ovviamente per il cospicuo investimento (miliardi di dollari) che ha dovuto affrontare. Finanziamento, non a caso, sostenuto anche contraendo ingenti debiti con il Gruppo Banca Intesa, guidato dall’allora CEO Passera (oggi Ministro, sì,  è la stessa persona).

    Per le prime malignità sulla NTV vi rimando al Fatto quotidiano (link qui).

    Qualche tempo fa Montezemolo ha lamentato un “presunto” comportamento scorretto da parte del gestore nazionale delle ferrovie che sembrerebbe voler rallentare l’ingresso di NTV sul mercato attraverso l’arma più potente in mano alla pubblica amministrazione: la burocrazia. Le nuove regole (link qui e qui) sembrerebbero imporre adempimenti eccessivi ed onerosi a un potenziale nuovo entrante e questo rappresenterebbe una tra le più classiche barriere all’entrata  (per una sintesi, link qui) istituzionali.

    A ben vedere, le nuove regole impongono solo ai privati di dotarsi di mezzi di pronto intervento e sicurezza. Si tratta di una scelta corretta e condivisibile, poiché se più attori operano sugli stessi binari, se al primo capita un imprevisto questo causerà ritardi a catena a tutti gli altri operatori. Un’alternativa possibile, potrebbe essere quella di istituire un agente unico nazionale per l’assistenza ferroviaria, magari la stessa RFI che gestisce la rete. Equivale a dire: ti si ferma il treno? Un “carro attrezzi” speciale (o meglio, un rimorchiatore) ti toglie dalla linea liberano lo slot per il treno che viene dopo. Viaggiando a 300 kilometri all’ora questa è un’operazione molto delicata e richiede prontezza di intervento, capacità di problem solving, e, soprattutto, disponibilità di mezzi e di vie di fuga. Credo che l’ultimo appunto sia quello più carente di tutto il progetto.

    Ne sentiremo parlare ancora, potete starne certi.

    Ora veniamo al possibile intervento del neo ministro Passera. Dietro al mantra della liberalizzazione delle tratte, imposta anche dalle norme dell’Unione Europea, il neo ministro potrebbe operare una più spinta deregulation, o per meglio dire, laissez-faire, tale per cui, per agevolare l’ingresso dei privati, faccia rimuovere questi maggiori e onerosi requisiti. I risultati per i suoi ex soci (Banca Intesa, Montezemolo, Della Valle, Ferrovie Francesi SNCF) sarebbero notevoli: subito pronti a partire.

    Cosa accadrebbe in caso di guasto? Che andarci di mezzo sarebbero solo i passeggeri. Un po’ quello che succede quando si guasta la linea telefonica: è sempre telecom italia a fornire assistenza col proprio personale, anche se magari siete clienti di un altro gestore. In caso di guasto o di richiesta di intervento, semplicemente, dovrete aspettare più tempo perché ovviamente, il gestore della rete favorirà (o darà priorità) prima le sue necessità e poi quelle altrui. Si chiama business, che credete?

    Naturalmente, a fronte dei miliardi di euro investiti, NTV avrà tutto l’interesse ad anticipare l’esercizio operativo senza preoccuparsi troppo delle misure di sicurezza in caso di guasto: tanto ci sarà, ancora una volta, qualcun altro (lo Stato, sotto varie accezioni) che interverrà in suo favore.

    Quanta malignità in queste parole, eh? Staremo a vedere. Diceva qualcuno che i santi stanno solo in paradiso e, forse, il paradiso dei banchieri ancora non esiste.

     

  7. Dimissioni

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    Diciamo anche che ha fatto parecchi errori, troppi: non essere all’altezza delle situazioni, farsi i cavoli propri, circondarsi di persone non competenti, spesso addirittura poco raccomandabili. Ed è anche bene tenerlo presente: non si è dimesso spontaneamente. Lo hanno cacciato, lasciandogli la dignità di salvare la faccia. La Storia non avrà forse troppi riguardi, poiché processa i fatti e non le intenzioni. Un uomo che ama il suo Paese lo fa grande e progredire, non lo umilia e depreda. Poi ognuno ne dia la sua lettura.

  8. Goodbye Steve, Stay foolish, Stay hungry

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    Steve jobs died at 56

    He couldn’t go without having seen its beloved creatures’s last product: iPhone 4S

    We all suffered for Mr. Jobs’ death at 56.

    He contributed to write more than one of the most important pages in the IT industry, and we all are thankful for what he did.

    Goodbye Steve

    www.apple.com/stevejobs

    One of his most famous quotes

    “Your time is limited, so don’t waste it living someone else’s life. Don’t be trapped by dogma — which is living with the results of other people’s thinking. Have the courage to follow your heart and intuition. They somehow already know what you truly want to become. Everything else is secondary”

    Steve Jobs\’ 2005 Stanford Commencement Address

  9. Una crisi in crisi – Prologo #2

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    subprime crisis

    KABOOM

    Quello che segue poi è un susseguirsi di eventi: i prezzi sono alle stelle, l’esposizione debitoria degli istituti di credito è notevole, il mercato inizia a soffrire per un calo nella liquidità e i tassi cominciano a salire. Qualche istituto non riesce a far fronte ai propri impegni e la paura inizia a diffondersi. Sembra che alcuni dei debitori, quelli ad alto rischio o sub – prime, come si diceva poco fa, non hanno onorato il proprio debito.

    Se un creditore – giudicato in precedenza solvibile – non ora il suo credito non è un particolare problema. Certo è un fastidio per la banca che gli ha prestato il denaro ma diciamo che è un rischio statistico, forse non eliminabile ma diversificabile e gestibile. Equivale a dire che una banca, contro un debitore solvibile è assicurata. Sebbene la probabilità che un debitore con una posizione finanziaria solida non faccia fronte al suo debito sia sempre da tenere in considerazione, l’evidenza ci mostra che le probabilità che un intero portafoglio (opportunamente diversificato e gestito) di debitori “sani” vada in default è remota. Magari qualche singolo debitore potrà “fallire”, ma nel complesso il portafoglio non ne resta intaccato. È quello che accade con le assicurazioni mutualistiche: i soggetti sani coprono le perdite per i soggetti malati. Si originano dei sussidi incrociati anche nel mercato finanziario, le banche applicano dei margini tecnici (il tasso di interesse applicato incorpora questa componente) agli individui solvibili così che si coprano le perdite (quelle attese) generate dai soggetti falliti.

    Lo stesso ragionamento non è verosimile, invece,  per un portafoglio composto esclusivamente (o per la maggior parte) da prestiti a soggetti ad alto rischio. Al variare delle condizioni di mercato (per questo si effettuano delle analisi dette di sensitività o sensitivity in inglese) non una piccola porzione ma tutto il portafoglio diventa illiquido. Cioè di scarso interesse per gli investitori. Per finanziare un portafoglio di individui insolvibili si chiederanno interessi sempre più alti (secondo il binomio alto rischio – alto rendimento) al punto da diventare insostenibili, e il fallimento resta l’unica strada appetibile per questi debitori.